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Seicento pazienti in cura al Policlinico per l’asma. Uno su tre in condizioni di difficile controllo
Si aggirano intorno ai seicento i pazienti che ogni anno si recano al Policlinico di Modena per seguire e curare i problemi respiratori legati all’asma, di cui un terzo in condizioni di difficile controllo sia clinico che farmacologico. Il dato arriva dalla struttura complessa di Malattia Apparato Respiratorio, diretta dal professor Enrico Clini, docente Unimore, in occasione della Settimana sull’Asma Bronchiale, la cui Giornata Mondiale ricorreva lo scorso 2 maggio.



«L’asma bronchiale – spiega il professor Enrico Clini – è una patologia curabile ma non guaribile e, per quanto a prognosi favorevole, purtroppo ancor oggi gravata da mortalità, con circa 200 casi all’anno nel nostro Paese. Il fatto che la malattia non sia guaribile dipende dalla presenza di una condizione infiammatoria perenne nei bronchi e, anche, a livello sistemico, determinata da vari fattori come, ad esempio, la predisposizione ereditaria e i meccanismi dell’allergia che tuttavia rappresenta solo il 50-60% di causa eziologica. Il rischio di mortalità deriva principalmente dalla scarsa predisposizione che alcuni pazienti hanno alla cura e al controllo clinico, e anche all’autogestione terapeutica con utilizzo indiscriminato e scorretto dei farmaci da assumere per via inalatoria, il più importante dei quali è il cortisone. La cura pertanto deve essere continua e sottoposta a revisione e controlli periodici, anche se i sintomi tipici sono assenti o superati».



«Il nostro centro ambulatoriale, a cui applichiamo un approccio all’avanguardia, si è dotato di un percorso di formazione per i pazienti asmatici che abbiamo chiamato “Scuola dell’Asma” – fa sapere la professoressa Bianca Beghè – in cui si organizzano una serie di incontri aperti ai pazienti, nei quali i nostri specialisti spiegano quanto necessario conoscere e riconoscere per questa malattia, e restano a disposizione per rispondere alle loro domande e dubbi per indirizzarli correttamente. Dopo una pausa forzata per causa della pandemia, da quest’anno è ripreso il calendario degli incontri che sono molto graditi e attesi dai pazienti».
Gli incontri fanno sì che si possano sfatare anche determinati miti legati alla malattia: spiegarli aiuta a creare una relazione empatica con il paziente, in modo da rassicurarlo e fornirgli tanti elementi di conoscenza decisivi per una convivenza “pacifica” con questa malattia cronica. «I pazienti – conclude Beghè – devono essere convinti e rassicurati sulla necessità di proseguire le cure sempre, anche se i sintomi scompaiono. Soltanto questo previene i rischi di riacutizzazione e ospedalizzazione. Cito altre credenze da lasciare da parte: una terapia inalatoria non significa che sia per questo una cura meno efficace; il farmaco di scelta è rappresentato dal cortisone e non dai broncodilatatori che agiscono unicamente sul sintomo, in quanto curare l’infiammazione significa agire sul meccanismo su cui si basa la malattia. Inoltre, l’assunzione di cortisonici non comporta gravi effetti indesiderati come l’aumento di peso corporeo, proprio perché l’utilizzo di una via inalatoria rende minimi o trascurabili gli effetti secondari della cura. Non dimentichiamoci infine di come il fumo possa aggravare l’andamento della malattia».
Nel video, Enrico Clini, Professore Associato di Malattie Apparato Respiratorio presso Università di Modena e Reggio è Direttore della Cattedra e della Scuola di Specializzazione in Malattie Apparato Respiratorio, oltre che Direttore della Struttura Complessa Malattie Apparato Respiratorio della Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena. A seguire, Bianca Beghé, Professore Associato Malattie Respiratorie dell’Università di Modena.






































