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Truffa WhatsApp della “ballerina”: l’ennesima fregatura che svuota i profili (e la pazienza)
Non passa settimana senza una nuova truffa digitale. E stavolta a circolare su WhatsApp è la cosiddetta “truffa della ballerina”, l’ennesimo raggiro costruito per sfruttare la buona fede delle persone.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Ed è proprio questo a renderlo esasperante. Arriva un messaggio apparentemente innocuo: l’invito a votare una giovane ballerina, a sostenere una ragazza in un concorso online, a dare “solo un clic” per aiutare qualcuno.
Il dettaglio che fa abbassare la guardia? Il messaggio arriva da un contatto conosciuto. Un amico, un collega, un familiare. E così la fiducia diventa l’arma perfetta per colpire.
Basta cliccare sul link e inserire il codice di verifica ricevuto via SMS — convinti di fare una cosa normale — per consegnare inconsapevolmente il proprio account ai truffatori. Da quel momento il profilo viene usato per colpire altri contatti, in una catena che si autoalimenta e che rischia di coinvolgere migliaia di utenti in tutta Italia.
Il Codacons lancia un allarme nazionale.
«Si tratta di un meccanismo subdolo che sfrutta la fiducia tra contatti e trasforma un semplice messaggio in un potenziale furto di identità digitale» dichiara Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons. «La rapidità di diffusione dimostra quanto sia necessario rafforzare la consapevolezza dei cittadini sui rischi connessi alla sicurezza digitale».
Il punto è sempre lo stesso: i codici di verifica personali non devono mai essere condivisi con terzi. Mai.
Le truffe cambiano nome, cambiano pretesto, ma lo schema resta identico. Si fa leva sull’urgenza, sull’emotività, sulla fiducia. E ogni volta c’è qualcuno che paga il prezzo di un clic di troppo.
«La prevenzione resta il principale strumento di difesa» conclude Tanasi. «Occorre prestare attenzione ai link sospetti e non comunicare mai dati personali o codici di accesso. Solo così è possibile contenere la diffusione di queste frodi».
Ancora una volta, un messaggio all’apparenza banale rischia di trasformarsi in un furto digitale. E la sensazione, ormai, è quella di essere costantemente sotto assedio.
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