MIRANDOLA E CARPI – Dal prossimo 1° novembre, nei pronto soccorso degli ospedali di Carpi e Mirandola non saranno più utilizzati i medici a gettone.

La soluzione, che aveva sollevato parecchie polemiche, di fatto era stata utilizzata da diverse strutture per tamponare situazioni per garantire la continuità del servizio.

L’uso di medici a gettone, ovvero professionisti assunti temporaneamente per coprire le lacune, ha fornito sì soluzioni, ma sempre a breve termine, a fronte di un problema, quello della carenza dei medici specializzati nell’emergenza-urgenza che è strutturale.

Ora, con lo stop a questa tipologia di medici, reclutati da cooperative private, è necessario valutare alternative anche alla luce del fatto che sembra non essere più allettante per i professionisti specializzarsi in emergenza-urgenza.

Di certo lo stop deciso all’assunzione di medici a gettone mette a rischio la continuità di servizio dei pronto soccorso.

Al momento la proposta è quella di istituire un gruppo di lavoro che, nei prossimi mesi, approfondisca la situazione e valuti le possibili soluzioni, condividendo la responsabilità delle scelte, volte a offrire ai cittadini la migliore assistenza, utilizzando le risorse professionali disponibile nel modo migliore possibile. 

Oltre al gruppo di lavoro, il piano prevede il rafforzamento dell’assistenza primaria, tramite l’istituzione delle aggregazioni funzionali territoriali (Aft), che coinvolgono i medici di medicina generale, per rafforzare la rete di prossimità al cittadino e garantire la continuità dell’ assistenza.

Le Aft si integreranno con il lavoro dei Cau.

A completare il quadro ci sarà l’istituzione del nuovo numero per le urgenze 116117, affinché i pronto soccorso si occupino dei casi più gravi.

I primi interventi sulla rete territoriale riguarderanno la realizzazione di Aft e Cau di Vignola e di Sassuolo.

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