Amministrative Finale Emilia
Un francobollo dedicato alla ricetta originale dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, conservata a Ravarino
Di seguito, l’intervento di Moreno Gesti, assessore a Ravarino:
“E’ il 2 marzo 1862 quando Francesco Agazzotti, avvocato ed agronomo formiginese, scrive una lettera al suo amico e collega avvocato Pio Fabriani, di Spilamberto. L’Aceto Balsamico esisteva già da secoli, ma la sua produzione era affidata alla tradizione orale, custodita all’interno delle famiglie e tramandata da una generazione all’altra. Questa lettera, oggi conservata presso il Comune di Ravarino, rappresenta il primo documento scritto in cui la procedura per ottenere l’”Aceto balsamico modenese” viene descritta in modo preciso e dettagliato. Con questo manoscritto, il Balsamico passa dalla sua preistoria alla Storia. Il ritrovamento di questo documento, negli anni ’60 del ‘900, è una delle scintille che fa nascere la Consorteria dell’ABTM, che ha l’intento di conservare e tramandare la tradizione autentica di questa eccellenza. Da allora, la cultura del Balsamico si è ampliata: è uscita dai confini dei sottotetti delle acetaie famigliari, rimanendo però nel solco di quella tradizione. Oggi sono ottocento i soci della Consorteria ABTM e oltre duecento le imprese del settore agricolo e agroalimentare iscritte al Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. Sono state 168.068 le bottiglie certificate nel 2026: 107mila di affinato; 60mila di extravecchio. L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena ha un solo ingrediente: il mostro cotto. Il resto è fatto di sapere, passione e tempo. Occorrono due quintali di uva per ottenere circa 70 litri di mosto cotto e, da questi, dopo 25 anni circa due litri di ABTM extravecchio. Con l’emissione di questo francobollo si celebra un manoscritto di grande valore storico e si riconosce l’impegno di una filiera economica che affonda le radici in tradizioni antiche e le trasmette, immutate, alle nuove generazioni. Il Balsamico è tradizione, passione, territorio, storia e cultura. E’ uno dei principali motori del turismo enogastronomico: porta in Italia, ogni anno, tra i 150mila e i 200 mila turisti, la maggior parte dei quali stranieri: circa l’80%. Vogliamo cogliere questa occasione per rilanciare la candidatura per il riconoscimento dell’Aceto Balsamico come Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO; una tradizione che non è solo un simbolo di modenesità, ma è anche uno dei biglietti da visita dell’Italia nel Mondo. E, dopo l’evento di oggi, ci auguriamo che lo sia sempre di più”.










































