ITINERARI CURIOSI | Dentro la Casa dell’Upupa, il laboratorio poetico di un maestro romagnolo
Di Francesca Monari
Sulle alture romagnole, lontano dal clamore delle piazze, le mani dell'uomo foggiano da decenni un’umanità di creta.
Siamo a Sorrivoli di Roncofreddo, un piccolo borgo medievale appollaiato sulle alture di Cesena. È qui che si cela la Casa dell'Upupa, una splendida dimora storica con travi in legno e mattoni a vista, battezzata così per via di quegli uccelli eleganti e schivi che da sempre scelgono i suoi alberi per fare il nido.
Questo "rifugio dell'anima" fu acquistato negli anni '60 da una delle figure più poliedriche e affascinanti del Novecento romagnolo: Ilario Fioravanti. Architetto di professione, ma scultore, disegnatore e vasaio per vocazione profonda, Fioravanti ha trasformato questa casa nella tana delle sue creature. Il nome si deve a una felice e poetica coincidenza tra la natura del luogo e la letteratura, legata a un aneddoto delizioso. Quando Ilario Fioravanti acquistò l'antico rudere a Sorrivoli, la casa era circondata da alberi secolari, tra le cui fronde nidificavano stabilmente diverse upupe, uccelli affascinanti, schivi e dal verso inconfondibile.
A battezzare ufficialmente la dimora fu però il grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, legato a Fioravanti da una profonda amicizia e da una totale sintonia artistica. Visitando l'amico in quel rifugio tra i colli, Tonino Guerra rimase incantato dalla presenza di questi uccelli così rari e fieri. Essendo l'upupa un animale fortemente simbolico nella poesia (da Montale a Gozzano), Guerra esclamò che quello non era un semplice studio, ma la "Casa dell'Upupa". Fioravanti amò così tanto quella definizione da farne il simbolo stesso del suo eremo: l'upupa, proprio come l'artista, è una creatura solitaria, che ama il silenzio, cerca i luoghi arroccati e crea il suo nido nella materia più umile.
Entrare alla Casa dell'Upupa significa fare un viaggio nella memoria emotiva della terra. Fioravanti usava la creta per dare vita a un'umanità vibrante, dolente e fiera: donne del popolo, contadini, figure bibliche e viandanti. Lo psichiatra Vittorino Andreoli, rimasto stregato da questo posto, lo definì il luogo “dove i personaggi che ha creato lo salutano... perché la sua memoria, ormai, è fatta solo delle sue terre crete”.
Fioravanti, che ha vissuto circondato dalla stima di giganti come, appunto, il poeta Tonino Guerra e il critico Giovanni Testori, ha lasciato qui un'eredità immensa. La casa-studio e il suggestivo giardino d'artista accolgono oggi centinaia di sculture in terracotta e bronzo, oltre a un ricchissimo archivio di disegni e incisioni.
Grazie alla passione dell'associazione che la custodisce e alla vedova dell'artista, Adele Briani, la Casa dell'Upupa continua a essere un luogo vivo, che accoglie i visitatori con calore e racconta come la materia più umile — la terra — possa trasformarsi in pura poesia visiva.
Per info e prenotazioni delle visite "raccontate":email: [email protected]

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