MODENA – “E’ necessario fare chiarezza sulla situazione che coinvolge educatrici ed educatori laureati in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, iscritti negli anni accademici 2017-2018 e 2018-2019” ha affermato Anna De Lillo, consigliera comunale del Partito Democratico cittadino.

“A questi professionisti è stato recentemente comunicato che il loro titolo di studio, conseguito all’interno di percorsi universitari regolari e conformi alla normativa vigente al momento dell’immatricolazione, non è più ritenuto abilitante per lavorare nei servizi educativi per la prima infanzia – ha ricordato De Lillo – a seguito di modifiche normative sopravvenute, che stanno generando incertezze sul piano lavorativo, didattico e organizzativo”.

“Riteniamo fondamentale che questa situazione non ricada sui lavoratori, né dal punto di vista normativo né da quello economico o formativo – ha ribadito De Lillo – in quanto non è accettabile che a pagare il prezzo di questa situazione siano giovani professionisti, il cui reddito mensile difficilmente supera i 1.400 euro, e ai quali viene richiesto di sostenere oneri fino a 500 euro per integrare un percorso formativo già concluso, per responsabilità che non possono essere loro attribuite”. 

“Auspichiamo che questa vicenda venga affrontata con il coinvolgimento delle forze sociali e delle organizzazioni sindacali, dando priorità ai bisogni del territorio dal punto di vista educativo e ai diritti dei lavoratori – prosegue – poiché in gioco non c’è solo il destino di centinaia di lavoratori, ma la tenuta di un intero sistema educativo”. 

“A Modena i servizi 0-3 rappresentano un presidio essenziale per l’infanzia e per le famiglie, con una copertura del 59%, di cui il 45% garantita dal settore pubblico – afferma De Lillo – e senza un intervento immediato, questa vicenda mette a rischio la regolare riapertura dei servizi a partire da settembre 2025, con conseguenze gravi su un diritto che deve essere universale e garantito: il diritto all’educazione fin dai primi anni di vita”.

“È fondamentale che Università e Ministero individuino rapidamente una soluzione concreta, sostenibile e rispettosa del percorso formativo svolto dai lavoratori – conclude – solo in questo modo sarà possibile garantire la continuità dei servizi educativi, tutelare il diritto al lavoro di centinaia di persone e assicurare il supporto indispensabile a famiglie e bambini”.

 

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