La Regione Emilia-Romagna stanzia quasi 800mila euro – per la precisione 781mila – a favore delle farmacie rurali e dei dispensari farmaceutici, con l’obiettivo dichiarato di garantire “capillarità dell’assistenza” e mantenere un presidio sanitario nelle aree meno redditizie. Un intervento che l’assessore alla Sanità Massimo Fabi definisce “il più alto di sempre”.

Ma dietro l’enfasi istituzionale emergono alcune questioni di fondo che meritano attenzione.

Attività private sostenute con risorse pubbliche

Il primo nodo riguarda la natura stessa dei destinatari: le farmacie, pur svolgendo un servizio di interesse pubblico, restano attività private. Il contributo regionale – che può arrivare fino a 18mila euro per le strutture con fatturati più bassi – si configura quindi come un sostegno diretto a imprese, giustificato dalla loro funzione territoriale.

La domanda è inevitabile: fino a che punto è sostenibile che il pubblico intervenga per compensare la scarsa redditività di attività private? E soprattutto, si tratta di una misura temporanea o di un meccanismo strutturale?

Il paradosso: meno farmacie pubbliche, più fondi ai privati

Il tema diventa ancora più delicato se si guarda a ciò che sta accadendo parallelamente: le farmacie comunali – cioè quelle direttamente pubbliche – sono sempre meno.

Negli ultimi anni diversi Comuni stanno dismettendo le proprie farmacie, spesso richiamando vincoli normativi legati al Testo unico sulle partecipate (la cosiddetta “legge Madia”), interpretati come incompatibili con la gestione diretta di questo tipo di attività.

Il caso più emblematico nel modenese è quello di San Felice sul Panaro, dove la farmacia comunale di Rivara è stata prima messa in vendita e poi ceduta a un operatore privato: una scelta approvata dal Consiglio comunale e motivata anche da rilievi tecnico-giuridici sulla gestione pubblica . La cessione si è poi concretizzata nel 2026 con l’ingresso di una società privata nel punto vendita .

Una decisione che ha suscitato anche critiche politiche, con l’opposizione che ha contestato la vendita di un servizio ritenuto strategico e non in perdita.

Il risultato è un quadro paradossale: mentre i Comuni si liberano delle farmacie pubbliche, la Regione interviene con fondi pubblici per sostenere quelle private.

Il problema della “non redditività”

La Regione stessa ammette che il sostegno si concentra “nelle aree dove l’attività è meno redditizia”. Tradotto: ci sono zone in cui il mercato non regge.

In questo contesto, il contributo pubblico diventa uno strumento per mantenere aperti esercizi che altrimenti rischierebbero la chiusura. Ma ciò apre un’altra questione: non sarebbe più coerente rafforzare direttamente la presenza pubblica, invece di sostenere indirettamente operatori privati?

Due fondi, un unico obiettivo (e maggiore complessità)

Dal 2026 la Regione gestirà in modo coordinato due fondi:

  • 400mila euro già previsti per farmacie rurali e dispensari disagiati
  • 381mila euro del nuovo Fondo di solidarietà per farmacie a basso fatturato

Un accorpamento che punta a semplificare le procedure, ma che evidenzia anche una crescente strutturalità del sostegno economico al settore.

Numeri rilevanti, ma distribuzione da monitorare

In Emilia-Romagna operano 1.412 farmacie, di cui 554 rurali (il 39%), oltre a 39 dispensari. Una rete ampia, che la Regione intende preservare.

Resta però da capire quanto questi contributi incidano davvero sulle criticità e quanto, invece, si limitino a tamponare un problema strutturale.

Servizio essenziale o modello da ripensare?

Nessuno mette in discussione il ruolo delle farmacie come presidio sanitario di prossimità. Il punto è il modello.

Oggi si assiste a una doppia dinamica: da un lato il pubblico arretra, cedendo farmacie comunali; dall’altro interviene economicamente per sostenere il privato affinché continui a garantire lo stesso servizio.

Una scelta politica precisa, ma non priva di contraddizioni. E che apre una domanda di fondo: è questo il modo più efficace – e trasparente – per garantire un servizio sanitario territoriale davvero universale?