Di Antonella Cardone

Alla giornalista Stefania Battistini, inviata di guerra per la Rai, il premio Odoardo Focherini per la libertà di stampa 2025. E’ andato alla cronista parmense 47enne il prestigioso riconoscimento conferito da Associazione Stampa Modenese, Fondazione Fossoli e Diocesi di Carpi (e con il consenso della famiglia Focherini), consegnato venerdì pomeriggio nel corso del convegno ‘Libertà di stampa e democrazia’, con il sostegno del quotidiano Avvenire, di UCSI Emilia-Romagna, FISC Emilia-Romagna, con il patrocinio del Comune di Carpi, che si è tenuto non a caso nell’ex campo di concentramento di Fossoli, nel carpigiano.
 

La libertà di stampa oggi

Parlare di libertà di stampa in questo luogo di orrore – dove venivano portati dissidenti politici antifascisti ed ebrei per poi inviarli a morire nei campi di concentramento nazisti – fa venire i brividi perché ci si rende conto che questa libertà è sempre più stretta, ed è sempre più difficile raccontare i fatti, osservare con spirito critico, dare conto ai cittadini di come viene gestito il potere.
Il fatto che ci siano in questa sala due giornalisti italiani che vivono sotto scorta la dice lunga sul momento storico in cui viviamo. Dei due, una è appunto Stefania Battistini, su cui pende un mandato di arresto di Putin che non ha gradito i suoi reportage dal fronte di guerra ucraino: la sua incursione in suolo russo, il tragico rinvenimento delle fosse comuni di Bucha, le testimonianze raccolte di prima mano dai bambini strappati alle famiglie e portati in Crimea.
L’altro è Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica bergamasco, classe ’72, che è finito sotto scorta per le sue inchieste dell’estrema desta italiana. 

Proprio Berizzi mette in fila i dati più preoccupanti: l’Italia in pochi anni è retrocessa dal 41° al 46° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, sono sempre meno le conferenze stampa dove i giornalisti possono fare domande a chi detiene il potere, prolificano dirette social, monologhi e video pre-registrati dei governanti che non accettano osservazioni e richieste di chiarimento sul loro operato.

Mentre dal sindacato giornalisti Paolo Maria Amadasi (presidente regionale), Matteo Naccari (vicepresidente nazionale), Silvestro Ramunno (presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna), fanno il quadro dello stato della stampa nostrana, si vede come nel resto del mondo non va meglio. Anzi.
Oggi sono detenuti in carcere ben 553 giornalisti tra Cina, Myamar, Russia e Vietnam . I giornalisti vengono addirittura uccisi, e i morti che la categoria piange sono sempre più numerosi (qui tutti i dati).

 
Così, risuona di stretta attualità la storia di Odoardo Focherini, che –  come ha ricordato i knippte Francesco Manicardi, nel suo intervento dal palco del convegno di Fossoli – è stato anzitutto giornalista, per “L’Avvenire d’Italia”. Odoardo testimoniò fino al sacrificio più alto l’amore per la libertà di pensiero e per la dignità della persona: è ricordato per il salvataggio di oltre cento ebrei, fino alla deportazione e alla morte (a soli 37 anni) nel lager di Hersbruck. Per arrivare alla medaglia di “giusto tra le nazioni”, conferitagli dallo Stato d’Israele, e alla beatificazione con il riconoscimento del martirio “in odio alla fede”.

Tra i relatori del convegno c’è anche il vescovo di Modena e Carpi, monsignor Erio Castellucci, e anche lui ne ha da raccontare sul brutto clima che si vive in Italia in questi anni: nel giro di pochi mesi è stato bersagliato da pesantissimi critiche dall’ultra destra cattolica, prima con la sua scelta di usare dei fondi della Carità del Vescovo per contribuire al salvataggio dei migranti, poi con la mostra “blasfema” di Carpi dove i quadri con Gesù, la Madonna e la Maddalena di Andrea Saltini al vescovo è costato addirittura un esposto in Procura dai suoi fedeli. “Devo scegliere meglio le mostre che vado a vedere”, ci scherza oggi il Vescovo, ma ammette con amarezza che, specie sul caso migranti, gli avrebbe fatto piacere una “scorta di volontari”, per supportarlo nella sua scelta di opera di carità.

 
 

La motivazione del premio Focherini conferito a Stefania Battistini

“Senza lasciarsi fermare o intimorire nemmeno quando contro di lei, e il collega operatore Simone Traini, la Russia ha emesso un mandato di cattura. Divenuta per questo oggetto di minaccia ed esposta come bersaglio all’odio che troppo spesso si scaglia contro i giornalisti”. 

“Con il suo impegno professionale – si legge nella motivazione del premio a Stefania Battistini – anche al costo di non pochi sacrifici personali, Stefania Battistini si è adoperata per la difesa e la tutela della libertà di stampa e di informazione e dunque è meritevole di questo riconoscimento, intitolato alla memoria di Odoardo Focherini, quest’anno alla sua prima edizione”.

Queste le parole di Battistini nel ricevere il Premio: “Questo premio mi ha colpito al cuore, perché Focherini ha combattuto non solo per la verità, ma per la salvezza dell’uomo. E l’idea di avere sempre l’uomo al centro della nostra professione è per d’esempio, e sono dunque felice di essere qui oggi, in un momento storico così convulso e complesso. E spero che gli ideali di democrazia che abbiamo evocato non arrivino mai ad annoiarci, che non li si dia per scontati, dopo decenni di pace. È per me particolarmente emozionante ripassare per questi luoghi, e comprendere che quel che è stato 80 anni fa può riaccadere, perché ci sono molti segnali che ci indicano come nell’attacco della Russia all’Ucraina vi siano spunti genocidari.  Per questo dobbiamo difendere quei valori per i quali i nonni, e padri, lottarono, spesso a costo della vita: perché non sono scontati”.

Chi era Odoardo Focherini

Odoardo Focherini, di professione assicuratore, fu giornalista e Consigliere mandatario (Direttore Amministrativo) del quotidiano L’Avvenire d’Italia. Per il coraggio delle sue scelte, coerente fino al martirio avvenuto nel campo di concentramento di Hersbruck nel dicembre 1944, è stato insignito delle onorificenze di Giusto tra le Nazioni (1969), Medaglia d’oro al Merito Civile (2007) e proclamato Beato dalla Chiesa Cattolica (2013). Egli difese la libertà di stampa con diversi modi e stratagemmi per resistere alle reprimende o alle lusinghe del regime perché rendesse la linea del giornale più consona all’ideale fascista. Ne sono testimonianza le numerose lettere clandestine dal carcere e dai lager per esortare i collaboratori a sostenere il giornale, provvedere alla sua diffusione e ripresa anche dopo il bombardamento della sede bolognese nel gennaio 1944. Nel corso di una commemorazione pubblica presso la sede del giornale nel gennaio 1942 Focherini ebbe a pronunciare queste parole: “Libertà e ragione sono termini che si integrano, a patto però di leggere bene il significato di “ragione” e, cioè, quel bene che consente all’uomo di distinguere il vero dal falso determinando, di conseguenza, una scelta, quella della libertà. […] Il problema interessa anche un popolo che non può essere soggetto ad alcuna tirannia”.

LA FOTOGALLERY DELLA PREMIAZIONE

 

L’intervista di Piero Chiambretti a Stefania Battistini