San Felice, bambini con disabilità sullo scuolabus troppo spesso senza un adulto che possa assisterli
SAN FELICE SUL PANARO – A scuola, per formare una classe ci si ragiona. Si guarda quanti bambini ci sono, quali bisogni hanno, quali equilibri possono funzionare, come distribuire gli alunni con disabilità perché ciascuno possa stare bene e perché la classe possa essere davvero una comunità. Poi ci sono gli insegnanti di sostegno, professionisti formati appositamente, ci sono gli educatori, i Pei, le équipe, gli incontri con le famiglie, la Neuropsichiatria, ore di lavoro e competenze costruite intorno a un principio che è uno dei motivi di orgoglio della scuola pubblica italiana: un bambino con disabilità non viene semplicemente messo dentro una classe. Viene accolto dentro un ambiente che deve essere pensato anche per lui.
Poi alle quattro suona la campanella e a San Felice qualcosa si rompe. I bambini della primaria che tornano a casa con il trasporto scolastico sono 55 e vengono messi su due pulmini. Su uno salgono 35 bambini, 12 dei quali con certificazione per disabilità. Sull’altro sono 20, quattro certificati. Sedici in tutto. Le proporzioni, le attenzioni, la distribuzione ragionata che esistono dentro la scuola improvvisamente saltano. È una vera rottura della continuità inclusiva: bambini che per otto ore sono stati accompagnati da adulti preparati a riconoscerne esigenze e difficoltà si ritrovano dentro un mezzo affollato nel quale, secondo le segnalazioni raccolte, quasi sempre l’unico adulto presente è l’autista. E qui il problema non è soltanto organizzativo: è una compressione dell’assistenza proprio nel momento in cui quei bambini continuano ad averne bisogno.
Ed è qui che bisogna provare a mettersi dalla loro parte. Hanno dai sei agli undici anni. Alcuni sono in piedi dalle prime ore del mattino, hanno trascorso l’intera giornata a scuola e al momento del ritorno sono stanchi, hanno fame e vogliono tornare a casa. Dentro il pulmino fa caldo, c’è rumore, ci sono decine di bambini, cinture, frenate, fermate, qualcuno urla, qualcuno piange, qualcuno si agita, qualcuno non sopporta più chi gli siede accanto. E per alcuni bambini con disabilità e bisogni assistenziali complessi non esistono nemmeno le parole per dire semplicemente: qui non ce la faccio più, questo rumore mi fa male, questa cintura mi dà fastidio, voglio scendere, ho paura, voglio mia madre. Sono gli adulti che devono accorgersene. Ma l’adulto, lì davanti, sta guidando.
Gli autisti di San Felice questa situazione la conoscono bene. Sono persone che con quei bambini hanno costruito un rapporto, che li conoscono, li aspettano, li consegnano alle famiglie, cercano di tranquillizzarli e, quando non c’è alternativa, fermano il mezzo. La loro disponibilità e la loro attenzione stanno però diventando la toppa messa sopra un problema organizzativo. Non si può affidare al buon cuore di un autista la gestione di una situazione che richiede assistenza, mentre quello stesso autista deve contemporaneamente portare in sicurezza fino a 35 bambini lungo la strada.
Secondo quanto riferiscono gli autisti, il problema è già stato segnalato al gestore del servizio. La richiesta è semplice: non sedici educatori per sedici bambini, ma almeno una persona sui mezzi del ritorno che possa stare con loro, intervenire quando qualcuno va in difficoltà, prenderlo per mano, calmarlo prima che il disagio diventi una crisi. Secondo quanto ricostruito da SulPanaro.net, in alcuni momenti una figura normalmente impiegata nell’accompagnamento della scuola dell’infanzia viene utilizzata anche per coprire una parte del servizio della primaria. Non una presenza stabile pensata per quel servizio, ma un incastro.
La scuola è iniziata il 15 settembre e sono già passate settimane. A questo punto non siamo più davanti a un semplice disservizio, ma a una forma di buco organizzativo: la criticità è stata segnalata, ma sul servizio del pomeriggio continua a mancare una presenza stabile di supporto. La situazione non può continuare a essere tenuta insieme spostando una persona da un servizio all’altro e sperando che gli autisti continuino a cavarsela grazie all’esperienza, alla pazienza e all’affetto per quei bambini. Perché qui non si tratta di aspettare che succeda qualcosa di grave per accorgersi che esiste un problema. Il problema è già lì, ogni pomeriggio, quando si chiudono le porte del pulmino.
Le richieste di chiarimento
SulPanaro.net ha chiesto chiarimenti al Comune di San Felice, a Ucman e al gestore del servizio sull’organizzazione delle linee, sulla presenza di adulti a bordo, sui criteri con cui viene valutata l’assistenza e sulla situazione negli altri Comuni dell’Unione. Le risposte saranno pubblicate nei successivi approfondimenti.

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