A Bomporto Angelo Lucchini ha cresciuto un campione del mondo. E adesso altre due ragazze degli Scomed cercano l’impresa in Paraguay
C'è un momento del Mondiale di hockey inline appena conquistato dall'Italia in Paraguay che, per Angelo Lucchini, racconta Emanuele Corazzari molto meglio di qualsiasi medaglia. Mancavano sei minuti alla fine della partita contro la Slovacchia quando il diciassettenne portiere degli Scomed Bomporto ha chiesto di uscire. Lucchini, che seguiva la gara dall'Italia, ha temuto un infortunio. Invece Emanuele era talmente inzuppato di sudore da non riuscire più a mantenere la stabilità sui pattini. Il terreno diventava scivoloso, continuare a giocare avrebbe significato mettere a rischio se stesso e la squadra. Così ha chiesto il cambio.
«È un episodio che dice molto della responsabilità che aveva in testa», racconta Lucchini. «Ha dimostrato umiltà e consapevolezza. Era un momento cruciale, ma ha capito che continuare in quelle condizioni sarebbe stato pericoloso. E ha preso la decisione giusta».
Per il fondatore degli Scomed Bomporto, ex portiere di hockey su pista che dal 2001 lavora per far crescere l'hockey inline nel piccolo comune modenese, quel gesto è la dimostrazione di qualcosa che viene prima del risultato sportivo: la capacità di giudicare una situazione, riconoscere i propri limiti e assumersi una responsabilità verso i compagni.
Emanuele Corazzari è tornato dai World Skate Games di Asunción con la medaglia d'oro conquistata dalla Nazionale italiana Junior maschile, che ha battuto la Francia per 7-5 nella finale mondiale. È il suo secondo titolo internazionale consecutivo, dopo l'Europeo Under 17 vinto a Cittadella nel luglio 2025. Due successi storici anche per il movimento italiano dell'hockey inline, che proprio con quell'Europeo aveva conquistato il primo oro della propria storia.
«Emanuele era partito come secondo portiere, alla sua prima esperienza mondiale in questa categoria», spiega Lucchini. «L'altro portiere era più grande, aveva maggiore esperienza. Invece si sono divisi le partite, si sono sostenuti a vicenda e hanno consentito l'uno all'altro di recuperare. Emanuele ha sempre fatto una bella figura, anche nei momenti cruciali. Ha saputo tenere su la squadra quando ce n'era bisogno. Si è impegnato moltissimo e in questa vittoria ci ha messo davvero del suo».
La finale è stata affidata all'altro portiere per scelta tecnica, ma Lucchini non ha dubbi sul contributo del ragazzo di Bomporto alla conquista del titolo. «Non ha giocato l'ultima partita, ma ha fatto pienamente la sua parte durante il torneo. E soprattutto ha dimostrato di poter stare a questo livello. È ancora giovane, potrà giocare nuovamente nella categoria Junior. Ha davanti tante possibilità».
Il risultato è particolarmente significativo per una società che non dispone delle risorse dei grandi club e che, a livello maschile, milita attualmente in Serie B con l'obiettivo di raggiungere la Serie A. A Bomporto si sta verificando una situazione piuttosto singolare: la squadra non è ancora arrivata nella massima divisione italiana, ma uno dei suoi portieri è già campione del mondo. E non è l'unico atleta cresciuto dagli Scomed capace di competere a livello internazionale.
Alessia Bergamini e Angelica Cipriano: il Mondiale di Bomporto continua
Perché mentre Emanuele Corazzari festeggia l'oro, altre due atlete degli Scomed Bomporto stanno per cominciare il proprio Mondiale in Paraguay. Sono Alessia Bergamini, classe 2008, e Angelica Cipriano, classe 2009, entrambe convocate nella Nazionale italiana Junior femminile guidata da Martina Gavazzi, impegnata ai World Skate Games dal 10 al 18 ottobre. Due ragazze cresciute in una realtà sportiva di provincia che oggi si ritrovano a rappresentare l'Italia dall'altra parte del mondo.
