MIRANDOLA – Recarsi all’ospedale di Mirandola per sistemare il gesso, facendo ricorso ad un’autoambulanza del 118 in quanto immobilizzata a letto e impossibilitata a spostarsi in autonomia e, dopo la visita, non poter fare rientro alla propria abitazione in quanto nel servizio di trasporto con l’autoambulanza non era previsto il ritorno a casa post-visita. E’ quanto avvenuto nei giorni scorsi ad una cittadina mirandolese, che, attraverso una lettera inviata alla nostra redazione, ha spiegato quanto avvenuto:

“Mercoledì 24 maggio sono stata protagonista all’ospedale di Mirandola di un episodio oltremodo spiacevole. Essendo io ingessata in parti del corpo che mi costringono a letto immobile in posizione orizzontale, ho dovuto obbligatoriamente richiedere l’intervento di un’autoambulanza del 118 per poter effettuare una modifica necessaria al gesso. Tutto bene il trasporto e questo piccolo intervento che medici e infermieri, gentili e competenti, mi hanno puntualmente effettuato.

Pronta e contenta di poter tornare a casa, ho saputo che il servizio di rientro alla mia abitazione tramite l’autoambulanza del 118 che mi aveva ritirato non era possibile e che tale servizio non è previsto. Occorreva assolutamente prenotare un’autoambulanza alle varie Croci Blu del territorio; a tal proposito le mie figlie hanno fatto circa 35 telefonate a tutte le Croci Blu e associazioni limitrofe del territorio e fuori provincia che gestissero una autoambulanza ma senza riscontro positivo in quanto  tutte erano impegnate, cosa a loro detto, abbastanza normale e di prassi.

Ovviamente l’autoambulanza dell’Ospedale di Mirandola non poteva muoversi, in quanto doveva rimanere disponibile per eventuali interventi di urgenza. Fatto sta che ho dovuto restare in ospedale sul lettino di una barella per diverse ore, come potrete immaginare con un certo disagio nonostante l’assistenza che mi era prestata dal personale, senza sapere se e quanto avrei potuto tornare a casa. Finalmente dopo ulteriori ricerche la Croce Rossa di Carpi, trovando uno spazio di tempo resosi possibile per rinuncia al servizio di altro utente, è intervenuta e mi ha riportato a casa.

Ho deciso di rendere pubblica questa lettera affinchè tutti i cittadini di Mirandola e paesi limitrofi sappiano a quali disguidi e disagi si può facilmente incorrere se per motivi di salute si deve obbligatoriamente ricorrere ad un trasporto in autoambulanza, pur a spese proprie. Occorre far presente che il nostro bacino di utenza dell’area nord riguarda una popolazione di circa 90.000 abitanti e pare assurdo che non si possa disporre in ambito ospedaliero di una autoambulanza in più per poter gestire questi casi di trasporti emergenziali che poi non sono così limitati, E’ chiaro comunque che questi mezzi, sotto controllo assiduo ed attento anche dei medici di base, devono poter essere utilizzati dai cittadini solo nei casi di effettiva emergenza e necessità. Mi è molto dispiaciuto, da cittadina di Mirandola, dover constatare questo disagio che mi è capitato ma come sempre, fiduciosa nelle pubbliche istituzioni e nella politica costruttiva del territorio, mi auguro che siano presi gli opportuni provvedimenti affinchè tali disguidi in futuro non abbiamo più ad accadere agli utenti del nostro Ospedale di Mirandola”.

In merito all’episodio raccontato dalla cittadina mirandolese, abbiamo contattato l’Ausl di Modena, che, attraverso una nota stampa, pur esprimendo dispiacere per il disagio occorso alla cittadina, ha spiegato come in provincia di Modena, analogamente a quanto previsto nel resto d’Italia, il trasporto al domicilio post-dimissioni ospedaliere sia a carico del cittadino. Di seguito, la nota integrale dell’Ausl di Modena:

“In provincia di Modena, analogamente a quanto previsto nel resto d’Italia, il trasporto al domicilio post-dimissioni ospedaliere è a carico del cittadino, salvo i casi in cui il paziente con impossibilità di camminare e di essere trasportato con mezzi ordinari debba essere trasferito presso una struttura socio-sanitaria residenziale o è già in carico all’Assistenza Infermieristica Domiciliare dell’Azienda USL di Modena in un percorso di terzo livello ad alta intensità assistenziale.

Non sussistendo nessuna di queste due eccezioni, alla cittadina autrice della segnalazione è stato correttamente indicato di contattare una delle Associazioni di volontariato del territorio che effettua il servizio di trasporto dall’ospedale al domicilio con costi a carico del paziente. In osservanza alle normative anti-corruzione, non può essere l’Azienda USL a contattarne una in particolare per conto dei cittadini.

Pur esprimendo dispiacere per il disagio occorso alla cittadina, l’Ausl precisa che per questo particolare tipo di servizio, secondo quanto previsto dal protocollo interaziendale in materia, il rapporto (tempi, costi, modalità, ecc…) è esclusivamente tra il cittadino e l’Associazione”.