Mad Max arriva a San Felice, ma il vero protagonista è il clima: “La distopia non è più soltanto fantascienza”
SAN FELICE SUL PANARO – Quarant’anni fa era fantascienza. Un mondo arido, con poca acqua, energia sempre più preziosa, risorse contese e società progressivamente trasformate dalla scarsità.
Era Mad Max.
Nel 2026 nessuno immagina naturalmente che il mondo reale sia diventato quello raccontato dalla saga cinematografica di George Miller. Ma proprio la distanza tra quelle immagini estreme e fenomeni oggi molto concreti è il punto dal quale gli organizzatori di Thunder Town hanno deciso di partire.
Dietro le scenografie post-apocalittiche che il 10 e 11 ottobre trasformeranno San Felice sul Panaro c’è infatti un progetto culturale dedicato ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze ambientali, sociali e politiche.
Il riferimento a Mad Max diventa così uno strumento.
I film raccontavano territori desertificati, scarsità d’acqua ed energia, conflitti per le risorse e forme di autoritarismo nate all’interno di società sconvolte dalla crisi. Thunder Town prende quella distopia cinematografica e la utilizza per porre una domanda molto più vicina: che cosa succede alle nostre società quando cambiano il clima, la disponibilità di acqua, l’agricoltura e le condizioni di vita?
Da qui il sottotitolo scelto per la manifestazione: “Fai la scelta giusta”.
L’idea è che cinema, fotografia, danza e spettacolo possano raggiungere un pubblico diverso rispetto a una tradizionale conferenza sul clima e trasformare un problema enorme e apparentemente lontano in qualcosa che riguarda le decisioni quotidiane.
Thunder Town arriva infatti al termine di un percorso cominciato già nei primi mesi dell’anno, attraverso incontri dedicati agli effetti dei cambiamenti climatici sulla flora, sulla fauna, sulla salute e sul territorio.
E anche durante il fine settimana dell’evento la componente culturale resterà centrale.
Si parlerà di biodiversità e agroecologia, di semi e riproduzione non chimica, di letteratura e cinema distopico, ma anche di come l’aumento delle temperature e gli eventi meteorologici estremi stiano modificando persino la progettazione del verde pubblico e privato.
Ci sarà poi la narrazione teatrale de “L’uomo che piantava gli alberi”, il celebre racconto di Jean Giono nel quale la paziente azione di un singolo uomo riesce lentamente a restituire vita a un territorio.
Non è un riferimento casuale.
Perché mentre Mad Max mostra l’estremizzazione della catastrofe, il seme scelto come uno dei simboli della manifestazione racconta esattamente il contrario: la possibilità della rinascita.
E in mezzo ci siamo noi.
È probabilmente questo il senso più interessante di Thunder Town: utilizzare uno degli immaginari più spettacolari e riconoscibili della cultura pop per dire che la distopia serve soprattutto se ci aiuta a non arrivarci.
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