Progetti di attentati a Modena e Bologna nelle chat suprematiste neonazi: indagata la rete dell’odio, c’è un 17enne di Concordia
CONCORDIA SULLA SECCHIA – C'è anche un diciassettenne residente a Concordia sulla Secchia tra i 17 giovanissimi finiti al centro della maxi inchiesta della Procura antiterrorismo sulle reti della propaganda neonazista e suprematista online. Con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, condotte dai Carabinieri del Ros e dalla Digos, la posizione degli indagati – 14 dei quali minorenni – si awia ora verso la richiesta di rinvio a giudizio.
Oltre al giovane concordiese, il gruppo emiliano conta tre coetanei del Reggiano (due ragazzi e una ragazza), inseriti all'interno di una rete più ampia attiva su due canali social: “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e “Fronte Fascista Italiano”.
Materiale d'odio, manuali per armi ed esplosivi
Nel corso delle perquisizioni le forze dell'ordine hanno sequestrato computer, smartphone, armi bianche, oggetti e vessilli con la simbologia nazista. All'interno dei dispositivi gli investigatori hanno rintracciato un cospicuo volume di materiale negazionista sulla Shoah, contenuti contro gli ebrei, le persone di colore e la comunità omosessuale.
L'odio ideologico si alimentava anche tramite la propaganda di The Base, organizzazione neonazista statunitense, e con la celebrazione di attentatori suprematisti come Brenton Tarrant, responsabile della strage nelle moschee in Nuova Zelanda nel 2019. Oltre ai contenuti ideologici, nelle chat venivano scambiate istruzioni per l'uso delle armi e per il confezionamento di esplosivi.
I progetti sventati nel Modenese e a Bologna
Dall'attività investigativa sono emersi anche piani operativi concreti che puntavano a colpire il territorio regionale:
L'attacco al circolo di Modena: Tra gli episodi ricostruiti figura il tentativo di attentato al Circolo Lenin - Sinistra Classe Rivoluzionaria di via Paolo Ferrari a Modena, risalente al 29 settembre 2024, fermato in tempo dall'intervento delle forze dell'ordine.
Il piano "Torri Gemelle 2.0": Nelle conversazioni rintracciate dagli inquirenti compare inoltre un progetto d'attacco a Bologna, ribattezzato dagli indagati "Torri Gemelle 2.0".
L'inchiesta passa ora alla fase processuale, mettendo in luce i rischi legati alla radicalizzazione giovanile attraverso le piattaforme di messaggistica online
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