REGGIO EMILIA –  Mentre continuano le polemiche su Bologna che distribuisce gratis le pipe per fumare crack, con il sindaco Matteo Lepore che tira dritto sul progetto del Comune, a Reggio Emilia questa pratica è una realtà consolidata da oltre quattro anni, inserita nelle strategie di riduzione del danno adottate dal territorio.

Il Comune chiarisce come la distribuzione di pipe per il consumo di cocaina basata, venga effettuata da anni dall’Unità di strada della Cooperativa Papa Giovanni XXIII, su incarico del Comune stesso e secondo protocolli condivisi con il SerDP (Servizio Dipendenze Patologiche) dell’Ausl di Reggio Emilia.

Il kit distribuito dalle Unità di strada, non si limita alla sola pipa: contiene salviette disinfettanti, boccagli individuali per prevenire infezioni, un foglio informativo sui rischi della sostanza e l’elenco dei contatti utili dei servizi socio-sanitari.

Ma  non si tratta di una distribuzione indiscriminata: ogni persona riceve il kit una volta al mese, ed è invitata a conservarlo e a non condividerlo. In questo modo, spiegano dal Comune, è possibile monitorare con precisione la presenza e i bisogni delle persone sul territorio, tracciando una sorta di ’mappa umana’ della marginalità.

“La scelta di mettere a disposizione questo strumento di riduzione del danno è stata dettata da evidenze scientifiche – spiegano dal Municipio – ed è conseguente all’ingresso del crack nel contesto reggiano. Lo scopo è la tutela della salute pubblica tramite il contenimento della diffusione di malattie trasmissibili (quali HIV ed epatiti), la tutela della salute dei consumatori di crack e il tentativo di instaurare una relazione per un possibile invio ai servizi sanitari al fine dell’inserimento in percorsi di recupero per uscire dalla dipendenza”.

Le azioni del Comune di Reggio Emilia sul fronte della marginalità non si fermano alla distribuzione dei kit.

In linea con le indicazioni della Regione, il SerDP ha realizzato anche opuscoli informativi dal titolo “Il crack in sicurezza”, che offrono consigli pratici per ridurre i rischi legati all’uso della sostanza. 

A questo, si affianca lo Spazio Open Day, in via Paradisi, un luogo che non ha nulla a che vedere con la distribuzione di materiale sterile o l’uso di sostanze, ma che rappresenta un punto di riferimento umano e relazionale per chi vive ai margini.

 

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