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Via i camici, oggi i medici si danno alla poesia. A Medolla il primo Festival della Scrittura del Circolo Merighi
Via gli stetoscopi, fuori i calamai. O più probabilmente i tablet. Per una volta i soci del Circolo “Mario Merighi” hanno messo da parte le vesti da medici per mostrare una loro passione segreta: quella per la letteratura. Così, la sera di giovedì 14 maggio, l’associazione dei dottori della Bassa si è incontrata nella sala conferenze dell’hotel La Cantina di Villafranca per condividere poesie, racconti e altri scritti realizzati da loro nel tempo libero. Scienza e umanesimo si sono incontrati in quella che è stata la prima edizione del Festival della Scrittura “Camici bianchi in punta di penna”, ideata dal presidente del circolo Nunzio Borelli insieme agli altri soci.
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“Abbiamo voluto condividere pubblicamente la nostra passione – spiega Nunzio Borelli, stimato medico medollese oggi in pensione – Si tratta di una questione anche piuttosto intima, ma abbiamo voluto regalarla al pubblico. Al termine dell’iniziativa abbiamo consegnato un attestato di partecipazione a sette medici che hanno letto i loro scritti: Morena Covizzi, Cristina Garofalo, Doriano Novi, Paolo Rebecchi, Francesco Sala, Silvia Zanella, oltre al sottoscritto. Assente per motivi personali Sandro Zanoli, a cui verrà presto consegnato l’attestato. All’evento erano presenti più di 40 persone e ci auguriamo che questa sia stata la prima di una lunga serie di edizioni”.
Il Circolo Medico “Mario Merighi”, che oggi conta circa un centinaio di iscritti, è nato nel 1962 per tenere uniti medici ospedalieri e quelli di base attraverso incontri di aggiornamento su temi scientifici, permettere un confronto tra i professionisti e rafforzare il legame tra la categoria e la comunità di cui fanno parte. L’incontro del 14 maggio ha offerto al pubblico la possibilità di scoprire un aspetto personale di questi professionisti, persone tra le altre persone.
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In questo senso è utile ricordare l’aneddoto raccontato dallo stesso Nunzio Borelli sulla nascita della sua passione per il componimento di poesie. “Ho sette nipoti – spiega Borelli – L’anno scorso una di loro, Viola, che ha 10 anni, mi aveva chiesto di realizzare uno scritto. Così ho creato una raccolta di sette poesie intitolata ‘I fiocchetti si raccontano’, dedicando un sonetto a ciascuno dei miei nipoti”. Magari il peso letterario delle opere di questi medici non sarà lo stesso delle poesie di Byron o di Leopardi. Ma chissà che un domani qualcuno dei loro scritti non incontri una fetta di lettori anche molto ampia…










































