Messa in duomo a Finale Emilia per il ricordo di don Giorgio Govoni. L’appuntamento è per domenica 18 maggio nella chiesa principale della città, appena riaperta al culto dopo i lavori post terremoto. Alla Messa sarà presente anche l’arcivescovo emerito don Lino Pizzi, amico fraterno di don Giorgio.
Un secondo appuntamento in ricordo del prelato è previsto domenica 25 maggio nel suo paese di origine, XXII Morelli, nel ferrarese. Alle ore 16 è in programma  il rosario sulla sua tomba.
 
“Fino a qualche tempo fa si teneva anche la processione, ma adesso sono sempre meno gli amici e i fedeli che hanno conosciuto mio fratello, il ricordo si affievolisce”, si rammarica Giulio Govoni, congiunto di don Giorgio che nei giorni scorsi la partecipato con la moglie Giuliana (in foto) al convegno “Bambini e genitori della Bassa, facciamo chiarezza” in cui si è parlato del caso Veleno in cui don Giorgio era stato suo malgrado coinvolto.
 

Don Giorgio Govoni, il prete camionista di Staggia e San Biagio, molto amato e stimato per il suo costante impegno per i più poveri, moriva 25 anni fa, nel 2000, per un infarto nello studio del su avvocato leggendo l’imputazione della Procura per i fatti del “caso Veleno”, quando 16 bambini vennero portati via dalle loro famiglie con il terribile sospetto che fossero vittime di abusi e violenze sataniste.
 
Don Giorgio Govoni è deceduto nel 2000 prima di essere completamente prosciolto da ogni accusa, e questa mancata assoluzione terrena ha dato adito a diverse speculazioni sul suo ruolo nella vicenda, anche se oggi sappiamo che, a parte i racconti dei bambini non esistono altre prove, che il gruppo satanista non esisteva, che i riti di gruppo al cimitero non sono mai avvenuti, che nel Panaro nessun piccolo cadavere ci è stato mai stato trovato. La Curia lo dice chiaro e tondo: “Se don Giorgio fosse stato processato sarebbe stato assolto”.
 

Il caso

La storia si dipana come un incubo oscuro, quello dei pedofili della Bassa, un dramma riemerso dalle tenebre del passato grazie al podcast “Veleno”. Sedici innocenti, strappati alle loro famiglie, divisi come pezzi di un puzzle mandato in frantumi, un fratello lontano dall’altra, una sorella separata dall’altro, relegati in adozioni che li hanno portati in case sconosciute, mai più in grado di riabbracciare i propri cari.

L’orribile sospetto aleggiava come un’ombra: un gruppo di satanisti pedofili, responsabili di rituali abominevoli, sacrifici umani, decapitazioni e orge, un universo di perversione che generava filmati pedopornografici. Tuttavia, le indagini, seppur meticolose, non hanno rivelato nulla di ciò che si temeva; né un cadavere decapitato né un video compromettente sono stati rinvenuti. L’idea di un “sistema” si è sfaldata tra le aule dei tribunali, dove diverse assoluzioni sono state emesse, mentre nel medesimo contesto giuridico, alcuni degli imputati, poi condannati (dodici persone complessivamente), continuano a combattere contro le accuse di abusi domestici, mentre altri accettano la loro condanna come un marchio indelebile. Una storia che continua a tormentare le vite di chi è stato colpito da questa oscura vicenda, anche nella tomba.

La Curia di Modena sta lottando da tempo per riabilitare don Giorgio Govoni, sono in prima linea nel ritenere che se il suo processo si fosse tenuto, il prete sarebbe stato assolto (qui trovate le argomentazioni della chiesa)

Guarda il video:

Anche don Lino Pizzi, vescovo emerito di Forlì che parteciperà alla messa del 18 maggio per don Giorgio,  ha speso parole chiare sulla necessità di riabilitare il prete camionista coinvolto in questa drammatica e dolorosa vicenda. Di seguito, la nostra video intervista a don Pizzi.