L’indagine è nata dopo alcune segnalazioni di genitori che si erano ritrovati i figli adolescenti, tornati a casa in  stato di ubriachezza dopo una festa organizzata in una sala della bocciofila di Massa Finalese. A seguito dell’episodio, i Carabinieri hanno avviato accertamenti sulla regolarità della manifestazione e, analizzando la documentazione autorizzativa, hanno scoperto che la convenzione per la gestione della bocciofila e del relativo bar era scaduta da tempo. Correva l’anno 2015.

Da quella verifica è emersa l’attenzione su una delibera comunale che disponeva il nuovo bando per l’affidamento della struttura. Proprio quella delibera è diventata il fulcro dell’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto l’allora sindaco di Finale Emilia, Fernando Ferioli, insieme all’ex assessore Fabrizio Reggiani e all’ex vicesegretaria comunale Monica Mantovani.

Il procedimento, avviato nel 2015 e giunto a dibattimento nel 2023 aveva visto come richieste iniziali tre anni, si è concluso ieri in Tribunale a Modena con una condanna per falso in atto pubblico: otto mesi di reclusione per tutti e tre gli imputati, con pena sospesa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e confermato dai giudici, la delibera di giunta che autorizzava il bando di assegnazione della bocciofila riportava una riunione che, in realtà, non si era mai svolta. Non erano invece emerse irregolarità nella gara successiva o nel suo esito, ma solo nella formazione del documento che ne aveva disposto l’indizione.

Anche se probabilmente Ferioli e gli altri chiederanno l’appello, questa sentenza chiude una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria, iniziata quasi dieci anni fa, che ha segnato uno dei capitoli più discussi della vita politica finalese.

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