MODENA – “Se la salma è stata ricomposta, vuol dire che qualcuno era presente al momento della morte”.

A dichiararlo al quotidiano La Gazzetta di Modena è la nota criminologa Roberta Bruzzone sulla morte di Raffaele Marangio, psicoterapeuta 78enne, ex docente di Unimore.

Il corpo senza vita di Marangio era stato rinvenuto lo scorso 26 luglio nella sua abitazione di via Stuffler a Modena.

Dai primi riscontri dell’autopsia, la morte sarebbe avvenuta per asfissia, dovuta con ogni probabilità ad una cintura.

Ma ad aprire l’ipotesi dell’omicidio, oltre a quella del suicidio, è il fatto che la salma sia stata ritrovata sul pavimento in posizione innaturale, composta, che fa pensare all’intervento di un’altra persona.

“Se effettivamente la salma si presentava così in ordine, vuol dire che è intervenuto qualcuno dopo la morte – spiega Bruzzone -. Inoltre, se non ci sono segni di colluttazione nella stanza, io penserei ad un suicidio ‘assistito’. Difficile anche pensare che si sia suicidato con la cintura in pelle, perché solitamente non ha tanti occhielli da arrivare a stringere un collo. Di certo, è uno scenario che deve essere approfondito valutando tutti gli elementi”.

 

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