10 anni, oggi, dalla prima violenta scossa di terremoto. A quella prima catastrofe, mentre già le popolazioni pensavano a ricostruire e rimettere in modo aziende e a sistemare case ed edifici, seguì a pochi giorni di distanza, il 29 maggio, un’altra terribile scossa, ancora più devastante.

Un dramma profondo che causò 28 decessi, 300 feriti, 45 mila sfollati e danni per 12,2 miliardi di euro.

La tragedia non vinse però lo spirito indomito e la resilienza di queste comunità, che per infondersi coraggio coniarono lo slogan «Teniamo botta». Così è stato.

Ora le case sono state rimesse in piedi. Nessuno più alloggia in container e gli edifici pubblici, a partire dalle scuole sono stati costruiti ex novo e così pure molti municipi. L’opera di ricostruzione non è stata certo completata, ma tanto è stato fatto se il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha potuto affermare, invitando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che il 95% della ricostruzione è stato portato termine.

“Tutte le famiglie o quasi rientrate nelle proprie case, le aziende tornate nei capannoni, poi abitazioni e negozi, attività produttive e fabbricati agricoli, scuole e servizi, tantissimi nuovi spazi dedicati alla socialità, tecnopoli per la ricerca e l’innovazione: siamo impegnati a completare il lavoro della ricostruzione, ma possiamo ben dire che il più è fatto – ha affermato nella conferenza di giovedì 19 maggio il presidente Stefano Bonaccini– Se oggi questa parte dell’Emilia produce addirittura più di prima il merito va a un grande lavoro corale”.

“Per questo – ha sottolineato Bonaccini – questi dieci anni rappresentano una storia collettiva di cui andare orgogliosi, che merita di essere raccontata e di essere ascoltata, sia qui, perché la memoria collettiva è un patrimonio prezioso di identità, sia nel Paese, perché ciò che qui è stato fatto possa essere patrimonio per l’Italia”.

 

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