Amministrative Finale Emilia
Borsari (Coldiretti): “Agricoltori penalizzati, servono regole uguali per tutti. Lambrusco in crisi strutturale”



Lo abbiamo intervistato per fare il punto su alcuni dei principali problemi che da tempo raccontiamo sulle pagine del nostro giornale: dalle tensioni legate agli accordi internazionali come il Mercosur, ai rischi per i consumatori, fino alla crisi del Lambrusco e alle difficoltà delle cooperative del territorio.
“Agricoltori europei usati come merce di scambio”
Presidente Borsari, i contadini sembrano sempre più vittime delle nuove logiche geopolitiche, a partire dall’accordo Mercosur. Cosa dobbiamo aspettarci?
«Se si va avanti così, il rischio è evidente. Da tempo sollecitiamo l’Unione europea affinché vengano introdotti i necessari cambiamenti per tutelare gli agricoltori europei. Il principio deve essere quello della reciprocità: impegni ambientali, benessere animale e tutela del lavoro devono essere certificati anche nei Paesi da cui importiamo prodotti. Oggi non è così: su molti aspetti, come l’uso degli agrofarmaci, noi abbiamo fatto passi avanti da vent’anni, mentre altri continuano a utilizzare pratiche che in Europa non sono più consentite».
“Rischi per i consumatori senza controlli adeguati”
Quali conseguenze per i cittadini?
«Se non ci sono controlli attenti e una comunicazione trasparente, rischiamo di far circolare prodotti con caratteristiche sanitarie inferiori, con possibili rischi per la salute. Non siamo contrari al libero scambio, ma questo non deve diventare un abbassamento degli standard. Gli agricoltori europei rispettano parametri molto stringenti: è giusto che anche i prodotti importati rispettino gli stessi criteri».
Coldiretti sta portando avanti una mobilitazione su questi temi?
«Ovunque raccogliamo firme per sollecitare interventi chiari da parte dell’Unione europea. Il problema è comune a tutti gli Stati membri: molte associazioni si stanno muovendo, ma la gestione europea spesso non è efficace. L’accordo Mercosur, ad esempio, non ha ancora affrontato adeguatamente il tema della salute dei cittadini. Oggi solo circa il 3% dei prodotti in ingresso viene controllato: è un dato che deve far riflettere».
Trasparenza e ambiente
Altro tema centrale è la trasparenza.
«Chiediamo almeno l’indicazione chiara di cosa viene utilizzato nei processi produttivi. Le nostre pratiche agricole tutelano l’ambiente e la biodiversità: basti pensare al ruolo fondamentale delle api, un tassello essenziale per la produzione agricola. L’obiettivo è garantire cibi genuini come quelli italiani ed europei, ma serve una maggiore rapidità di risposta da parte dell’Unione europea».
Crisi delle cantine: “Il sistema tiene, ma il Lambrusco soffre”
Sul territorio modenese pesa la crisi delle cantine sociali, in particolare quella di Carpi e Sorbara. È un problema strutturale?
«Il sistema cooperativo nel complesso regge, ma presenta situazioni molto diverse. In alcuni casi il problema è legato alla gestione: non sempre si è riusciti a intervenire in tempo nonostante segnali evidenti».
E sul Lambrusco?
«Il problema è più ampio e riguarda tutta la filiera. Da diversi anni i consorzi di tutela registrano risultati non soddisfacenti. Chi era più esposto per scelte fatte in passato oggi soffre particolarmente: il valore del prodotto spesso copre a malapena i costi. È una crisi generalizzata».
Qual è la situazione delle cantine in difficoltà?
«Ci sono realtà, come Carpi e Sorbara, che coinvolgono circa un migliaio di aziende e che da un anno e mezzo non liquidano i soci. Anche aziende solide fanno fatica. Come associazione cerchiamo di offrire soluzioni temporanee e assistenza quotidiana, in attesa di capire come evolverà la situazione, tra ristrutturazioni e riassetti finanziari».
Peste suina e altre criticità
Sul fronte sanitario, preoccupa la peste suina. La preoccupazione è legata soprattutto alla rapidità di diffusione della peste suina africana e alle conseguenze pesanti che comporta. Si tratta di una malattia virale molto contagiosa per i suini (ma non per l’uomo), che in caso di focolaio impone l’abbattimento degli animali, blocchi alla movimentazione e restrizioni commerciali.
In un territorio come quello modenese, dove la filiera suinicola è strategica anche per produzioni Dop come il Prosciutto di Modena, un’eventuale diffusione avrebbe impatti economici immediati e rilevanti su allevamenti, trasformazione e export. Inoltre, la presenza del virus nei cinghiali aumenta il rischio di ingresso negli allevamenti, rendendo il controllo ancora più complesso.
«Il rischio c’è – argomenta Borsari – I controlli sono serrati, ma la preoccupazione resta alta e richiede un impegno costante».
Modena tra eccellenze e difficoltà
Ci sono anche esperienze positive sul territorio?
«Sì, restando sul Lambrusco ad esempio ci sono cantine che hanno saputo gestire bene il passato e oggi sono solide e guardano al futuro. Ma il contesto è complicato: dazi, guerre, costi della logistica. Non manca davvero nulla».
Agricoltura modenese e innovazione
Qual è lo stato dell’agricoltura modenese?
«C’è stato un riassetto generale delle coltivazioni. Abbiamo vissuto anni molto difficili, ad esempio per la pericoltura, ma ora si intravede una lenta ripresa verso un nuovo equilibrio. Le superfici restano importanti e le aggregazioni tra aziende hanno migliorato l’efficienza».
E sul fronte dell’innovazione?
«Coldiretti sostiene la necessità di una legge sulle tecniche di evoluzione assistita. Non si tratta di OGM, ma di strumenti per selezionare piante più resistenti e produttive. Oggi servono colture capaci di affrontare cambiamenti climatici, malattie e riduzione degli agrofarmaci. In passato queste selezioni si facevano in campo in decenni; oggi possiamo farle in laboratorio senza modificare geneticamente le piante, ma accelerando i tempi. È una strada fondamentale per garantire reddito agli agricoltori e prodotti disponibili per il mercato».
Un quadro complesso, quello delineato da Borsari, in cui le sfide globali si intrecciano con le difficoltà locali. Tra geopolitica, mercato e cambiamenti climatici, l’agricoltura modenese resta un settore strategico, ma sempre più esposto a pressioni che richiedono risposte rapide e coordinate.
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