SAN FELICE SUL PANARO – La goccia che ha fatto traboccare il vaso, raccontava Anna, è quando si è trovata la polizia austriaca a casa a Innsbruck. Lui avrebbe presentato denuncia contro di lei, e i poliziotti erano venuti a controllare la situazione. E la situazione qual era? Che lei era in studio, il lavoro che svolgeva anche su doppi turni per portare avanti la carretta, visto che nella famiglia con due figli il suo era l’unico stipendio che c’era.
 
Prima di allora la 41enne strangolata dal marito a Modena ingoiava tutto, gli insulti, le offese, le villanie, quel “Non vali niente” ripetuto come un mantra. 
Anna Sviridenko era così, racconta la sua amica Zina, come lei medica bielorussa di stanza in Italia, compagna di studi storica e vicina di casa a San Felice sul Panaro: si prendeva cura di tutti e di tutto, affrontava col sorriso qualunque difficoltà, viveva per dare il meglio ai suoi figlioletti, due scriccioli di due e tre anni che ora sono rimasti orfani, con la madre ammazzata dal padre che ora è in carcere: ieri è stato convalidato l’arresto di Andrea Paltrinieri, 48enne ingegnere modenese che lunedì si è presentato dai Carabinieri col cadavere della moglie nel portabagagli, dopo che l’aveva strangolata: come un oggetto, come un bottino di guerra.
 
“Non vali niente”, e tante altre frasi simili e minacce del tipo “Ti toglierò i bambini“, ovvero sminuirla continuamente: quando si fa così è violenza psicologica. E il controllo ossessivo su tutto quello che faceva. Questo confidava alla amica, non ha mai parlato di violenza fisica, la povera Anna, così riservata e restia ad aprirsi. Lo aveva fatto solo quando era proprio disperata, quando ha capito che non ce la faceva più, che non esisteva più quel matrimonio in cui aveva fortemente creduto, che di quell’uomo aveva ormai addirittura paura e aveva contattato l’amica dei tempi di università per chiedere aiuto, un consiglio, un casa. Zina e il marito Davide, e il cognato Giulio e la famiglia di lui, tutta la società Operaia sanfeliciana le si sono strette attorno. A San Felice sul Panaro Anna ha trovato una seconda famiglia, per lei e i suoi due bimbi, potevano ancora ambire a essere felici. Accadeva un anno e mezzo fa.
E’ durata poco.
 

Lui era comparso all’improvviso una decina di anni fa: “Vi presento Andrea, è delle vostre parti, di Modena, ha parenti a Bomporto e San Felice. Ci vedremo più spesso”, disse Anna presentando il futuro marito agli amici sanfeliciani. Era una coppia felice, lui riservato, quasi schivo, lei seria e rigorosa, ma felice. Avevano grandi sogni, tanti progetti.

Non hanno raccontato i dettagli di come si fossero conosciuti, forse a Pisa, dove Anna aveva preso di nuovo la laurea in Medicina, perchè quella presa in Bielorussia non è riconosciuta e non vale in Italia.
Forse a Bologna, dove Anna aveva accettato un lavoro al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino. Era dura però, lì i turni erano sfiancanti, troppo per chi volesse una famiglia. Gli sposini avevano quindi deciso di trasferirsi dove la laurea e la specializzazione di Anna avessero valore, e lei si era messa a studiare tedesco: aveva facilmente trovato lavoro in Austria, a Innsbruck e lì coi due bimbi ci hanno provato in tutti i modi a essere famiglia.
Ma Andrea non è riuscito a inserirsi, con la lingua non carburava, le cose al lavoro non andavano. Era finita che lei lavorava per due, lui restava a casa. E le faceva pesare tutto questo.
Presto la situazione è precipitata, non era più sostenibile.  Anna ha chiesto il divorzio, Andrea è tornato a Modena dai genitori, in un appartamento nello stesso condominio. 

Per garantire ai bambini la migliore soluzione, ovvero fare le scuole a Modena stando un po’ dal papà in città, un po’ dalla mamma in paese a San Felice, con la nonna bielorussa che veniva apposta da 2000 chilometri a Est per aiutare, Anna aveva trovato un secondo lavoro ricominciando anche gli studi, era ricercatrice in Radiologia, per conseguire (di nuovo) il titolo, ma italiano: all’Università di Modena non smettono di piangerla. 
 
Faceva la spola con l’Austria, 350 km ad andare e 350 km a tornare, per non lasciare i suoi pazienti, mantenere lo studio a Innsbruck. Una faticaccia che Anna portava avanti senza lamentarsi, senza dare segno di fatica, mai. 
Nel frattempo il divorzio andava avanti. L’ultima telefonata che ricorda la sorella in Bielorussia è quella che Anna le aveva fatto per dire che il giudice aveva dato il permesso di tenere i piccoli in Austria: l’affido restava condiviso, ma potevano essere domiciliati a Innsbruck: era questa la migliore soluzione per i bambini, secondo il Tribunale. Per i bambini, ripetiamo. Decisa dal Tribunale, ripetiamo.
Andrea non ci sta. Quando Anna arriva a Modena per prendere i bambini e portarli al mare inizia la mattanza. 
 
 
 

LEGGI ANCHE