Le difese negano l’accordo tra bande e chiedono l’assoluzione: questo è ciò che è emerso dal dibattimento al Tribunale di Ancona, e le arringhe degli avvocati hanno ribattuto all’accusa di associazione per delinquere affermando che non esisteva nessun accordo precedente. Le bande non si erano trovate lì per unirsi, utilizzare lo spray urticante e rapinare chi partecipava al concerto, ma si trovavano lì indipendentemente l’una dall’altra, tanto che l’imputato Moetz Akari conosceva un solo membro tra quelli dell’altra gang.

Non ci fu inoltre nessuna rapina, ma semplici “furti con strappo”. Quindi non si sono create le condizioni per l’omicidio preterintenzionale dei 5 giovani e della madre di un frequentatore. Secondo il legale di Ugo Di Puorto, la cui impronta digitale è stata trovata sulla bomboletta, ci sarebbero ipotesi alternative che hanno creato il panico: la macchina del fumo del locale,  l’odore di varechina nella sala. Inoltre le tracce di spray trovate sugli abiti non sono state confrontate con il contenuto della bomboletta sequestrata a Di Puorto.

Le accuse della Procura di Ancona, quindi, non sarebbero legittime perché fondate su prove non certe o mancanti.  Da qui la richiesta di assoluzione per le accuse di rapina, associazione a delinquere e omicidio preterintenzionale: richiesta lontana dalla conclusione della precedente requisitoria dei due pm di Ancona: 18 anni chiesti per Di Puorto, considerato il capo della banda e colui che avrebbe premuto il tasto della bomboletta, e dai 16 ai 17 anni per tutti gli altri componenti.

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