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Nonantola, “40 cappotti e un bottone” il libro di Ivan Sciapeconi
NONANTOLA – Mercoledì 23 febbraio, alle ore 21, alle Officine Culturali di Nonantola, è in programma la presentazione del libro di Ivan Sciapeconi, in collaborazione con la Fondazione Villa Emma, “40 cappotti e un bottone”.
Estate 1942. Alla stazione di Nonantola, in provincia di Modena, scendono quaranta ragazzi e bambini ebrei. Sono scappati dalla Germania nazista grazie all’organizzazione di Recha Freier e, con i loro accompagnatori, stanno cercando di arrivare in Palestina, ma la guerra li ha costretti a continui cambi di direzione: prima la Croazia, poi la Slovenia, ora l’Italia. A Nonantola vengono sistemati appena fuori dal paese, a Villa Emma. Sembra che il peggio sia passato. Ci sono lezioni, assemblee e i più grandi imparano mestieri che un giorno potrebbero essere utili. Tra i ragazzi e le ragazze di Villa Emma c’è anche Natan, che inizialmente vede tutta questa attenzione con sospetto. Bruciano ancora il ricordo del padre trascinato via nella notte, l’addio della madre e del fratello più piccolo. Eppure, a Villa Emma non ci sono stelle gialle da appuntare al cappotto, né ghetti, né retate nella notte. Sembra di essere in un mondo completamente nuovo, dove i contadini portano cibo, il falegname i letti, dove ognuno può fare la propria parte. Con l’otto settembre del 1943, però, a Nonantola iniziano ad accamparsi le truppe naziste e per i ragazzi di Villa Emma c’è una nuova fuga da organizzare. Questa volta non sono soli, però, questa volta hanno un intero paese a lottare per loro. Una storia luminosa, inedita e sorprendente. Una storia vera. Uno squarcio di ottimismo nell’orrore della Shoah, 40 ragazzi messi in salvo da un’intera cittadinanza. Questo libro è per loro, per i salvati e i salvatori, perché non siano mai dimenticati. Ma anche perché ancora oggi la normalità del loro eroismo ci commuove e ci sfida a non abbandonarci a facili paure e all’indifferenza.
40 cappotti e un bottone, lettera dell’autore
Mi chiamo Ivan Sciapeconi e insegno in una scuola primaria ad alta complessità di Modena. Ho conosciuto molti bambini in fuga. Bambini arrivati con i barconi, per esempio, o rifugiati in case famiglia. Ho conosciuto anche bambini che non sapevano di essere in fuga, ma ne avevano tutte le tristezze.
Quando ho incontrato per la prima volta le vicende dei ragazzi di Villa Emma, ho pensato che fosse un incontro necessario. E che necessaria fosse la storia da raccontare: la storia del salvataggio di quasi novanta ebrei tra bambini, ragazzi e adulti, fuggiti dalla Germania nazista.
Questa storia, al pari di molte altre legate al periodo della Shoah, rischia di essere dimenticata con la progressiva scomparsa dei suoi protagonisti. Se sono note le vicende di alcuni dei protagonisti, non è stata ancora messa in luce la resistenza collettiva degli abitanti del paese di Nonantola che si organizzarono spontaneamente per nascondere e successivamente favorire la fuga degli ebrei arrivati in tempi diversi dall’Europa centrale e dalla città di Spalato.
Il 14 luglio del 2022 ricorrerà l’ottantesimo anniversario dall’arrivo dei primi profughi ebrei a Villa Emma. Sarà l’occasione per recuperare una storia di resistenza civile e collettiva e per riflettere sulla memoria come narrazione.




















