Presidio dei lavoratori, lunedì pomeriggio, davanti ai cancelli della ceramica Opera di Camposanto, organizzato dopo la notizia della liquidazione giudiziale del gruppo: 147 dipendenti perderanno il lavoro. E molti aspettano anche gli arretrati: c’è delusione e rabbia per come stanno andando le cose. La lunga crisi del gruppo è dovuta al mercato altalenante, al credito che manca, alle banche che hanno ritirato il sostegno. Una crisi di liquidità che negli ultimi giorni è precipitata: il Tribunale ha dichiarato il fallimento.
Lunedì al presidio assieme ai lavoratori c’erano le istituzioni (la sindaca di Camposanto Monja Zaniboni, il presidente Unione Comuni Area Nord Marco Poletti) e rappresentanti del Partito democratico. Tutti presenti le sigle sindacali di Cgil Cisl e Uil. 
 
“Un fulmine a  ciel sereno di certo non è, perché la condizione in cui versa Opera è nota da tempo  – spiega Alberto Suffritti della Femca Cisl Emilia Centrale – Non ci aspettavamo però che il concordato si trasformasse in fallimento giudiziale in così breve tempo, dando quindi speranza di mantenere la continuità produttiva. A oggi la più grande mancanza è quella degli ammortizzatori sociali. Questo presidio serve per catalizzare l’attenzione e far sì che questa richiesta sia ascoltata”.
 
Per Fulvio Bonvicini della Uiltec Modena e Reggio: “Noi ci siamo attivati già dalle scorse settimane con la Regione, abbiamo aperto un tavolo di crisi per fare in modo di avere la cassa integrazione che è scaduta sabato scorso. Con la Regione ci dovremo trovare il 4 di giugno per dare una copertura ai lavoratori che a oggi risultano sospesi”.

“I lavoratori stanno pagando il prezzo più alto: bisogna garantire la risposta migliore delle istituzioni. Il curatore ci ha garantito che esplorerà ogni soluzione possibile per continuare l’attività ma – illustra Giacomo Gullo della Filctem Cgil Modena – pensiamo che organizzare un presidio sia importante per accendere i riflettori su questa vertenza delicata e complicata. Allo stesso tempo è un modo per raccogliere la solidarietà e l’impegno dei tanti attori istituzionali che sono venuti qui oggi in momenti diversi e ai quali chiediamo di lavorare per dare una continuità a questo sito produttivo”.

La sindaca Zaniboni spiega che: “Dei 147 dipendenti coinvolti 35 sono a Maranello e gli altri in questo stabilimento sul nostro territorio, di cui un’ottantina circa sono della provincia di Modena e in particolare Area Nord. Sono lavoratori sospesi per i quali occorre trovare soluzioni. La notizia del fallimento ci ha messo in condizioni di preoccupazione importanti, al tavolo regionale con sindacati, curatore e amministrazione regionale abbiamo chiesto di mettere in campo misure mirate al ricollocamento, agli ammortizzatori sociali e valutare l’ipotesi di un subentro: queste sono settimane decisive”

Le competenze di questi lavoratori delle ceramiche sono difficili da recuperare visto che qui nella Bassa non siamo nel distretto ceramico.  Ma con formazione adeguata  – convengono i sindacati – è possibile inserirli nei nostri distretti produttivi .

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Nel nostro videoservizio le interviste a Monja Zaniboni, sindaca di Camposanto, Alberto Suffritti della Femca Cisl Emilia Centrale, ulvio Bonvicini della Uiltec Modena e Reggio, Giacomo Gullo della Filctem Cgil Modena.

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