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Nel 2022 manifestò il disagio e fu orientato verso il percorso sanitario, ricorda la sindaca di Ravarino
RAVARINO – I compagni di scuola e gli insegnanti lo ricordano come un ragazzo educato, riservato e brillante negli studi. Per questo, dopo l’attentato compiuto sabato scorso in centro a Modena, il paese continua a interrogarsi su come Salim El Koudri, 31 anni, abbia potuto trasformarsi nell’uomo che ha lanciato la sua Citroen C3 contro i passanti provocando una strage sfiorata.
Davanti alla casa dove vive con la famiglia, in queste ore a Ravarino, si alternano troupe televisive, fotografi e giornalisti arrivati da tutta Italia in cerca di dettagli sulla vita del giovane. I vicini osservano increduli il via vai continuo di telecamere e curiosi, mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti.
“Era uno studente modello”
A ricostruire il passato del 31enne è la sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi. Salim El Koudri era diventato cittadino italiano il 27 settembre 2009, quando aveva 14 anni. La sua famiglia era arrivata nel comune modenese nel 2000.
«Ha frequentato la scuola primaria qui in paese – spiega la sindaca – e gli insegnanti ci hanno riferito che aveva ottimo profitto, era uno studente modello». Un percorso scolastico che sarebbe proseguito positivamente anche alle scuole medie di Bomporto e successivamente al liceo a Modena, fino alla laurea in Economia aziendale.
Un ragazzo integrato, dunque, senza particolari problemi evidenti all’esterno. Almeno fino agli anni più recenti.
Il disagio psichico e il Centro di salute mentale
La sindaca ha ricostruito anche il percorso sanitario del giovane. Secondo quanto riferito, nel 2022 Salim si sarebbe rivolto ai servizi rappresentando un forte malessere personale.
«Chiese un’informazione manifestando un disagio – racconta Rebecchi – ma non venne preso in carico dai servizi sociali, perché fu orientato verso il percorso sanitario». Da lì sarebbe iniziato il contatto con il Centro di salute mentale, che lo avrebbe seguito per circa due anni, fino al 2024.
Successivamente il percorso si sarebbe interrotto. «Non significa che non sia stato seguito – precisa la sindaca – ma esiste una componente di autodeterminazione della persona, salvo situazioni gravissime che richiedano un intervento forzato».
Già nel 2021 erano emersi segnali di forte disagio. Il 27 aprile di quell’anno Salim inviò quattro email all’Università di Modena e Reggio Emilia in poco più di un’ora, con frasi offensive e deliranti. «Bastardi cristiani di m…, voi e il vostro Gesù Cristo in croce, lo brucio», scriveva in uno dei messaggi, aggiungendo poi: «Dovete farmi lavorare come impiegato, non come magazziniere. E qua a Modena. Voglio lavorare».
Pochi minuti dopo, però, arrivarono anche le scuse: «Mi dispiace per la maleducazione».
Le perquisizioni nella casa di famiglia
Intanto proseguono le indagini degli inquirenti per chiarire il movente dell’attentato. Durante la perquisizione nell’abitazione di Ravarino dove il 31enne viveva con i familiari, sono stati sequestrati dispositivi informatici e alcuni scritti in lingua araba.
Sul contenuto dei documenti gli investigatori mantengono il massimo riserbo: al momento non è noto se possano avere collegamenti diretti con il gesto compiuto sabato in centro a Modena.
Gli accertamenti puntano ora ad analizzare computer, telefoni e supporti digitali per ricostruire gli ultimi mesi di vita del giovane, i suoi contatti e l’eventuale presenza di elementi di radicalizzazione o ulteriori segnali di instabilità psichica.
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