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Attentato Modena, nella mente di Salim El Koudri: i disturbi schizoidi, gli studi interrotti e quei due anni senza più cure
Una laurea in Economia e marketing internazionale all’Università di Modena e Reggio Emilia, poi l’iscrizione alla magistrale in International management interrotta improvvisamente nel 2022. Un appartamento a Ravarino, una vita senza precedenti penali, nessun segnale evidente di radicalizzazione. Ma dietro l’apparente normalità di Salim El Koudri, il 31enne italiano di origini marocchine che sabato 16 maggio ha travolto la folla nel centro storico di Modena, gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire un percorso personale e sanitario rimasto per anni nell’ombra.
L’uomo, nato a Bergamo e residente nel Modenese, è oggi al centro di un’inchiesta che punta a chiarire cosa sia accaduto nei mesi e negli anni precedenti alla strage sfiorata nel cuore della città. Otto feriti, a due persone sono state amputate le gambe, una lotta tra la vita e la morte.
Un primo tassello è emerso durante la conferenza stampa convocata in prefettura. La prefetta di Modena, Fabrizia Triolo, ha confermato che già nel 2022 “si era evidenziato uno stato di alterazione psichica” e che El Koudri era stato seguito dal Centro di salute mentale per “disturbi schizoidi”. Poi, però, qualcosa si sarebbe interrotto: “Dopo questo primo periodo di osservazione presso il centro sanitario se ne erano perdute le tracce”.
Secondo quanto ricostruito, il giovane sarebbe stato in cura presso il servizio psichiatrico di Castelfranco Emilia almeno fino al 2024, con una diagnosi riconducibile a disturbi della personalità con tratti schizoidi. Da quel momento in poi, però, restano vuoti ancora da chiarire. Dove si trovava? Chi monitorava le sue condizioni? E soprattutto: il disagio psichico mostrato anni fa aveva dato altri segnali?
Gli investigatori della Procura di Modena stanno passando al setaccio la sua vita privata, i contatti, gli spostamenti e le ore precedenti all’investimento di massa. Al momento, gli esami avrebbero escluso che l’uomo fosse sotto effetto di droghe o alcol. “Al momento dell’arresto non era sotto sostanze psicotrope”, ha precisato la prefetta.
Parallelamente proseguono le verifiche su eventuali collegamenti con ambienti estremisti, ma dalle prime risultanze non emergerebbero elementi in questa direzione. Nella sua abitazione, secondo quanto trapela dagli accertamenti, non sarebbero stati trovati materiali riconducibili a organizzazioni radicali o propaganda ideologica. In paese non è conosciuto, non frequentava il locale centro islamico. L’imam conosce bene il padre, ha raccontato alla stampa locale, definito come una persona istruita e un gran lavoratore.
Un italiano di seconda generazione, quindi, con origini marocchine, ma da quello che emerge dai primi riscontri dell’interrogatorio in corso in Questura e dalla perquisizione che è stata disposta nella sua abitazione di Ravarino, non emergerebbero elementi che possano far pensare a una radicalizzazione religiosa o a legami con formazioni eversive.
I segnali che emergerebbero sono invece quelli di una forte instabilità mentale.
Resta così aperta la pista del disagio mentale, mentre gli inquirenti cercano di capire se il gesto sia maturato all’interno di un progressivo isolamento personale e psicologico, la mancanza di un lavoro. Un elemento che coinciderebbe anche con la brusca interruzione del percorso universitario: nel 2022 El Koudri smette di frequentare la magistrale e non rinnova più l’iscrizione. Gli stessi mesi in cui si interromperebbe anche il suo rapporto con le strutture sanitarie pubbliche.
A Ravarino, il paese dove viveva, prevalgono incredulità e silenzio. “Esprimo lo stupore mio personale e dei ravarinesi per questo gesto”, ha dichiarato la sindaca Maurizia Rebecchi, affidando alle indagini il compito di chiarire cosa abbia portato il 31enne a trasformare il centro storico di Modena in una scena di terrore.
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