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23 Luglio 2021- Aggiornato alle 17:40

Una forza della Natura! Intervista a Eleonora Tomasini, l’ecologa naturalista innamorata della Bassa

FINALE EMILIA – L’ecologa Eleonora TomasiniDopo il mio girovagare per il mondo ho riscoperto l’amore per questo territorio che più di tutti ha bisogno di lotte e passione per essere tutelato”. L’ha intervistata per noi l’esperta di risorse umane Francesca Monari
Una forza della Natura! Intervista a Eleonora Tomasini, l’ecologa naturalista innamorata della Bassa
 
Cosa vuol dire essere una conservatrice della natura oggi?
“Dopo la laurea triennale in biologia che non mi ha soddisfatta perché strettamente collegata all’uomo ed alle sue patologie, ho deciso di intraprendere una laurea magistrale in ecologia e conservazione della natura. Da lì, posso dire di aver trovato il mio posto nel mondo, la causa per cui combattere!
È una sfida dura, molte volte frustrante. Ti ritrovi a dover lottare con un sistema economico in cui la natura non riesce a trovare il suo spazio. Eppure, dovrebbe essere nell’interesse di tutti tutelarla per preservare al meglio questo pianeta per noi e per le generazioni future.
Tuttavia non cambierei questa mia passione per niente al mondo; quando vedo un bambino affascinarsi davanti ad un airone, sorprendersi ancora di fronte ad una farfalla o rimanere sbalordito dal verso di un gufo capisco che quella è la mia strada.
Voler conservare la natura è una causa che ti entra dentro, che modella e cambia radicalmente tutta la tua vita ed il tuo modo di pensare. Non riesci mai a staccare completamente dal “lavoro”; il mio compito non finisce dopo le canoniche 8 ore di lavoro.
È un lavoro difficile specialmente in Italia, dove lavorare per l’ambiente è spesso visto come un hobby, un passatempo della domenica, invece che un vero e proprio lavoro”
Sei molto attiva e impegnata anche in Associazioni a tema, è corretto?
“Ho sempre svolto molto volontariato, specialmente nei centri di recupero della fauna selvatica (CRAS), prima a Modena, poi a Cuneo tramite servizio civile ed attualmente collaboro con la Lipu di Corticella, dove animali selvatici arrivano in grande quantità. Il nostro compito è quello di salvarli e ridare a loro la vita che meritano, ovvero quella selvatica. Questo volontariato mi ha portato a vedere tutte le sofferenze che le attività antropiche causano alla fauna selvatica, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto; dal cucciolo di capriolo strappato alla madre, al picchio predato dal gatto domestico al riccio sfalciato assieme ai rami.
Ho svolto un tirocinio in Romania, seguendo un gruppo di bisonti europei reintrodotti in natura, ho lavorato in Cornovaglia in un santuario dove recuperavamo scimmie detenute dapprima come animali domestici per poi sbarazzarsene quando l’impegno diventava ingestibile. Ho lavorato con i sempre più rari ibis eremita, per dargli una seconda possibilità su questo pianeta, mentre attualmente oltre al CRAS, aiuto la LIPU di Modena negli inanellamenti degli uccelli selvatici, al fine di monitorare le popolazioni sul territorio. Ad ottobre invece sosterrò l’esame di accertamento per diventare guardia ecologica volontaria, perché la tutela ambientale è una causa seria, e va affrontata soprattutto in visione di un mondo in balia dei cambiamenti climatici. Da poco sono diventata socia della SOM (Stazione ornitologica modenese), con cui spero presto di iniziare a collaborare attivamente (tempo permettendo!!)
Relativamente alla gestione dei problemi ambientali in che direzione stiamo andando?
“Molto ancora c’è da fare; l’Italia per la sua conformazione fisica e la sua posizione è un vero e proprio hot spot di biodiversità, includendo anche molto specie vegetali o animali endemiche, ovvero che si trovano solo sul nostro territorio.
Eppure sembra che la natura non rientri nel mondo economico/politico che ci siamo imposti. Ma la natura è in grado, oltre a fornirci servizi ecosistemici fondamentali alla nostra sopravvivenza su questo pianeta, anche di creare posti di lavoro. Semplicemente diversi dal posto fisso in banca o nel biomedicale, a cui tanto siamo abituati.
Spesso purtroppo in Italia, gli scienziati non vengono ascoltati o non ricoprono le giuste posizione decisionali e questa “ignoranza” purtroppo è un prezzo altissimo che stiamo pagando. Basti pensare che nel Recovery Plan, la parola “biodiversità” non viene citata nemmeno una volta, eppure è un punto cardine dell’agenda 2030 prefissata dall’Europa.
Tuttavia segnali positivi ci sono; il ritorno del lupo anche nelle nostre zone, è un indicatore che alcune nostre aree possono ancora essere considerate naturali e che le leggi a tutela della fauna selvatica e dell’ambiente in generale, stanno portando a degli effetti positivi.
Quali sono stati gli effetti della pandemia sulla natura?
“Sicuramente la natura ha risentito positivamente del nostro primo lockdown; spenti i motori delle nostre macchine il cinguettio degli uccelli si è fatto sentire di più, molti di questi animali hanno approfittato della nostra parziale assenza per rimposessarsi un pochino di ciò che da molto tempo gli è stato tolto.
Sicuramente questo stop mondiale ha offerto dati importanti agli studiosi dei cambiamenti climatici, su cui potranno lavorare.
