CARPI- E’ finita a processo l’impiegata infedele che, nel 2016, aveva sottratto 110mila euro dalle casse dell’azienda modenese per cui lavorava. Come? Emettendo fatture inesistenti- o comunque gonfiate- e dirottando il denaro sul suo conto corrente.
A scoprire i considerevoli ammanchi era stato lo stesso amministratore dell’azienda. Erano poi saltate fuori le fatture sospette.
Il 26 maggio la 48enne carpigiana è stata condannata a due anni, 5 mesi e 25 giorni per frode e al risarcimento danni, da liquidarsi in separato giudizio. Il giudice ha inoltre concesso una provvisionale esecutiva di 70mila euro per la società e 2500 a testa alle parti civili.
Dal procedimento penale è emerso che la donna aveva frodato, sempre con le stesse modalità, anche altre aziende.