La sua è una convocazione particolarmente significativa: partecipa a entrambi i Mondiali femminili, Senior e Junior. Nella Nazionale maggiore è stata protagonista della vittoria contro il Messico, segnando il gol che ha riaperto la partita e servendo l'assist per la rete decisiva di Giorgia Zanella, anche lei degli Scomed.
La rimonta contro il Messico, dall'iniziale 0-2 al 3-2, ha permesso all'Italia di giocarsi il quinto posto mondiale. La Nazionale Senior femminile ha poi sconfitto l'Argentina ai rigori, conquistando la quinta posizione nella classifica finale. In squadra, oltre a Bergamini, c'era un'altra giocatrice di Bomporto, Giorgia Zanella, autrice proprio del gol decisivo contro il Messico.
Per Alessia si tratta dunque di passare direttamente da una competizione mondiale all'altra, senza lasciare il Paraguay. Un'esperienza particolarmente impegnativa, che la mette a confronto con atlete adulte e poi con le migliori giovani della sua categoria.
Anche Angelica è tra le quattordici convocate ufficiali della Nazionale Junior femminile. La sua selezione è arrivata dopo il percorso di preparazione che ha visto impegnate le azzurre nei raduni nazionali, compreso quello di Civitavecchia tra agosto e settembre. Per lei il Mondiale è l'occasione di confrontarsi con le migliori rappresentative giovanili internazionali.
Tre atleti degli Scomed nelle Nazionali Junior, dunque, e due ragazze della società nella selezione Senior femminile: numeri che danno la misura del lavoro svolto a Bomporto. E che assumono ancora più valore pensando alle difficoltà economiche e organizzative di uno sport che in Italia continua a ricevere un'attenzione limitata.
Venticinque anni di hockey a Bomporto, senza stipendi e lontano dai riflettori
Quando Angelo Lucchini fondò gli Scomed nel 2001, l'obiettivo non era costruire una fabbrica di campioni. Voleva trasmettere ai ragazzi la passione per uno sport che aveva praticato personalmente e offrire loro un ambiente in cui crescere. Da allora sono passati venticinque anni. La società è arrivata a disputare campionati nazionali, ha formato generazioni di giocatori e oggi vede i propri atleti indossare la maglia azzurra nelle competizioni più importanti.
Ma il successo sportivo non si è tradotto in altrettante risorse economiche. «Siamo ben contenti di accogliere altri ragazzi, ma non abbiamo le possibilità per pagare degli stipendi», spiega Lucchini. «Questo è uno sport che si pratica soprattutto per passione. Non puoi pensare di farlo per guadagnare».
La differenza rispetto alle discipline più popolari emerge anche quando un atleta raggiunge livelli di eccellenza. Lucchini cita il caso di Arianna Malvisi, giocatrice impegnata da tre anni nel campionato francese, dove il livello tecnico e le opportunità economiche sono superiori a quelli italiani. «Lì riesce a ricevere quanto basta per vivere. Qui, invece, dovrebbe addirittura pagare una quota per giocare».
Non si tratta soltanto di compensi agli atleti. L'hockey inline è una disciplina non olimpica e, secondo Lucchini, questo incide sulle possibilità di sviluppo dell'intero movimento. «Gli sport olimpici possono contare su opportunità e contributi maggiori, anche quando arrivano risultati internazionali. Noi, pur vincendo un Mondiale, non abbiamo gli stessi riconoscimenti. Per queste trasferte i ragazzi possono ricevere un rimborso spese, ma non c'è molto altro».
La questione è più complessa di una semplice distinzione tra sport olimpici e non olimpici: l'accesso ai finanziamenti dipende anche dalle federazioni, dai programmi sportivi e dai criteri di distribuzione delle risorse. Ma il problema che Lucchini solleva è concreto. Una medaglia d'oro può portare prestigio e visibilità, senza necessariamente garantire alla società che ha formato l'atleta i mezzi per migliorare gli impianti, assumere personale tecnico o ridurre i costi sostenuti dalle famiglie.
«Una volta gli sport minori potevano contare anche sulle risorse legate al Totocalcio», ricorda. «Poi le cose sono cambiate. Oggi la distribuzione dei fondi segue criteri diversi e chi è fuori dal programma olimpico parte con possibilità differenti».
