Duplice omicidio di Mirandola, il caso arriva in Parlamento: «Chi doveva seguire Daniele Tavoni?»
Chi seguiva Daniele Tavoni prima del duplice omicidio di Mirandola? Quando si sono interrotti i suoi rapporti con i servizi di salute mentale? Qualcuno aveva segnalato comportamenti preoccupanti o chiesto aiuto? E soprattutto, esistevano strumenti che avrebbero consentito di intervenire prima che Vincenza Giannini, 74 anni, e il marito Piero Ferdinando Casari, 83 anni, venissero trovati assassinati nella loro abitazione?
Sono gli interrogativi che ora arrivano direttamente al Governo. La deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un'interrogazione a risposta scritta rivolta ai ministri della Salute, dell'Interno e della Giustizia, chiedendo di fare chiarezza sulla gestione sanitaria e sociale di Daniele Tavoni, il cinquantacinquenne figlio di Vincenza Giannini sottoposto a fermo per il duplice omicidio.
L'iniziativa parlamentare apre un nuovo fronte nella vicenda che ha sconvolto Mirandola: accanto alle indagini per accertare responsabilità e dinamica del delitto, si pone ora la questione di come abbiano funzionato, negli anni precedenti, i servizi territoriali chiamati a occuparsi delle persone in condizioni di grave sofferenza psichica.
La domanda di fondo è se eventuali segnali di rischio siano stati riconosciuti, valutati e affrontati con interventi adeguati.
L'ultima visita risalirebbe al 2019: sette anni da chiarire
Uno degli elementi richiamati da Ascari riguarda la storia assistenziale di Tavoni.
Secondo le informazioni riportate dagli organi di stampa e citate nell'interrogazione, l'uomo avrebbe avuto in passato contatti con i servizi di salute mentale, ma non risulterebbe attualmente in carico. L'ultima visita documentata risalirebbe al 2019, circa sette anni prima del duplice omicidio.
Sarebbe inoltre stato seguito dai servizi sociali.
Si tratta di circostanze sulle quali la parlamentare chiede accertamenti, senza considerarle già definitivamente verificate.
In particolare, Ascari vuole sapere se nel corso degli anni siano state registrate segnalazioni di comportamenti violenti, interruzioni delle terapie o richieste di intervento da parte dei familiari.
L'obiettivo è ricostruire non soltanto l'eventuale precedente presa in carico, ma anche ciò che sarebbe accaduto successivamente: se vi siano stati tentativi di contatto, rivalutazioni cliniche, comunicazioni tra servizi sanitari e sociali o segnalazioni alle autorità competenti.
Un aspetto centrale riguarda proprio la continuità dell'assistenza. L'interruzione di un percorso terapeutico non dimostra, di per sé, una situazione di pericolo, ma in presenza di segnali concreti di rischio può rendere necessaria una nuova valutazione.
«Gli strumenti disponibili sono sufficienti a prevenire situazioni di grave rischio?»
Nell'interrogazione la deputata pone una questione che supera il singolo caso di Mirandola e riguarda l'organizzazione complessiva dell'assistenza psichiatrica territoriale.
«La gravità di quanto accaduto a Mirandola impone una riflessione approfondita sull'efficacia dei sistemi di prevenzione, monitoraggio e intervento nei confronti delle persone che manifestano condizioni di grave sofferenza psichica, soprattutto quando emergano comportamenti concretamente pericolosi per sé o per gli altri», afferma Ascari.
La parlamentare richiama in particolare le situazioni nelle quali una persona interrompa autonomamente le cure, smetta di presentarsi agli appuntamenti nei Centri di salute mentale o sospenda le terapie farmacologiche prescritte.
Il problema, secondo Ascari, è capire se in presenza di specifici elementi di rischio esistano procedure sufficientemente rapide ed efficaci per attivare una rivalutazione clinica e gli eventuali interventi necessari.
Un altro nodo riguarda la distribuzione delle responsabilità tra servizi sanitari, servizi sociali e autorità competenti.
Il rischio indicato dalla deputata è che la frammentazione delle competenze possa determinare ritardi o mancate attivazioni, proprio nelle situazioni in cui sarebbe invece indispensabile un intervento coordinato.
Chi interviene quando una persona rifiuta le cure?
Tra le richieste rivolte al Governo c'è anche quella di verificare quali protocolli siano previsti per i pazienti con gravi disturbi psichiatrici che interrompono le cure o manifestano comportamenti concretamente aggressivi.
Ascari chiede inoltre di valutare possibili modifiche normative e organizzative per rendere più tempestivi gli accertamenti sanitari obbligatori e, quando sussistano tutti i requisiti previsti dalla legge, i trattamenti sanitari obbligatori.
Il riferimento è agli articoli 33, 34 e 35 della legge 833 del 1978, che disciplinano gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori, prevedendo specifiche condizioni e garanzie a tutela della persona.
