Case popolari, nuove regole in Emilia-Romagna. Arletti e Pulitanò (FdI): «Si penalizza chi lavora e vive qui da anni»
MODENA – Cambiano le regole per accedere alle case popolari in Emilia-Romagna e si apre lo scontro politico sui criteri di assegnazione. I consiglieri regionali modenesi di Fratelli d’Italia, Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò, contestano la proposta della Giunta regionale, che interviene sui requisiti relativi all’attività lavorativa e all’anzianità di residenza per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP).
Il provvedimento, che ha ottenuto il parere favorevole della Commissione Territorio e Ambiente il 14 ottobre, arriverà martedì 20 ottobre all’esame dell’Assemblea legislativa regionale.
«Il lavoro deve essere un valore da riconoscere, non un elemento che finisce per non contare più», dichiarano Arletti e Pulitanò, annunciando la propria opposizione alla revisione.
Che cosa cambia per l’assegnazione delle case popolari
La proposta regionale nasce dalla necessità di adeguare la normativa alle pronunce della magistratura e della Corte costituzionale in materia di parità di trattamento e divieto di discriminazione.
Le modifiche riguardano in particolare due aspetti: l’equiparazione tra cittadini italiani e stranieri rispetto al criterio dell’attività lavorativa per l’accesso agli alloggi ERP e la possibilità di attribuire punteggi aggiuntivi in relazione all’anzianità di residenza, la cui valutazione viene affidata ai singoli Comuni.
L’assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia, ha spiegato in Commissione che l’intervento risponde all’esigenza di rispettare gli orientamenti giurisprudenziali e il principio di non discriminazione.
Una motivazione che Fratelli d’Italia riconosce sul piano giuridico, ma considera insufficiente per affrontare il problema politico della distribuzione degli alloggi pubblici.
«Comprendiamo la necessità di rispettare le pronunce della magistratura, ma questo non può esaurire il dibattito politico. La Regione deve interrogarsi su come garantire criteri equi, capaci di tenere insieme il bisogno abitativo, il contributo dato alla società e il legame costruito nel tempo con il territorio», affermano i due consiglieri.
La polemica sui dati relativi agli assegnatari stranieri
Arletti e Pulitanò richiamano anche alcune percentuali relative alla presenza dei cittadini extracomunitari nel sistema regionale del welfare e dell’edilizia pubblica.
Secondo i dati riportati nel loro comunicato, i cittadini extracomunitari rappresenterebbero il 12% della popolazione residente, ma utilizzerebbero il 30% delle risorse del welfare regionale e occuperebbero il 30,7% degli alloggi popolari. Tra i nuovi assegnatari, la quota indicata salirebbe al 38,3%.
Si tratta di percentuali citate dai consiglieri senza indicare nel comunicato la fonte statistica e il periodo di riferimento, elementi necessari per verificarne la confrontabilità.
«Sono numeri che, se confermati, evidenziano una disparità sulla quale la Regione dovrebbe interrogarsi seriamente», sostengono Arletti e Pulitanò.
La questione sollevata da Fratelli d’Italia riguarda il peso che i criteri di assegnazione dovrebbero attribuire al bisogno economico, alla situazione familiare e al radicamento territoriale.
La diversa incidenza di una determinata categoria di cittadini tra la popolazione residente e i beneficiari degli alloggi pubblici, tuttavia, non dimostra di per sé un trattamento preferenziale: per interpretare correttamente questi dati occorre considerare anche le condizioni economiche e sociali dei nuclei che presentano domanda e i requisiti effettivamente applicati nelle graduatorie.
«Servono più alloggi e criteri trasparenti»
Per i due esponenti di Fratelli d’Italia, la revisione delle regole dovrebbe accompagnarsi a interventi per aumentare la disponibilità di abitazioni pubbliche e recuperare quelle attualmente inutilizzate.
«La priorità deve essere aumentare la disponibilità di alloggi, recuperare quelli sfitti e garantire graduatorie trasparenti. Ma, parallelamente, dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema dei criteri di assegnazione», dichiarano.
La preoccupazione espressa riguarda soprattutto le famiglie che, pur disponendo di un reddito da lavoro, incontrano difficoltà a sostenere i costi degli affitti sul mercato privato.
Secondo Arletti e Pulitanò, il sistema dovrebbe riconoscere anche il percorso di vita delle persone e il contributo offerto nel tempo alla comunità locale.
«Non si tratta di mettere in contrapposizione le persone sulla base della loro provenienza, ma di riconoscere che una politica abitativa efficace deve saper coniugare il bisogno sociale con la responsabilità, il lavoro e il radicamento territoriale».
Martedì la discussione in Assemblea legislativa
Il confronto politico si sposterà ora in Assemblea legislativa, dove il provvedimento è iscritto all’ordine del giorno della seduta del 20 ottobre.
La Commissione Territorio e Ambiente ha espresso parere favorevole con 29 voti a favore e 11 contrari.
Fratelli d’Italia annuncia battaglia contro la proposta della Giunta.
«Chiederemo alla maggioranza di fermarsi e di rivedere questa impostazione, perché il diritto alla casa deve essere accompagnato da criteri equi, trasparenti e capaci di riconoscere anche il percorso di vita delle persone», concludono Arletti e Pulitanò.
La discussione riguarda un tema particolarmente delicato per i Comuni emiliano-romagnoli: come distribuire un patrimonio di abitazioni pubbliche limitato di fronte a una domanda che coinvolge famiglie con condizioni economiche, lavorative e abitative molto diverse.
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