CAVEZZO – Secondo i dati dell’Istat, negli ultimi 20 anni, il numero degli agriturismi in Italia è raddoppiato, arrivando ad oltre 26mila nel 2024.

Un fenomeno in costante crescita anche in provincia di Modena, dove però, nel 1987 le aziende che offrivano ‘cucina e natura’ erano solo 9, delle quali 3 nella Bassa.

Tra i primi a credere in questa realtà ci fu la famiglia Galavotti che nel 1987 fondò l’agriturismo Villa Motta, iniziativa nata dalla lungimiranza dei proprietari, Ugo e Nilla, che decisero di aprire le porte della loro tenuta per offrire ai visitatori la degustazione di piatti genuini della tradizione accompagnati dalla cordiale ospitalità emiliana.

La struttura, con la corte benedettina del 1650, ristrutturata dopo il terremoto del 2012, immersa nella tranquilla campagna della Bassa modenese, appartiene alla famiglia Galavotti dal 1939, anno in cui fu acquistata dai nonni e, da allora, tramandata di generazione in generazione.

Un’oasi di pace che comprende anche il giardino, una piscina e un bosco di oltre 35.000 metri quadrati.

Dopo che Ugo e Nilla, rispettivamente di 82 e 73 anni sono andati in pensione, a gestire la struttura sono subentrate le figlie Roberta, ‘regina’ della cucina e dell’orto e Anna Rita responsabile della sala, che continuano a valorizzare, con passione e uno sguardo all’innovazione, la tradizione agricola e culinaria del territorio.

 

 

 

 

Da quando è stato aperto l’agriturismo ormai 39 anni fa, ci sono stati molti cambiamenti – ricordano le sorelle Roberta e Anna Rita -. La mamma preparava i piatti della tradizione emiliana per gli avventori in quella che era la nostra cucina di casa, mentre il papà serviva ai tavoli. Noi avevamo 11 e 14 anni e vedendoli al lavoro, davamo una mano. Oggi come allora, le materie prime venivano prodotte da noi. All’inizio, oltre agli animali da cortile tra cui anatre, faraone, conigli, polli e oche, avevamo anche la stalla con le mucche. L’azienda agricola, inoltre, ancora oggi si dedica alla coltivazione di seminativi, tra cui orzo, grano, soia e noci, oltre a un’ampia varietà di ortaggi freschi, fondamentali per la preparazione di piatti sani e autentici. E, poi, il vigneto di Salamino di Santa Croce, le cui uve vengono trasformate da una cantina del territorio in lambrusco che accompagna perfettamente le specialità gastronomiche proposte. Per quanto riguarda, invece, le materie prime che non produciamo, come per esempio i formaggi, ci riforniamo da aziende del territorio”.

 

 

Per Anna Rita e Roberta, portare avanti l’agriturismo di famiglia è stata una scelta naturale.

Dopo la scuola media ho deciso di dare una mano nell’azienda – spiega Anna Rita -. Roberta, invece, è entrata in cucina a 25 anni, ma quando eravamo piccole abbiamo dato una mano ai nostri genitori. Portare avanti l’attività, per noi significa continuare la storia della nostra famiglia e dell’agriturismo, offrendo piatti della tradizione emiliana legati alla stagionalità. Roberta è la regina della cucina e dell’orto dove coltiva tutte le verdure che le servono per preparare i piatti. Inoltre, ha una vera passione per le piante aromatiche. Io, invece, mi occupo soprattutto della sala, aiuto Roberta nella preparazione dei dolci e mi dedico alla cura del giardino”.

 

 

A dare una mano alle sorelle Galavotti nell’agriturismo, ci sono alcuni collaboratori, uno staff che al completo può arrivare ad una decina di unità.

I familiari delle due sorelle, invece, non sono occupati nell’attività di famiglia, anche se non è escluso che un giorno i figli decidano di portarla avanti.

Mio marito Massimo – spiega Anna Rita -, dopo aver gestito con i genitori una tabaccheria, ora fa l’operaio. Abbiamo due figli: Marco di 15 anni frequenta la scuola di agraria e Sofia di 21 l’università e quando riesce da una mano nell’attività di famiglia”.

Roberta, invece, è sposata con Davide che gestisce una carrozzeria, mentre la loro figlia Elena frequenta il liceo scientifico.

Negli anni, anche il modo di ‘fare’ agriturismo si è evoluto e per stare al passo con i tempi, è stato fondamentale investire in formazione e innovazione.

Gestire un agriturismo oggi è diverso rispetto a 39 anni fa – raccontano le sorelle Galavotti -. Sono cambiate le esigenze, le richieste, quindi è fondamentale investire nella formazione. Per esempio, in cucina, la presentazione dei piatti è cambiata, anche un apparente semplice arrosto ha un impiattamento diverso da quello degli anni ‘80 che preparava nostra madre. Stesso discorso per gestire la sala. Io ho seguito diversi corsi per organizzare eventi – spiega Anna Rita – perché mentre in passato avevamo puntato più sull’agriturismo come ristorante, aperto quasi tutti i giorni con un ampio menù, negli ultimi anni, la nostra location è richiesta soprattutto per cerimonie, quindi con apertura su prenotazione”.

Il modo diverso di ‘fare’ agriturismo per Anna Rita e Roberta comprende anche la sostenibilità ambientale.

L’intera azienda è alimentata da un impianto fotovoltaico, che ci permette di utilizzare esclusivamente energia rinnovabile – ricordano le sorelle Galavotti -. Ma la sostenibilità è presente anche nella nostra location, ristrutturata con materiali di recupero, nei menù che celebrano la stagionalità e l’autenticità dei prodotti coltivati nel nostro orto, senza l’uso di pesticidi, nelle bevande servite esclusivamente in bottiglie di vetro eco-friendly, riducendo così l’uso della plastica. E, poi, il nostro bosco, che oltre a rifugio naturale per numerose specie di uccelli, tra cui falchi pellegrini, rondini, picchi e fagiani, contribuisce al miglioramento della qualità dell’aria e all’assorbimento dell’anidride carbonica”.

 

 

 

 

 

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