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Mirandola, lo spartito dell’inclusione: “Così all’Andreoli valorizziamo la disabilità”
E’ da molti anni un presidio culturale e sociale di enorme valore, capace di dare voce e spazio a chi – troppo spesso – voce e spazio non ha. La Fondazione Scuola di Musica “Carlo e Guglielmo Andreoli” dell’Unione dei Comuni Area Nord e di Mirandola costituisce un faro in materia di inclusione e valorizzazione della disabilità, attraverso un modello di coinvolgimento delle persone neuroatipiche che vede la collaborazione con diversi soggetti del nostro territorio, quali scuole, centri diurni e reparto di Neuropsichiatria di Ausl. Ci racconta i dettagli di questa “ricetta” il responsabile dell’inclusione per la Scuola di Musica Edoardo Samain.
Quali sono le caratteristiche principali del vostro “modus operandi”?
Il nostro è un lavoro importante, che coinvolge varie realtà della zona, in primis il team di Neuropsichiatria Infantile. Siamo insegnanti di musica, chiaramente le nostre competenze sono essenzialmente legate agli strumenti: per questo, i percorsi d’inclusione vengono concordati con i medici. Sono loro a indirizzare i ragazzi verso il progetto più opportuno, definito a seguito di giornate di prova, utili per capire quale sia lo strumento più adatto per l’utente. Noi restiamo in contatto con la Neuropsichiatria, attraverso incontri periodici all’inizio, a metà e alla fine dell’anno, nei quali si fa il punto sul percorso intrapreso dai ragazzi. Non sono solo l’occasione per delineare un bilancio provvisorio sul profilo di crescita dell’utente, ma per noi operatori costituiscono vere e proprie giornate di formazione.
Un modello che esiste da almeno tre decenni, giusto?
Sì, è stato il musicologo Alain Carré a ispirare questa metodologia, che la Scuola di Musica Andreoli ha fatto propria fin dal 1996. Un operato prezioso, sostenuto dall’azione dello psicologo Renzo Vianello e del musicologo Gianni Nuti. Voglio sottolineare anche la preziosissima presenza della Dottoressa Bettina Barbieri, della Neuropsichiatria di Mirandola, la quale, insieme al Dottor Dorian Veronesi, ci sostiene da sempre.
La musica diventa un veicolo d’inclusione, capace di unire persone con abilità differenti.
Certo, il nostro obiettivo è integrare i ragazzi neuroatipici nei gruppi di musica d’insieme, che sono numerosi. Basti pensare all’ “Ensemble Mix”, a “Play Young”, al “Coro Aurora”, all’ “Orchestra di Chitarre”, nonché alla “John Lennon”: si tratta di ambiti di socializzazione, in cui l’aspetto musicale non è – tuttavia – mai secondario.
La vostra utenza è numerosa?
Gli allievi iscritti al percorso “Musica per Tutti” sono settantasei, mentre altri quarantacinque sono inseriti nei gruppi misti. In più, con il nostro progetto “Musica e Integrazione”, raggiungiamo trentadue classi di scuola primaria in tutto il territorio dell’Area Nord. I gruppi classe sono scelti dalla Neuropsichiatria Infantile. I bambini diventano poi destinatari di sociogrammi, utilissimi per evidenziare difficoltà nelle relazioni ed eventuali aree di intervento.
Vi rivolgete anche ad adulti con disabilità?
Certo, a questo proposito abbiamo diversi percorsi in campo. Collaboriamo con Anffas relativamente al progetto “Orchestra Musicabile”, un gruppo inclusivo attivo due ore a settimana. Una volta al mese siamo presenti presso il Centro Diurno Tandem di Finale Emilia, mentre per gli adulti con problemi di afasia c’è il coro “Com’è Bello Cantar”, coadiuvato da una logopedista ospedaliera. Infine, il progetto “Officina dei Suoni” è indirizzato agli adulti con disturbi cognitivi. Naturalmente, anche quest’ultimo progetto, beneficia dell’affiancamento del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze di Ausl Mirandola. Sono tutte attività utili alla socializzazione degli utenti, ma anche al sollievo dei caregiver.







