Molti di noi hanno dovuto riscoprire le bellezze naturali che hanno dietro casa, non potendosi spostare, e in molti di noi è ritornata la voglia di riscoprire la natura. Tuttavia i nuovi piani di rilancio economici, sembrano non aver imparato molto da questo virus, riprendendo l’economia esattamente come prima, se non ancor più intensificata. Nonostante sia il pianeta stesso ad averci lanciato un segnale d’allarme sulla direzione che stiamo prendendo.
La nostra economia è basata su una crescita continua ed illimitata, che però non tiene conto che il pianeta e le sue risorse non lo sono.
Dovremmo rivedere le nostre priorità, credo”
In un’area fortemente inquinata come la bassa noi cittadini cosa possiamo fare di concreto ogni giorno per aiutarci?
“La nostra area è da sempre una delle più inquinante del mondo. Eppure nonostante tutti ne siamo al corrente, lo accettiamo con tranquillità. La natura stia in montagna e le fabbriche stiano in pianura, dove la maggior parte di noi vive. Eppure credo che non si possa più accettare un simile ragionamento; tutti possiamo fare qualcosa. Chiedere più piste ciclabili e meno cemento, tutelare i giardini pubblici e privati, gli argini da sfalci assassini che poco lasciano ad insetti ed uccelli, conservare le aree protette, scegliere i prodotti alimentari derivati da aziende agricole locali che usino pochi se non zero pesticidi, diserbanti o fertilizzanti, limitare l’uso di qualsiasi veleno ed aumentare sicuramente le ore di educazione ambientale sia nei piccoli ma anche nei grandi! Ricordiamoci che l’ecosistema è circolare, tutto ciò che immettiamo nella natura, che sia un rifiuto o qualsiasi tipo di veleno, prima o poi ci torna indietro.
Il singolo cittadino può compiere ogni giorno piccole scelte che portano beneficio all’ambiente, è tuttavia la gestione dall’alto che deve rivedere le sue priorità”
Da sempre attiva nella divulgazione, hai persino aperto un Blog a tema. L’intento qual è?
“La disinformazione che c’è dietro al mondo dell’ambiente e della natura mi spaventa molto. Parlare di natura non è una cosa da tutti, ci vogliono anni ed anni di studio, non basta la passione e l’amore. La studio della natura è tutti gli effetti una scienza, e come tale deve essere trattata, a pari merito dell’ingegneria o della medicina.
In un mondo in cui la natura sta subendo un brusco declino, il modo di fare informazione è fondamentale per permettere al singolo cittadino di poter compiere le scelte migliori per il suo futuro.
Il blog nasce per dare voce alle problematiche, ma anche alle bellezze, naturali ed ambientali che ci sono nella nostra pianura; da troppo bistrattata.
È un bel progetto, ho raccolto tanti ragazzi molto volenterosi ed appassionati, che con un semplice blog vogliono provare a dare una seconda chance a questa nostra terra.
Vi invito a visitare il nostro sito: www.divulgatura.it e la nostra pagina Facebook!”
L’idea dei video per i bambini come è nata invece?
“Durante il lockdown una associazione che stimo molto, formata da giovani dottorandi e laureati nelle facoltà scientifiche, tale Successione Ecologica, ha pensato di creare un canale YouTube dedicato non più alla formazione degli adulti ma a quella dei bambini. Durante questa chiusura bambini e genitori dovevano venire stimolati, e perché non sfruttare la tecnologia per infondere un po’ di amore per la natura?
Nei bambini ho molta speranza, quando vedo il loro entusiasmo nell’imparare di più sulla natura selvatica mi commuovo sempre!
Sono libri aperti, empatici e molto curiosi se stimolati propriamente! In più molte volte grazie ai bambini si arriva a fare informazione anche sugli adulti. È tutta una catena!”
Dalla passione alla professione immagino, progetti futuri?
“Dopo il mio girovagare per il mondo ho trovato il mio spazietto qui, dove sono nata, riscoprendo l’amore per questo territorio che forse più di tutti ha bisogno di lotte e passione per essere tutelato.
Al momento collaboro con una società pubblica di San Giovanni in Persiceto che si occupa delle gestione delle aree protette della pianura bolognese e modenese; è grazie alla infinita passione dei miei responsabili, Andrea Morisi e Paola Balboni che ho riscoperto il valore della nostra pianura.
Inoltre riproduciamo la nostra testuggine palustre europea, al fine di rilasciare individui adulti e sani in natura.
Questa specie soffre oggi di un marcato declino, a causa della perdita di habitat come paludi, stagni, maceri e canali con vegetazione oltre che alla spietata lotta contro la sua cugina americana, che oggi scorazza libera nei nostri corsi d’acqua, a causa dei nostri rilasci intenzionali e non.
Il rilascio in natura di questi individui, può sembrare un umile progetto, ma in realtà è molto ampio se si pensa che per rilasciare questi animali bisogna ripristinare la naturalità degli habitat, creando così opportunità e vantaggi per tantissime altre specie.
In futuro mi vedo impegnata nella didattica e ella divulgazione per grandi e piccini, ma sempre nell’aula più bella: la natura! Una vita in ufficio proprio non fa per me. Il tutto senza mai tralasciare il mio amore per la gestione e la riabilitazione della fauna selvatica e delle aree protette.
Speriamo di trasmettere molta passione e voglia di cambiamento nelle generazioni future!”
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