“Non è solo un grandissimo attore, è prima di tutto un essere umano meraviglioso”. Così la regista carpigiana Liliana Cavani ricorda il rapporto professionale e umano con la star Mickey Rourke, che aveva scelto per interpretare Francesco d’Assisi nel suo film del 1989 dedicato al patrono d’Italia. Il fatto fece scandalo: un divo divenuto popolare grazie alle scene bollenti di “9 settimane e mezzo” avrebbe dovuto vestire i panni del santo. Cavani però lo aveva notato nel poliziesco “L’anno del dragone” di Michael Cimino e ne aveva apprezzato il talento.

 

Lo stesso Mickey Rourke inizialmente era incredulo, come aveva ammesso anni fa in un’intervista rilasciata alla Regione Emilia-Romagna: “Vuoi proprio me per fare San Francesco?”. Poi si era convinto: era un ruolo che non aveva mai ricoperto, una nuova sfida, con il personaggio condivideva anche l’amore per gli animali. Non fu una prova semplice, perché il Francesco di Liliana Cavani è molto fisico, carnale. L’attore ha dovuto strisciare sul terreno, rotolarsi nudo nella neve, soffrire e disperarsi. In una scena Francesco viene colto dal dubbio, cade nel totale sconforto e piangendo si rivolge a Dio dalla cima di una collina. Rourke avrebbe impiegato due ore per trovare quell’emozione, ma la regista gli concesse tutto il tempo che gli serviva, perché aveva capito l’importanza di quel momento.

Il film del 1989 è la seconda delle tre opere che la regista di Carpi ha realizzato su San Francesco. Nel 1966 il film tv per la Rai “Francesco d’Assisi”, poi la pellicola con Rourke, infine la miniserie “Francesco”, del 2014. Un interesse verso una figura religiosa che accompagna Cavani, donna laica cresciuta in una famiglia non credente, da oltre 60 anni. Interesse nato dopo la lettura del tutto casuale di un libro – posto all’indice dalla Chiesa Cattolica – del medievista Paul Sabatier, trovato su una bancarella di Bologna. La regista rimase affascinata dalla figura di Francesco, figlio di un ricco mercante che ritornato dalla guerra rinuncia a tutti i suoi beni e vive insieme ai poveri per seguire alla lettera il Vangelo.

“Era un uomo talmente attuale da essere all’avanguardia perfino per noi che viviamo nel 2026” ha commentato Liliana Cavani, presentando il suo film del ‘89 durante un evento che si è tenuto la sera del 20 maggio al Cinema Corso. “Parliamo di un giovane che ha visto gli orrori della guerra e ha capito che era necessario trovare un’altra via – aggiunge la regista – Nella mia carriera ho realizzato documentari su Stalin e sul Terzo Reich, guardando ore di filmati sui campi di sterminio. Invece di imparare dalla storia e da queste immagini, stiamo tornando indietro. Oggi nel mondo ci sono migliaia di ordigni atomici. Invece di essere preoccupati, sembra quasi che accettiamo tutto questo con un’alzata di spalle. La responsabilità è nostra, la scuola deve insegnare seriamente la storia, non solo attraverso i testi, ma con la immagini. Oggi il cinema è in trasformazione, ma può ancora essere un utilissimo mezzo di formazione e diffusione della cultura”.

Nella pellicola, restaurata in 4K da Cinecittà Luce, emerge anche l’amore di Francesco per la natura, ad anticipare il tema dell’ecologia, oggi più caldo che mai. Ma è il rispetto e la sensibilità del santo di Assisi verso le donne che sorprende per la sua modernità. “All’epoca le donne avevano molti meno diritti rispetto a quelli che hanno oggi – commenta Liliana Cavani – Grazie a figure come Francesco, Dante Alighieri e grazie al movimento del dolce stilnovo si è sviluppata una nuova sensibilità: la donna non era più una serva, non doveva limitarsi a fare figli, per Francesco era un essere umano con la stessa dignità che aveva un uomo. Purtroppo ancora oggi diversi uomini hanno bisogno di essere educati al rispetto per le donne. Di nuovo, sono riflessioni più attuali che mai”.