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Morte di Roberto Gavioli: fari puntati sul braccio del cestello, si indaga sulla tenuta del macchinario
SAN FELICE SUL PANARO – L’inchiesta sulla morte di Roberto Gavioli entra nella sua fase più complessa e tecnica. Al centro degli accertamenti della Procura e del Servizio Medicina del Lavoro c’è il cestello elevatore, il cui improvviso cedimento sabato scorso ha trasformato un normale lavoro di manutenzione domestica in una tragedia. Gli inquirenti devono ora rispondere a una domanda fondamentale: come ha funzionato quel braccio meccanico in quegli istanti fatali in cui Roberto e il figlio Davide si trovavano in quota?
Il nodo del sequestro giudiziario
L’area di via Circondaria rimane interdetta proprio per permettere ai periti di analizzare il macchinario senza che questo venga alterato. L’ordinanza sindacale n. 5631 specifica chiaramente lo stato di fermo del veicolo:
”Il personale del competente Servizio Medicina del Lavoro ha provveduto a porre in giudiziale sequestro detta PLE [Piattaforma Lavoro Elevabile]… il cui braccio estensibile versa in condizioni di precaria stabilità a ridosso della pubblica via.”
Il documento evidenzia inoltre la delicatezza delle operazioni tecniche, citando il verbale dei Vigili del Fuoco che hanno espresso l’impossibilità di ancorare il mezzo “senza modificarne lo stato di conservazione”, una condizione necessaria per “garantire l’esperimento dei prescritti accertamenti ex lege”.
Un prestito tra ex colleghi e il nodo della revisione
La tragedia si è consumata mentre Roberto Gavioli e il figlio Davide stavano effettuando la pulizia delle grondaie del proprio condominio. L’autoscala era stata prestata a Davide dal suo ex datore di lavoro, in un gesto di cortesia tra persone che si stimavano da tempo.
Proprio il proprietario del mezzo, visibilmente scosso, ha voluto precisare agli organi di stampa la regolarità della documentazione del macchinario. Secondo quanto dichiarato, il cestello era stato regolarmente revisionato e possedeva tutte le certificazioni necessarie: nello specifico, ha assicurato che il mezzo aveva ricevuto il collaudo CE nel 2005. Saranno ora i tecnici a dover verificare se, a distanza di anni e nonostante i controlli dichiarati, possa essersi verificato un cedimento strutturale imprevedibile o una “fatica del materiale” nel braccio telescopico.
“Ogni anno prestavo gratis il mezzo con cestello a Davide – ha raccontato a Flavio Viani de Il Resto del Carlino il titolare della azienda di manutenzione del verde di Camposanto – che utilizzava a casa sua per pulire la grondaia. L’utilizzo – precisa – è consentito solo ai possessori muniti di patentino. Davide lo conosco bene essendo stato mio dipendente fino a qualche anno fa. Ora svolge lo stesso lavoro a Varese dove si è trasferito. Era tornato per trascorrere la Pasqua con il papà e sistemare le gronde. Al pianterreno c’è la falegnameria del padre e, sopra, l’abitazione. Sul lavoro era un orologio svizzero, ricordo che l’autocarro con piattaforma, acquistato nel 2007 fu lui a utilizzarlo per primo. Il camion – conferma il titolare del mezzo – è stato revisionato a dicembre 2025″.
Le indagini sul campo
Il braccio “collabente”, come definito negli atti ufficiali, è l’indiziato numero uno per spiegare la fine di Roberto Gavioli. Le indagini cercheranno di ricostruire la catena di eventi di quel sabato mattina alle 9:30, analizzando ogni valvola, pistone e giunto del cestello elevatore.
L’obiettivo è cristallizzare le prove prima che il mezzo venga rimosso: un’operazione che l’ordinanza definisce fondamentale per “evitare che venga mutato lo stato di conservazione dello stesso”. Nel frattempo, il tratto stradale resta blindato, a presidio di una verità che la famiglia Gavioli e l’intera comunità di San Felice attendono con ansia.
IL FOTORICORDO DI ROBERTO GAVIOLI NELLE FOTO REALIZZATE DA ROBERTO GATTI
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