di Francesca Monari

Giada Oltramari

MIRANDOLA – Dipinge, fa spettacoli di bolle giganti per bambini, è una scrittrice di poesie e ha insegnato danza acrobatica. Classe 1992, laureata in economia e finanza ha preso una specialistica sempre in Finanza. Dopo un’esperienza di lavoro deludente presso un istituto di credito è approdata presso un libero professionista. Ed è proprio grazie a quell’esperienza che dentro di lei ha iniziato a farsi largo la voglia di intraprendere una direzione precisa; aprire un’attività tutta sua.

Detto,fatto! Dal 2019 Giada Oltramari è la titolare di un’agenzia di consulenza che opera nell’ambito della finanza agevolata. “Quando ho cominciato a muovermi nel mondo della finanza agevolata, amavo moltissimo la spinta emotiva che mi dava l’idea di aiutare persone del territorio a realizzare dei progetti di valore con contributi anche a fondo perduto” – racconta.

Si definisce una “scova bandi” perché monitora ogni giorno migliaia di incentivi, contributi e finanziamenti agevolati e individua quelli più adatti ad ogni singola esigenza.

E i clienti? Come arrivano a te?

“E’ una domanda che mi hanno posto in tanti. Immagino che possa sembrare difficile pensare che qualcuno decida di rivolgersi ad una persona che sta avviando un’attività, con tutte le incertezze del caso. Penso che la vera questione non sia tanto trovare clienti ma clienti allineati con i propri valori.  Un cliente soddisfatto parla di te e io credo tantissimo nel passaparola e nel fare rete tra professionisti”

Qual è il progetto più interessante al quale hai lavorato recentemente?

“Uno nello specifico non lo riesco a scegliere. Nell’ultimo periodo i progetti meglio riusciti e che hanno prodotto più valore per il territorio  sono quelli dove ho avuto la possibilità di abbinare alla mia attività tematiche che mi stanno a cuore come ad esempio la salute, lo sport e il lavoro con i bambini”

Che consiglio puoi dare a chi vuole aprire un’attività?

“E’ fondamentale capire il  motivo per  cui  si vuol dare inizio ad  un  percorso  imprenditoriale. Quando mi chiedono come ho fatto a fare questa scelta, io  rispondo  semplicemente  che non  è  stata  una  scelta  ma  una  presa  di  consapevolezza.  Se  non avessi  iniziato o proseguito assumendomi i rischi e le  responsabilità che derivano  dal crearsi  un  posto  di lavoro, il  rimpianto   dato dal rinunciarvi sarebbe stato maggiore”

“La realizzazione di sé deriva non solo dal raggiungimento dei propri obiettivi ma anche dal ricordo della fatica che è servita per realizzare i propri sogni e io quella fatica ce l’ho ben presente” – conclude.