La questione non è dunque rendere automatico il trattamento obbligatorio in presenza di una diagnosi psichiatrica, ma verificare se le procedure esistenti permettano una risposta adeguata quando emergono circostanze concrete e documentate che richiedono un intervento sanitario urgente.
La deputata sottolinea infatti un principio fondamentale: la presenza di un disturbo psichiatrico non comporta di per sé una maggiore pericolosità sociale e la grande maggioranza delle persone con problemi di salute mentale non commette atti violenti.
L'attenzione deve quindi concentrarsi sui comportamenti e sugli elementi di rischio effettivamente riscontrati, evitando generalizzazioni e stigmatizzazioni.
Verifiche sui servizi di salute mentale di Modena
L'interrogazione chiama direttamente in causa anche l'organizzazione dei servizi territoriali della provincia di Modena.
Ascari chiede al ministro della Salute se intenda promuovere, attraverso gli organismi ispettivi competenti e in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, una verifica sull'operato e sull'organizzazione dei servizi eventualmente coinvolti nella vicenda.
Tra gli aspetti sui quali la parlamentare sollecita approfondimenti figurano il numero di pazienti seguiti dalle singole équipe, la disponibilità di interventi domiciliari, l'adeguatezza del personale e delle risorse economiche e la capacità di rispondere alle situazioni di emergenza.
Una richiesta specifica riguarda il funzionamento dei Centri di salute mentale durante i fine settimana e le festività, con particolare attenzione alle persone che necessitano di una supervisione continuativa delle terapie farmacologiche.
La deputata vuole inoltre sapere se il Governo disponga di dati aggiornati, suddivisi per regione, sugli omicidi, i tentati omicidi e le gravi aggressioni commessi da persone precedentemente seguite dai servizi psichiatrici territoriali.
L'eventuale disponibilità di questi dati, e soprattutto la loro corretta interpretazione, dovrebbe consentire di valutare le criticità del sistema senza attribuire impropriamente alle persone con disturbi mentali una pericolosità generalizzata.
La richiesta di protocolli nazionali e maggiore coordinamento
Un ulteriore punto dell'interrogazione riguarda la possibilità di introdurre protocolli nazionali vincolanti per la gestione delle situazioni nelle quali siano presenti elementi concreti, attuali e documentati di grave rischio per l'incolumità delle persone.
L'obiettivo sarebbe garantire l'attivazione tempestiva dei servizi competenti, superando eventuali difficoltà di comunicazione tra strutture sanitarie, servizi sociali e altre istituzioni.
Ascari propone inoltre di valutare un sistema nazionale di monitoraggio delle situazioni caratterizzate da interruzioni delle cure, ripetute segnalazioni di comportamenti violenti o gravi difficoltà nella gestione familiare.
In questi casi, secondo la parlamentare, potrebbero essere previsti percorsi multidisciplinari di valutazione, con il coinvolgimento dei familiari e dei servizi sociali, nel rispetto delle competenze professionali e dei diritti delle persone interessate.
Due anziani uccisi, le domande sulla prevenzione
L'iniziativa di Stefania Ascari arriva mentre la comunità di Mirandola è ancora profondamente scossa dalla morte di Vincenza Giannini e Piero Ferdinando Casari.
I due coniugi sono stati trovati senza vita nella loro abitazione, con gravissime lesioni alla testa. Per il duplice omicidio è stato sottoposto a fermo Daniele Tavoni, figlio della donna. La Procura di Modena ha comunicato la presenza di gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti. Resta ferma la presunzione di innocenza fino all'accertamento definitivo delle responsabilità.
Le indagini giudiziarie dovranno ricostruire ciò che è accaduto all'interno della casa e accertare le responsabilità individuali.
L'interrogazione parlamentare, invece, pone una domanda diversa: se, prima del delitto, fossero emersi elementi tali da richiedere interventi sanitari o sociali e, in quel caso, se le istituzioni avessero fatto tutto ciò che era possibile e doveroso fare.
Al momento non sono stati accertati collegamenti tra eventuali carenze nell'assistenza e il duplice omicidio. Né la precedente frequentazione dei servizi di salute mentale, da sola, consente di sostenere che il delitto fosse prevedibile o evitabile.
Saranno gli accertamenti richiesti, se effettuati, a chiarire la storia assistenziale dell'indagato e l'eventuale presenza di criticità organizzative.
Intanto il caso di Mirandola ha superato i confini della cronaca locale ed è arrivato all'attenzione di tre ministeri.
La questione posta da Ascari riguarda non soltanto la tutela delle persone in condizioni di sofferenza psichica, ma anche quella dei familiari e di chi vive accanto a loro, soprattutto quando emergano situazioni di rischio concreto.
La domanda alla quale il Governo è chiamato a rispondere è se il sistema attuale disponga degli strumenti, delle risorse e del coordinamento necessari per riconoscere quelle situazioni e intervenire in tempo.
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