La cooperazione di credito rilancia il proprio modello di banca, sul territorio regionale sono 352 gli sportelli
Innovare è necessario ma senza rinunciare all'identità, ai valori e al radicamento nelle comunità. Investire nelle tecnologie, ma soprattutto nelle persone, nelle competenze e nelle relazioni. E continuare a rappresentare un presidio economico e sociale per i territori, contrastando quella desertificazione bancaria che vede progressivamente arretrare la presenza degli altri istituti di credito. È il messaggio lanciato dalla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell'Emilia-Romagna nel corso del convegno annuale “Banche di comunità tra neo-umanesimo e innovazione. Innovare restando umani senza perdere l'identità”, svoltosi al Grand Hotel di Rimini, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, economico, bancario e cooperativo. Una mission sostenuta dai numeri emersi dal convegno: nel triennio 2026-28, a livello nazionale i Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale Banca hanno confermato investimenti in tecnologia e innovazione per circa 650 milioni di euro, ai quali si affiancano oltre 3.100 nuovi ingressi, mentre in Emilia-Romagna la rete del credito cooperativo continua a crescere con cinque sportelli in più rispetto a un anno fa, oltre 157.000 soci (+2,2%) e un’occupazione in aumento dell’1,9% dall’inizio del 2026.
Al centro dell’evento il ruolo della persona di fronte alle grandi trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali: un richiamo ai valori dell'Umanesimo - dignità, uguaglianza, libertà, conoscenza, partecipazione - che rappresentano anche le radici culturali di un modello bancario fondato sulla mutualità e sul bene comune. “L'innovazione non è un’opzione ma una trasformazione che dobbiamo saper governare - ha sottolineato Mauro Fabbretti, presidente della Federazione BCC dell'Emilia-Romagna, aprendo i lavori -. La nostra sfida è coglierne tutte le opportunità senza perdere ciò che ci rende differenti: il primato della persona, la conoscenza dei territori, la relazione, la mutualità e la responsabilità verso le comunità. È questa l'essenza del neo-umanesimo che abbiamo voluto mettere al centro del convegno: il progresso deve avere come fine l'essere umano, non può essere l'essere umano a diventare uno strumento del progresso. Per questo parliamo di innovazione non soltanto tecnologica, ma anche sociale: la capacità di immaginare nuove risposte ai bisogni delle persone, creando opportunità, relazioni e coesione. Il nostro compito è continuare a essere banche capaci di generare valore economico e sociale, senza smarrire la nostra identità”.
A questa dimensione si è collegata anche la riflessione del filosofo e saggista Maurizio Viroli, professore emerito di Teoria politica alla Princeton University, che ha richiamato il ruolo storico della cooperazione di credito come uno dei pilastri fondamentali della tenuta della democrazia italiana negli 80 anni della Repubblica, attraverso il sostegno alla partecipazione economica, all'emancipazione delle persone, alla diffusione delle opportunità e alla coesione delle comunità.
BCC, innovazione governata dalle persone
Come governare, dunque, le trasformazioni del sistema bancario senza rinunciare al valore della relazione e alla specificità del modello cooperativo? È uno dei temi affrontati nella tavola rotonda “Le banche nell'era digitale e dell'AI”, con Romano Stasi, segretario generale di ABI Lab, Andrea Coppini, responsabile Divisione Digital Innovation e Multichannel di Iccrea Banca, e Paolo Sacco, Chief Operating Officer di Cassa Centrale Banca. Dagli interventi dei rappresentanti dei due Gruppi bancari cooperativi è emerso un impegno significativo sul fronte degli investimenti tecnologici, accompagnato da programmi altrettanto importanti di valorizzazione delle persone, formazione e ricambio generazionale, con l’obiettivo condiviso di mettere l'innovazione al servizio delle banche affiliate, liberare risorse e tempo da dedicare alla consulenza e alla relazione, mantenendo la mutualità e il radicamento territoriale come elementi distintivi del modello cooperativo.
Il percorso di trasformazione digitale del Gruppo BCC Iccrea, fondato su un nuovo modello multicanale di prossimità, sull'evoluzione dei servizi e sul rafforzamento delle competenze comprende, a livello nazionale, oltre 60 progetti di trasformazione digitale e si inserisce nel Piano Strategico 2026-2028 “Orientati alla crescita. Dedicati alle persone”, che prevede 340 milioni di euro di investimenti nelle tecnologie e nell'intelligenza artificiale, oltre a circa 2.500 assunzioni nell'arco del triennio. Particolarmente rilevante anche l'impegno formativo: nell'ultimo anno e mezzo sono state coinvolte circa 20.000 persone in percorsi dedicati alla trasformazione digitale mentre sono stati organizzati 14 relax day sul territorio in collaborazione con la polizia postale per la prevenzione delle frodi a sostegno delle fasce più esposte agli effetti del digital divide.
