Amministrative San Prospero
Punto nascita di Mirandola svuotato anche delle attrezzature. La Lega: “Vergogna”. L’Ausl: “Si fa spazio per nuove attività di chirurgia ginecologica”
MIRANDOLA – “Per consentire l’avvio, dalla prossima settimana, di nuove attività di chirurgia ginecologica – e non solo – nella sala operatoria presente all’interno del reparto, a servizio delle donne del Distretto di Mirandola, e più in generale di tutta la provincia, è stato necessario spostare attrezzature mobili al momento non utilizzate”. Replica così l’Ausl all’accusa della Lega di aver svuotato il Punto nascita di strumenti e apparecchiature, decretando quindi la sua chiusura definitiva dpo che a Natale è stata data la notizia della sospensione delle attività. Da allora, tutte le donne della Bassa devono partorire a Carpi o a Mirandola, e già in due casi si sono avuti parti in strada. Entrambi andati a buon fine, per fortuna. Ma la paura di non avere più la possibilità di partorire a poca distanza da casa c’è tutta, e quanto accaduto stamattina nelle corsie di Ginecologia l’ha rinfocolata. Vedere portare via le attrezzature con detinazione “Carpi” ha destato preoccupazione.
Ha affermato il consigliere comunale leghista Guglielmo Golinelli:
“ASL, Regione e PD hanno finalmente gettato la maschera. Nel pomeriggio di oggi, in maniera furtiva sono state portate via tutte le strumentazioni e le attrezzature dal punto nascite di Mirandola. Una mossa che conferma la nulla volontà di aspettare il parere del Governo, che era diventata evidente con la chiusura operata in maniera preventiva rispetto a qualsiasi risposta, per tenere aperto un punto nascite chiuso esattamente con la medesima modalità già operata a Pavullo. La cosa grave, e particolarmente deprecabile, riguarda il trasferimento delle attrezzature al “Ramazzini”: anche questa non è una novità e, come già successo in passato, quando vari strumenti donati dall’Associazione “La Nostra Mirandola” all’Ospedale Santa Maria Bianca – per la bassa modenese e per i suoi medici in servizio – finirono trasferiti senza alcuna comunicazione a Carpi.
Non possiamo che dire, ai tre artefici di questa programmata chiusura un sonoro “vergogna”.
Non è così, dettagliano dall’Ausl, che respinge le accuse al mittente. Ecco come:
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Per consentire l’avvio, dalla prossima settimana, di nuove attività di chirurgia ginecologica – e non solo – nella sala operatoria presente all’interno del reparto, a servizio delle donne del Distretto di Mirandola, e più in generale di tutta la provincia, è stato necessario spostare attrezzature mobili al momento non utilizzate. Si è stabilito di portarle nel punto più vicino per lo stoccaggio, mancando al Santa Maria Bianca uno spazio adeguato per la conservazione in sicurezza. Si tratta di attrezzature leggere e facilmente spostabili mentre rimangono a Mirandola, oltre alla vasca ed altre importanti strumentazioni, tutte le apparecchiature necessarie per gestire in sicurezza un eventuale parto precipitoso e inoltre è stata allestita una nuova area dedicata nell’ambito della sala parto in acqua.
Sarà così possibile garantire un potenziamento del reparto durante il periodo di sospensione dell’attività di travaglio-parto, contribuendo non solo all’aumento dell’offerta chirurgica, ma anche al mantenimento dell’attrattività della stessa unità operativa per i professionisti che vi lavorano o vi lavoreranno.
Ogni pubblica amministrazione del Paese deve agire in base ai principi di efficienza, efficacia ed equità nella propria azione, principi ancor più validi e necessari se questa azione si compie in ambito sanitario. Giornalmente attrezzature medico-sanitarie vengono spostate nelle varie strutture sanitarie di tutta la provincia, per assicurare l’adeguatezza degli spazi e le cure ai cittadini modenesi. L’Azienda USL respinge dunque al mittente le accuse e rinnova il suo impegno a servizio delle donne di tutta la provincia, a garantire la migliore assistenza nei contesti più appropriati.










































