Modena, dopo gli assalti ai supermercati il Comune: “Andremo a prenderli a casa”, ma per costruire un’alleanza educativa
MODENA – «Andremo a prendere questi ragazzi contattando direttamente le loro famiglie». Il Comune di Modena sceglie una formula volutamente forte per annunciare quale risposta intende costruire dopo gli episodi di violenza e microcriminalità giovanile che negli ultimi giorni hanno riportato il tema al centro del dibattito cittadino. Non però per invocare soltanto nuove punizioni: l’obiettivo dichiarato è coinvolgere ragazzi, famiglie, scuole e istituzioni in una vera e propria alleanza educativa. La presa di posizione arriva dopo gli assalti ai supermercati avvenuti nei giorni scorsi in città. Martedì 22 settembre circa cinquanta giovani, molti dei quali minorenni, hanno fatto irruzione all’MD di via Rainusso dopo l’uscita da scuola, prendendo prodotti dagli scaffali, creando agitazione tra clienti e lavoratori e filmando la scena con i cellulari. Le immagini sono poi circolate sui social. Il giorno successivo un altro gruppo di giovanissimi ha preso di mira il Conad di via Leonardo Da Vinci. Sugli episodi sono in corso le indagini delle forze dell’ordine. A intervenire ora sono i quattro assessori che compongono il Tavolo inter-assessorile sui giovani: Francesca Maletti, Federica Venturelli, Alessandra Camporota e Andrea Bortolamasi. La loro posizione parte da un principio: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni». Ma, aggiungono, la risposta non può esaurirsi nella repressione. «Ogni volta che accadono episodi gravi come quelli di questi giorni – spiegano – torna la tentazione di ridurre tutto a una questione di ordine pubblico. Si invocano più controlli, repressione e punizioni. Ma se ci fermiamo qui abbiamo già perso, come istituzioni e come comunità educante». Per gli assessori, infatti, l’intervento repressivo arriva quando il fatto è già avvenuto, mentre la sfida è provare a evitare che quei comportamenti si ripetano o diventino l’inizio di una vera carriera criminale. Anche il sindaco Massimo Mezzetti, commentando l’assalto all’MD, aveva definito grave quanto accaduto e richiamato il problema della logica del branco e della percezione di impunità tra alcuni giovanissimi. Secondo il Tavolo comunale, la devianza minorile non può essere spiegata soltanto con il ruolo dei social network. Alla base possono esserci anche povertà educativa, fragilità e solitudine relazionale, condizioni che possono spingere alcuni ragazzi a cercare nel gruppo identità e protezione. «Senza giustificare chi sbaglia – sottolineano gli assessori – dobbiamo capire cosa porta un ragazzo a quel punto, per evitare che ci torni e che altri seguano lo stesso percorso». Da qui la proposta di un patto di corresponsabilità tra Comune, Prefettura, Questura, autorità giudiziaria, scuole, famiglie e terzo settore, costruito sulle tre “R” indicate anche dal sindaco: responsabilità, riparazione e rieducazione. Uno degli strumenti sarà l’educativa di strada, con educatori presenti nei luoghi frequentati dai ragazzi non soltanto per presidiare, ma per «agganciare, costruire fiducia, dare voce a bisogni inascoltati». Le scuole, secondo il Comune, continueranno ad avere un ruolo centrale ma non potranno essere lasciate sole.
Il passaggio più concreto riguarda proprio i ragazzi già individuati dalle forze dell’ordine o segnalati dalle scuole per episodi di teppismo e microcriminalità. L’amministrazione propone di non limitarsi ad attendere l’intervento della magistratura, ma di contattare direttamente le famiglie. «Andremo a prendere questi ragazzi contattando direttamente le loro famiglie, non per colpevolizzarle, ma per stringere un’alleanza – spiegano i quattro assessori –. Chiederemo ai ragazzi di assumersi le proprie responsabilità, alle famiglie di accompagnarli e alle istituzioni di non abbandonarli proprio quando è più necessario intervenire». Accanto agli strumenti già sperimentati nelle scuole, come il medieducatore e gli sportelli di ascolto, il Comune pensa anche a percorsi di giustizia riparativa, laboratori, progetti di protagonismo civico e attività utili alla comunità, oltre allo sport e alla cultura come occasioni di socializzazione e appartenenza. Il Tavolo inter-assessorile dovrà ora trasformare questa impostazione in proposte operative. Il punto politico indicato dall’amministrazione è comunque già definito: responsabilizzare chi commette reati o danneggiamenti senza separare la risposta sanzionatoria da quella educativa. Una linea che, dopo le immagini dei raid nei supermercati diventate virali sui social, prova a intervenire non soltanto sul fatto commesso, ma su ciò che accade prima e dopo.
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