Analoga prospettiva quella illustrata da Paolo Sacco per il Gruppo Cassa Centrale Banca, il cui Piano Strategico 2026-28, denominato IM•PATTO, prevede circa 300 milioni di euro di investimenti per l'evoluzione tecnologica e un programma dedicato alle persone, con oltre 650 nuovi ingressi previsti per accompagnare il ricambio generazionale, oltre allo sviluppo delle competenze digitali, commerciali e manageriali.
BCC dell'Emilia-Romagna, aumentano sportelli e soci. Cresce il credito all'economia reale
Il valore della prossimità trova conferma nei numeri delle nove BCC aderenti alla Federazione dell'Emilia-Romagna, che continuano a investire nella presenza territoriale in controtendenza rispetto al progressivo arretramento delle reti del restante sistema bancario. Secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2026, gli sportelli del Credito Cooperativo regionale sono saliti a 352, cinque in più rispetto a giugno 2025. Una rete presente in 164 Comuni, che conferma il ruolo delle BCC nella tutela dell'accesso ai servizi bancari anche nei piccoli centri e nelle aree interne. Prosegue la crescita della base sociale, che raggiunge 157.046 soci, con un incremento del 2,2% su base annua, mentre gli impieghi a famiglie e imprese si attestano a 14,6 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto a giugno 2025. Stabile la raccolta diretta, pari a 17,5 miliardi di euro mentre in crescita dall’inizio dell’anno l'occupazione, con circa 2.900 dipendenti (+1,9% nel primo semestre 2026)
“Mentre altri istituti riducono la propria presenza, le nostre banche continuano a investire nei territori e nelle persone - ha aggiunto Fabbretti -. Una filiale non è soltanto un luogo nel quale si effettuano operazioni bancarie: è un presidio di relazione, di conoscenza, di fiducia. È il punto di riferimento per una famiglia, un artigiano, una piccola impresa. Questa scelta di prossimità non è in contraddizione con l'innovazione ma ne rappresenta il completamento. Per noi essere moderni significa offrire servizi sempre migliori senza rinunciare alla conoscenza personale e alla capacità di accompagnare le comunità nello sviluppo”.
Economia sociale: le BCC protagoniste di un nuovo modello di sviluppo
La capacità delle BCC di unire solidità economica, funzione mutualistica, presenza territoriale e impatto sociale conferma il pieno ruolo del Credito Cooperativo nell'economia sociale, un tema al centro dell'intervento “Economia sociale: fisco e finanza a misura d'uomo” di Gabriele Sepio, coordinatore dei gruppi di lavoro ministeriali sul Piano di azione del Governo italiano per l'Economia sociale.
"L'economia sociale è prima di tutto economia e deve vedersi riconosciuta pari dignità rispetto agli altri modelli che operano sul mercato – ha dichiarato Gabriele Sepio, coordinatore dei gruppi di lavoro ministeriali sul Piano di azione del Governo italiano per l'Economia sociale –. È questa la prospettiva del Piano d'azione nazionale, che punta a riconoscere e sostenere modelli fondati sul primato della persona, sull'interesse generale o collettivo e su una governance democratica e partecipativa. In questo quadro il Credito Cooperativo riveste un ruolo particolare, perché ha una doppia missione: è parte dell'economia sociale e al tempo stesso ne sostiene lo sviluppo, accompagnando le comunità ben oltre la semplice erogazione del credito. Una funzione che assume ancora più valore di fronte alle trasformazioni dell'era digitale, quando diventa essenziale preservare la centralità della persona e la coesione delle comunità. Occorrono però strumenti fiscali e finanziari coerenti con questa specificità, riconoscendo che la ricchezza prodotta dalle cooperative, destinata alle riserve indivisibili, non è nella disponibilità individuale ma ritorna alla collettività. La sfida è tradurre questi principi in politiche strutturali, prevedendo anche uno spazio stabile per l'economia sociale nella legge di Bilancio, affinché possa contribuire da protagonista allo sviluppo del Paese".
