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PERSONE | Cristiana Cesari: la bellezza del saper fare artigiano con la profondità dell’impegno umano
Ha costruito il suo percorso partendo da un filo: ritagli che diventano comunità e lenzuola che diventano moda. Un filo che parte da lontano: dai rimasugli di tessuto nella stanza della nonna sarta, dove da bambina cuciva abiti per le bambole, fino ai progetti di stile che oggi cura per aziende del Sud Italia e al suo impegno nel sociale. C’è chi la chiama vocazione e chi, con un termine pugliese che Cristiana ama molto, lo definisce “priscio”: quell’entusiasmo contagioso, quell’urgenza di fare e di esplorare che non ti fa stare mai ferma.
Quando le chiedo qual è stato l’incontro o il momento che più le ha confermato che questa fosse la strada giusta, racconta: “Non c’è stato un unico momento di illuminazione. Ho scelto questa strada, l’ho imparata e l’ho modellata su di me per quasi quarant’anni. È un lavoro che non mi annoia mai: ogni collezione è un inizio, fatto di nuovi colori, nuovi fit e nuove sfide”.
Eppure, un episodio che Cristiana ricorda con il sorriso c’è: una lezione di vita appresa a diciassette anni, che racconta bene il suo approccio creativo. “Era sabato pomeriggio, volevo un vestito nuovo per andare a ballare ma non avevo soldi. Ho aperto l’armadio delle lenzuola, ne ho preso uno bianco e mi sono cucita uno spolverino lungo fino ai piedi. Quella sera, in discoteca, tutti mi chiedevano dove l’avessi comprato. Quel vecchio lenzuolo mi ha insegnato che la fantasia può trasformare ogni cosa”, racconta.
Il suo percorso è una geometria variabile di esperienze: il diploma all’Istituto Florentia di Modena, il lavoro in azienda, l’apertura di un proprio atelier, l’attività da freelance e l’impegno nel volontariato con la sartoria Manigolde e al carcere femminile Sant’Anna di Modena, un progetto dedicato a donne che attraversano momenti di fragilità e che trovano nel cucito uno spazio di autonomia e dignità. In mezzo, come tappe di un viaggio continuo, ci sono il teatro, la scrittura, i viaggi e l’orgoglio più grande: i suoi tre figli, Nicola, Tommaso e Angelica.
Se le chiedi quale sia il capo che sogna di realizzare, risponde con molta umanità: “Un abito che protegga da tutti i traumi e le ansie? Forse è un’utopia. Preferisco lasciare che a sognare i prossimi modelli sia mia figlia Angelica, che ha iniziato a studiare moda allo IUAV di Venezia. È giusto dare spazio ai giovani” – ironizza.
Il futuro di Cristiana non è un punto fisso, ma una mappa aperta. Che sia l’acquisto di una masseria in Puglia, un giro del mondo o una casa aperta alle arti in una città vibrante di cinema e teatri, l’obiettivo resta lo stesso: creare connessioni.






































