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Carpi, sabato 23 maggio ai Musei inaugura una mostra di xilografia
CARPI – “Xilografie e altra grafica” è il titolo della mostra che inaugura sabato 23 maggio, alle 17, nelle sale della Xilografia dei Musei di Palazzo dei Pio. Omaggio a Enzo Di Martino, ideatore e curatore della Biennale di xilografia contemporanea di Carpi, scomparso nel 2023, la mostra espone opere di Virgilio Guidi, Mimmo Paladino, Luigi Spacal e Joe Tilson. L’esposizione viene inaugurata in occasione della Notte europea dei Musei, durante la quale, come ogni anno, i Musei di Palazzo dei Pio saranno aperti fino a mezzanotte, a ingresso gratuito, con la possibilità di visitare, insieme alle collezioni permanenti, anche la mostra “Non di solo pane. Cucina, tavola e cibo nel Rinascimento”. I Musei saranno aperti a ingresso gratuito anche domenica 24 maggio, nel consueto orario dalle 10 alle 18. Aperta fino al 10 gennaio 2027, la mostra “Xilografie e altra grafica” è allestita nelle due sale in cui è esposta permanentemente la collezione di xilografie di Ugo da Carpi e di matrici lignee del Museo. Una scelta significativa perché proprio Enzo Di Martino, sia con l’ideazione e progettazione delle Biennali di Xilografia contemporanea, sia con il reperimento sul mercato d’arte di fogli di Ugo da Carpi poi acquistati dal Museo, ha contribuito a costruire una consapevolezza dell’importanza e dell’unicità della storia e del patrimonio di Carpi in ambito incisorio. La mostra è organizzata in collaborazione con la famiglia Di Martino e l’Archivio studio EDM.
Come afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Carpi, Giuliano Albarani, “la mostra consente un doppio viaggio nel tempo storico di Carpi. Il primo, più profondo ed evocato per assonanza, è quello legato al Rinascimento, alla figura di Ugo da Carpi, allo sviluppo dell’arte della xilografia. Il secondo, direttamente rappresentato dalle opere esposte, è quello della lunga e prestigiosa stagione delle biennali di xilografia contemporanea, che hanno trovato a Carpi una sede accogliente e, per così dire, naturale. In concreto, siamo molto felici di poter omaggiare, con una mostra bella e interessante, la figura curatoriale di Enzo di Martino e alcuni grandi artisti del nostro tempo che hanno, meritoriamente, considerato la xilografia non solo una tecnica ma un vero e proprio linguaggio figurativo, autonomo, originale e nobile”.
Le opere esposte in mostra provengono dalla collezione di Enzo Di Martino e sono state realizzate da artisti con i quali si è confrontato, acquisendo forse un ruolo nelle scelte che quegli autori hanno poi sviluppato nella loro produzione grafica. Di Martino e Virgilio Guidi (1891-1964) si conobbero negli anni Sessanta ed ebbero una lunghissima frequentazione, lo studio dell’artista a Venezia, dove Guidi lavorava con rigorosa disciplina, fu un luogo di confronto quotidiano e di intensa attività intellettuale. La sua personalità si esprimeva in una continua riflessione su arte, vita e morte e centrale, nella sua ricerca, fu il tema della luce, come principio originario e universale che dà forma e senso a tutte le cose. Tra gioco, mito e alchimia, l’opera di Joe Tilson (1928-2023), inglese, vissuto a lungo in Italia, si presenta come un universo visivo solo apparentemente giocoso, ma in realtà denso di riferimenti complessi che intrecciano storia, mitologia, filosofia, esoterismo e culture arcaiche. Un’arte enigmatica e affascinante, che non offre risposte immediate ma stimola una ricerca personale, rendendo ogni opera un’esperienza di conoscenza e meraviglia.
L’opera di Mimmo Paladino (1948) si fonda su un elemento primario e decisivo: il segno, che non descrive la realtà, ma la evoca, la intuisce, la trasfigura in immagini sospese tra visione e mistero, configurandosi come una continua interrogazione sull’identità, un viaggio nell’invisibile che non si lascia definire, ma invita lo spettatore a confrontarsi con il proprio “lato oscuro”. La principale fonte di ispirazione di Luigi Spacal (1907-2000) è il Carso, la sua terra. Il suo intero lavoro può essere letto come una continua rielaborazione della memoria del Carso: non solo luogo geografico, ma spazio interiore ed esistenziale. Un universo poetico in cui segni e forme conservano, anche nelle espressioni più astratte, l’eco persistente di una terra profondamente vissuta e mai abbandonata.






