Innovare restando umani: dalla sfida alla risposta delle BCC
È possibile innovare restando umani? E soprattutto, che cosa dobbiamo innovare per continuare a mettere la persona al centro dell'economia e della società? È da questa domanda che, in apertura di convegno, ha preso avvio il dialogo tra Stefano Zamagni, economista e professore di Economia politica dell'Università di Bologna, e Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all'Università di Roma Tor Vergata e direttore del Festival Nazionale dell'Economia Civile, coordinato da Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse. Una riflessione sul rapporto tra economia civile, innovazione e valori del Credito Cooperativo, dalle trasformazioni necessarie per generare un progresso realmente umano fino all’uso delle nuove tecnologie per il benessere collettivo.
"Il rischio più grande della rivoluzione tecnologica in atto, soprattutto con l'avvento dell'intelligenza artificiale di tipo agentico, è quello di arrivare a organizzare la società come se l'uomo non esistesse, secondo una visione transumanista che considera l'essere umano obsoleto – ha sottolineato Stefano Zamagni, professore di Economia politica dell'Università di Bologna –. Il movimento cooperativo, Credito Cooperativo incluso, rappresenta nei fatti la più potente ed efficace barriera a questo rischio. Diventa quindi urgente recuperare la cultura cooperativa, riconoscendo anzitutto che il principio cooperativo viene prima di quello competitivo, contrariamente a quanto sostiene la teoria economica dominante. È proprio in questa prospettiva che si comprende la specificità dell'impresa cooperativa, l'unica forma d'impresa capace di realizzare concretamente il principio affermato da Leone XIII nella Rerum Novarum: il lavoro non è una merce. Non basta dunque un lavoro giusto, serve anche un lavoro decente, che umanizza e non de-umanizza. A questa centralità della persona si lega anche il tema della partecipazione alla governance: la cooperazione tiene insieme quella consultiva e quella deliberativa, consentendo ai lavoratori di coprogrammare anziché limitarsi a esprimere pareri su programmi già predisposti”.
“La specificità del Credito Cooperativo sta nella capacità di mantenere e far crescere la ricchezza sui territori, grazie alla prossimità e alla conoscenza diretta delle persone, che riducono le asimmetrie informative tra chi concede e chi richiede credito – ha spiegato Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica all'Università di Roma Tor Vergata e direttore del Festival Nazionale dell'Economia Civile –. Un modello fondato su due elementi che sono i fondamentali dell'economia: la speranza e la fiducia, senza le quali non si investe e viene meno il valore stesso delle attività finanziarie. È un patrimonio da preservare anche di fronte all'intelligenza artificiale: l'algoritmo deve essere uno strumento per migliorare la conoscenza e il rapporto diretto con le persone, non sostituirsi alla relazione umana. L'innovazione serve a liberare energie per coltivare le relazioni e favorire quella giustizia contributiva che consiste nel mettere ciascuno nelle condizioni di contribuire alla vita economica e sociale e rafforzare duqnue la generatività dei territori."
La domanda posta in apertura ha trovato il suo naturale approdo nella tavola rotonda conclusiva, significativamente intitolata “Possiamo davvero innovare restando umani?”, che ha chiamato a confrontarsi Augusto dell’Erba (presidente Federcasse), Maurizio Gardini (presidente Confcooperative), Giorgio Fracalossi (presidente del Gruppo bancario Cassa Centrale Banca) e Giuseppe Maino (presidente del Gruppo BCC Iccrea). A loro il compito di raccogliere le riflessioni emerse nel corso della mattinata e tradurle in una prospettiva concreta per il futuro del Credito Cooperativo. Una risposta che passa dalla capacità di governare il cambiamento, investire nelle tecnologie e nelle competenze senza rinunciare alla biodiversità bancaria, alla mutualità, al radicamento territoriale e alla centralità della persona. Perché innovare restando umani non significa soltanto rendere più efficienti servizi e processi, ma anche rafforzare la capacità delle BCC di generare coesione sociale, sostenere famiglie e imprese, rispondendo ai bisogni delle comunità.
