MODENA – “Stupratori in campo non ne vogliamo”: era questa la scritta apparsa sullo striscione affisso dai gruppi modenesi e reggiani dell’associazione “Non Una di Meno” su un muro nei pressi della curva Montagnani dello stadio Braglia di Modena prima del derby di calcio di venerdì 1° maggio tra Modena e Reggiana, poi terminato con la vittoria dei padroni di casa per 2-1.

Chiarissimo il riferimento al caso di Manolo Portanova, il calciatore e capitano della Reggiana, che a metà aprile è stato condannato a 6 anni di carcere in secondo grado dalla Corte d’appello di Firenze.

L’accusa è di violenza sessuale di gruppo. Stando al racconto delle referenti dell’associazione, poche ore dopo aver affisso lo striscione, alcune persone l’avrebbero strappato.

Lo striscione, spiegano i gruppi emiliani di “Non Una di Meno”, “è durato due ore: abbiamo trovato delle persone che lo portavano via. Abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali”, denunciano le attiviste del gruppo femminista. “Non allo stadio”, sarebbe stata la giustificazione dei tifosi intervenuti per rimuovere lo striscione.

In merito al caso del capitano della Reggiana, l’associazione “Non una di meno”, spiega: “Su Portanova c’è una condanna a sei anni per violenza sessuale di gruppo e lesioni, confermata in appello. Due gradi di giudizio che riconoscono la gravità dei fatti e la credibilità di chi ha denunciato. Eppure, chi è stato condannato continua a giocare, sostenuto e celebrato. Questo non è neutrale: è una scelta politica. È il segnale che tutto può essere ignorato, se c’è di mezzo lo spettacolo. “Chiediamo che le società sportive smettano di voltarsi dall’altra parte e che le istituzioni prendano posizione”.

 

 

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