Anche gli impianti sono un problema. Lucchini cita le difficoltà di mantenimento delle strutture dedicate agli sport su pattini e su ghiaccio, ricordando il caso di Fanano e i costi elevati di gestione dei palazzetti. La costruzione di una struttura è soltanto il primo passo: servono fondi per mantenerla aperta, personale, energia e una programmazione che permetta alle società di utilizzarla con continuità.
Per l'hockey inline, in particolare, la disponibilità di spazi adeguati è determinante. Senza un luogo in cui allenarsi regolarmente diventa difficile ampliare il settore giovanile, organizzare attività promozionali o attrarre nuovi atleti. È uno dei paradossi delle discipline minori: per crescere servirebbero investimenti, ma proprio la scarsa diffusione rende più difficile ottenerli.
«I genitori ci ringraziano perché i loro figli hanno passato l'adolescenza qui»
Eppure Lucchini, parlando dei venticinque anni trascorsi a Bomporto, non mette al primo posto né i campionati disputati né le medaglie conquistate.
«Quando ho creato gli Scomed volevo soprattutto insegnare una disciplina e condividere la passione che avevo io per questo sport. E penso che su questo obiettivo siamo riusciti a fare quello che volevamo».
La soddisfazione più grande, racconta, arriva spesso dalle famiglie. «Ci sono genitori contenti perché i loro figli hanno trascorso qui tutta l'adolescenza».
Dietro questa osservazione c'è il valore di un'associazione sportiva che, per molti ragazzi, diventa un punto di riferimento durante gli anni della crescita. Allenamenti, trasferte, compagni, regole da rispettare, sconfitte da accettare e risultati da conquistare insieme. Un impegno che occupa tempo, richiede costanza e insegna a far parte di un gruppo.
È anche il motivo per cui Lucchini guarda con amarezza alla disparità di opportunità tra gli sport. Il calcio può offrire prospettive economiche e professionali che nell'hockey inline sono quasi inesistenti. Ma non per questo, sostiene, il lavoro svolto da una piccola società ha meno valore.
Anzi, la storia di Emanuele Corazzari e delle ragazze impegnate ai Mondiali dimostra che il talento sportivo può svilupparsi anche lontano dai grandi centri, quando trova qualcuno disposto a coltivarlo.
In venticinque anni Angelo Lucchini ha visto bambini imparare a stare sui pattini, diventare adolescenti, giocatori, adulti. Alcuni hanno lasciato l'hockey, altri hanno continuato a praticarlo. Qualcuno è arrivato a indossare la maglia della Nazionale. E uno di loro è appena diventato campione del mondo.
Non è finita. Perché ad Asunción stanno per scendere in pista Alessia Bergamini e Angelica Cipriano, mentre Giorgia Zanella ha già contribuito al quinto posto conquistato dalla Nazionale maggiore.
Bomporto ha appena festeggiato un campione del mondo. Ora ha altre due ragazze da seguire, dall'altra parte dell'oceano. E qualunque risultato arriverà, gli Scomed hanno già dimostrato una cosa: per crescere atleti capaci di competere con i migliori non serve necessariamente partire da una grande città. Serve qualcuno che creda in loro abbastanza a lungo da accompagnarli fin lì.
E poi c'è un piccolo episodio che forse racconta Angelo Lucchini meglio di tutto il resto. Alla fine dell'intervista gli chiedo una fotografia da pubblicare insieme all'articolo. Lui rimane quasi interdetto. «Una foto mia? Perché?». Gli spiego che, essendo un'intervista a lui, sarebbe abbastanza normale mostrare ai lettori il volto della persona che parla. Ma Angelo non ne vuole sapere. «No, no, no. Ti mando io una foto». E la foto arriva. Non c'è lui. Ci sono Emanuele Corazzari, Alessia Bergamini e Angelica Cipriano, tutti e tre insieme. Il campione del mondo e le due ragazze impegnate in Paraguay con la Nazionale. I suoi ragazzi. Dopo venticinque anni passati ad allenarli, accompagnarli e vederli crescere, Angelo Lucchini non ha bisogno di comparire nella fotografia. Gli basta sapere che ci sono loro.
E adesso capisco perché ha voluto mandarmi proprio quella.
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