REGGIO EMILIA – Quattro condanne all’ergastolo ed una a 22 anni.

E’ questa la sentenza di secondo grado del tribunale in merito al femminicidio di Saman Abbas, la 18enne di origine pachistana che si è ribellata alla famiglia che voleva imporle un matrimonio combinato e impedirle di vivere all’occidentale.

A quasi quattro anni dal femminicidio della giovane, la Corte d’Assise d’Appello ha ritenuto che tutti gli imputati sono parimenti responsabili dell’omicidio di Saman e dell’occultamento del cadavere.

Il padre e la madre della giovane erano già stati condannati in primo grado all’ergastolo, i cugini invece erano stati assolti.

Colpevole anche lo zio, la cui pena passa da 14 a 22 anni di carcere. 

A lui, però, sono state riconosciute le attenuanti generiche per aver collaborato a far ritrovare il cadavere di Saman, un anno e mezzo dopo l’omicidio, in una fossa nelle campagne di Novellara.

Pene più pesanti quindi quelle della Corte d’Assise d’Appello che ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dei motivi futili e abietti. 

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