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Era il 21 maggio 2019: sei anni fa l’incendio di Mirandola dove morirono due donne



Responsabile fu un giovane nordafricano, Boraja Otman, già noto alle autorità e sottoposto a un ordine di espulsione, che venne fermato dai carabinieri mentre tentava di allontanarsi dal luogo dell’incendio. Fu lui a provocare l’incendio nella sede al piano terra dove si trovava il comando di Polizia Locale e che si è rapidamente propagato in tutto il piano terra e saturando di fumo gli appartamenti dei piani superiori.
Il fumo denso e tossico ha invaso gli ambienti, sorprendendo i residenti nel sonno e causando un bilancio tragico: due donne sono morte soffocate dal fumo. Si tratta di Marta Goldoni, 86 anni, e della sua badante ucraina di 74 anni, Yaroslava Kryvoruchko. La signora Goldoni e la badante vivevano al primo piano dell’edificio; il marito dell’86enne, anch’egli presente nell’appartamento, rimase intossicato e venne ricoverato in condizioni gravissime in camera iperbarica a Fidenza. È importante sottolineare che tutte e tre queste persone erano nelle immediate vicinanze delle fiamme e del fumo, che si sono diffusi attraverso le scale, rendendo impossibile la loro salvezza.
Oltre alle due vittime, sono rimaste intossicate 18 persone, di cui quattro in modo grave. Tra i feriti gravi vi furono anche sei bambini.
Le forze dell’ordine e i soccorritori sono intervenuti tempestivamente, ma la rapidità della propagazione del fuoco e del fumo ha reso difficile il salvataggio di tutti. Boraja Otman è stato individuato e fermato a circa 100 metri dal luogo dell’incendio. La sua presenza e i precedenti, oltre all’ordine di espulsione emesso nei suoi confronti, hanno rafforzato l’ipotesi che il rogo sia stato appiccato volontariamente.
L’incendio sconvolse l’intera comunità di Mirandola e ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza dello stabile e sulla vulnerabilità delle persone coinvolte.
Oggi, alle 9, ci sarà un momento di ricordo iatituzionale in via Roma.






































