CONCORDIA- “Non critico l’ordinanza del gip ma continuo a lamentare un’incompiutezza delle indagini da parte del pm». Così l’avvocato Antonio Ingroia, difensore di Nicholas Negrini- marito di Alice Neri, la giovane mamma  uccisa a Concordia-è intervenuto sul recente provvedimento con cui il gip di Modena Andrea Scarpa ha respinto la richiesta di un nuovo incidente probatorio su diversi reperti trovati nell’auto presentata dalla difesa di Mohamed Gaaloul, 30enne tunisino indagato per l’omicidio della 32enne.

“Colgo l’occasione per fare un appello prima che la procura chiuda le indagini: che vengano svolti tutti gli accertamenti richiesti affinché si possa affrontare un dibattimento serenamente, avendo verificato tutto ciò che si poteva verificare, mettendo in condizione il giudice di avere un quadro completo, sgombrando il campo da qualsiasi ipotesi alternativa. Non dico che la procura ha sbagliato ma che le indagini sono incomplete – ha dichiarato Ingroia al “Carlino” – la perizia sulla dinamica dell’incendio era importante ad esempio. Se la procura decidesse di chiudere le indagini ci porterà a presentare le stesse richieste al giudice del dibattimento. In ultimo, in punta di piedi voglio rammentare che il mio assistito, Negrini, subisce ancora oggi l’iscrizione nel registro degli indagati. Sollecito affinché sia assunta una decisione”.

“Non abbiamo appesantito o ritardato le indagini che ricordo sono iniziate solo ad aprile. Questi accertamenti sono i primi che avrebbero dovuto essere svolti, a partire dalla dinamica incendiaria ad oggi sconosciuta. Ma ci aspettavamo che quantomeno un accertamento sul circuito stampato trovato in auto fosse fatto in quanto due mesi fa proprio la procura, per sua iniziativa ha fatto scandagliare dal gruppo subacqueo entrambi i laghetti di Fossa di Concordia per cercare il dispositivo telefonico della signora Neri. Quei famosi circuiti recuperati inizialmente- aggiunge sempre al Carlino Katia Sartori, criminalista e consulente di Negrini- che sembravano appartenere al telefono della vittima, non erano risultati tali. Quindi, nel momento in cui ritrovi un circuito stampato definirlo pezzo di ferro lo reputo assolutamente approssimativo. Il cellulare di Alice si è mai spostato dall’auto? Oppure qualcuno lo ha preso? E’ importante saperlo”.

 

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