Un impegno che chiama in causa anche le istituzioni: “L’innovazione è una sfida che riguarda tutto il nostro sistema economico e sociale, ma non può essere considerata un obiettivo in sé: deve servire a migliorare la vita delle persone, creare opportunità e rafforzare le comunità - ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale -. È questa la direzione in cui vogliamo accompagnare lo sviluppo dell’Emilia-Romagna, tenendo insieme competitività, coesione sociale e qualità del lavoro. In questo percorso, le Banche di Credito Cooperativo rappresentano una realtà importante, perché uniscono la capacità di sostenere le imprese e le famiglie a un legame diretto con i territori. La loro presenza, la conoscenza delle comunità e l’attenzione alle relazioni sono un patrimonio da valorizzare anche di fronte alle trasformazioni profonde che stanno attraversando il mondo bancario. La sfida, oggi, è saper utilizzare le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale senza perdere di vista ciò che conta davvero: le persone, i loro bisogni e le opportunità di crescita che possiamo costruire insieme. Perché lo sviluppo non si misura soltanto nella capacità di innovare, ma anche nella possibilità di far arrivare i benefici dell’innovazione a tutto il territorio, senza lasciare indietro nessuno. È una visione che appartiene alla storia e ai valori dell’Emilia-Romagna e che dobbiamo continuare a tradurre in scelte concrete, attraverso il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, imprese e mondo cooperativo”.
"Non c'è sviluppo senza coesione sociale, un principio oggi riconosciuto come prioritario anche a livello europeo e nel dibattito economico nazionale – ha sottolineato Augusto dell'Erba, presidente di Federcasse –. Le Banche di Credito Cooperativo, in quanto imprese a mutualità prevalente, rappresentano uno degli strumenti più efficaci di coesione sui territori: persone che si mettono insieme per agire economicamente senza perseguire finalità di lucro individuale. È proprio questa specificità, che rende i principi dell'economia civile parte integrante del nostro modello d'impresa, a dover essere riconosciuta anche nelle scelte di politica economica. In merito al dibattito sulla legge di Bilancio, occorre infatti ricordare che le BCC si trovano in una posizione differente rispetto agli altri istituti bancari, perché i nostri profitti non si traducono in utili distribuiti individualmente. Come nelle precedenti manovre, confidiamo si possa trovare una soluzione di compromesso dignitosa".
“Le banche di comunità e le cooperative condividono la stessa matrice: nascono per rispondere a un bisogno reale di persone reali, in un territorio preciso - ha dichiarato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini -. Non sono arrivate dopo il mercato per correggerlo; sono nate da una scelta di responsabilità. in oltre 800 comuni le banche cooperative sono l’unica forma di credito. Così come le cooperative di comunità sono le uniche forme di impresa che rispondono a bisogni di aree interne o fragili e in via di spopolamento. Quando si parla di futuro, il rischio è pensare che identità e innovazione siano in conflitto. La nostra storia dimostra il contrario: le cooperative hanno innovato proprio perché non hanno mai smesso di essere comunità. Sarà uno dei focus che porteremo al Festival dell’Economia Sociale che organizziamo a Forlì dal 12 al 14 novembre con E-Ius e Terzjus”.
“Stiamo attraversando una fase molto complessa in cui è fondamentale restare al passo con i tempi rispetto alle esigenze tecnologiche e alle opportunità innovative che possiamo offrire ai nostri clienti - ha dichiarato Giuseppe Maino, presidente del Gruppo BCC Iccrea -. Allo stesso tempo c’è bisogno di relazione, di rapporti umani e di confronti sul territorio, ambito in cui il Credito Cooperativo fa la differenza. Per il Gruppo BCC Iccrea l’intelligenza artificiale è una leva di trasformazione, non un fine in sé. È una risorsa che utilizziamo per dialogare meglio e con migliore qualità con le nostre comunità e per offrire puntualmente prodotti e servizi sempre più in linea con le esigenze di imprese e famiglie”.
“Nell'era dell'intelligenza artificiale, ‘umanesimo’ significa adoperarsi affinché l’innovazione rimanga al servizio delle persone - ha commentato Giorgio Fracalossi, presidente Gruppo bancario Cassa Centrale Banca -. Ne va governato l’utilizzo preservando la capacità di giudizio delle persone e mantenendo chiare le responsabilità delle decisioni. La nostra missione come Gruppo Cassa Centrale rimane quindi la stessa: mettere l’intelligenza, artificiale e umana, al servizio delle famiglie e delle imprese per accompagnarle nelle trasformazioni che stiamo attraversando: non solo quella tecnologica ma anche ambientale, economica e sociale”.
Annunciato il “Premio Doriana Lamborghini”
Il convegno si è concluso con l’anteprima del Premio “Doriana Lamborghini - Persone, Parità e Cooperazione”, presentato da Barbara Camporeale, vicepresidente dell’associazione iDEE - Donne del Credito Cooperativo, dedicato alla memoria della pioniera della presenza femminile ai vertici del Credito Cooperativo italiano. Il Premio intende sostenere progettualità concrete nei territori dell’Emilia-Romagna e sarà presentato ufficialmente al pubblico nelle prossime settimane.
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