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16 Ottobre 2026
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Teatro di San Felice, il cantiere della rinascita entra nella fase decisiva

di Antonella Cardone

SAN FELICE SUL PANARO  - Quattordici anni dopo il terremoto che ne aveva ferito profondamente la struttura, il Teatro Comunale di San Felice sul Panaro sta tornando a vivere. Oggi il grande cantiere di recupero è arrivato a un passaggio decisivo: concluse le demolizioni e i consolidamenti più complessi, iniziano finalmente a comparire le nuove strutture, i restauri e gli spazi che restituiranno alla città uno dei suoi luoghi simbolo.

Durante un sopralluogo esclusivo all’interno dell’edificio, accompagnati dall’ingegnera capo del Comune di San Felice Anna Aragone e dai tecnici che seguono l’intervento — l’architetta Emanuela Sacchi del Comune, il geometra Giacomo Ramponi e il geometra Lorenzo Grandi di AeC Costruzioni (in foto) — abbiamo visitato sotterranei, palchi, coperture e aree ancora nascoste al pubblico, scoprendo come convivranno memoria storica e innovazione tecnologica in un’opera da oltre 8 milioni di euro destinata a trasformare il teatro in una struttura moderna, polifunzionale e nuovamente centrale nella vita culturale del territorio.

La visita è avvenuta in un momento particolarmente significativo per il cantiere: i lavori, previsti su un arco di circa due anni, sono arrivati al giro di boa. Il primo anno si è appena concluso e il secondo è ora entrato nella fase più intensa e visibile.

Finora il lavoro si è concentrato soprattutto sugli interventi meno spettacolari ma indispensabili: demolizioni, verifiche strutturali, consolidamenti e rimozione delle parti compromesse dal terremoto del 2012 e dal successivo degrado causato da infiltrazioni e agenti atmosferici. Adesso invece il teatro comincia finalmente a riprendere forma, entrando nella fase della ricostruzione e del restauro vero e proprio.

Un’accelerazione decisiva è arrivata anche con l’arrivo dell’ingegnera Aragone, che ha preso in mano un progetto fermo da anni tra complessità tecniche, revisioni progettuali e lunghe procedure legate alla ricostruzione post sisma. Attraverso un lavoro di aggiornamento, verifica e coordinamento tra enti, progettisti e imprese, il cantiere è riuscito finalmente a passare dalla fase progettuale a quella operativa, trasformando un intervento rimasto a lungo sulla carta in un restauro concreto e oggi pienamente visibile.

A realizzare l’intervento è il raggruppamento temporaneo di imprese costituito da AeC Costruzioni di San Possidonio e Alchimia Laboratorio di Restauro di Cavezzo, vincitore della gara bandita con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il costo complessivo dell’opera ammonta a 8 milioni e 370 mila euro: oltre sette milioni arrivano da finanziamenti della Regione Emilia-Romagna, mentre il Comune di San Felice sul Panaro partecipa con uno stanziamento di circa 800 mila euro.

Gli interventi previsti consentiranno di realizzare una struttura moderna e all’avanguardia, con 468 posti disponibili, pur mantenendo saldo il legame con la storia del teatro e con la sua identità architettonica originaria. San Felice potrà così riavere il suo Comunale, destinato a ospitare prosa, danza, concerti, convegni, cinema e spettacoli televisivi, tornando a essere il cuore pulsante della vita culturale cittadina.

Dal “destruens” al “costruens”

Dopo undici anni di progetti, carte, burocrazia finalmente i lavori sono partiti. Per mesi il cantiere è stato dominato dalle demolizioni, dai ponteggi e dal rumore continuo dei martelli demolitori. Oggi però il clima è cambiato: si iniziano finalmente a vedere le nuove strutture prendere forma. «Fino a poche settimane fa qui si vedevano quasi esclusivamente demolizioni – racconta l’ingegnera Anna Aragone –. Adesso invece iniziamo finalmente a vedere le nuove costruzioni e le prime realizzazioni concrete».

Il sopralluogo permette di entrare letteralmente nelle viscere del teatro. In uno degli ambienti sotterranei ci si trova sotto quella che tornerà a essere la platea storica. «Abbiamo scavato per preparare il piano di posa necessario alla realizzazione dei muretti che sosterranno il tavolato in legno della platea. Sopra questa quota tornerà il pavimento originario, alla stessa altezza di prima, dove saranno ricollocate tutte le sedute».

La nuova sala avrà tecnologie completamente diverse rispetto al passato. Gli impianti saranno moderni, efficienti e progettati per rendere il teatro una struttura realmente polifunzionale. «La macchina teatrale che stiamo realizzando oggi è molto diversa rispetto a quella esistente prima del sisma del 2012, decisamente più moderna e avanzata. La predisposizione impiantistica è fondamentale anche per il comfort del pubblico: aria calda, aria fredda e climatizzazione richiedono impianti completamente differenti rispetto a quelli presenti prima del terremoto».

Il plafone sopravvissuto al terremoto

Tra gli elementi più sorprendenti dell’intero edificio c’è il plafone storico della sala principale, sopravvissuto quasi miracolosamente al terremoto del 2012. Nonostante alcune crepe e lesioni anche importanti, la struttura decorativa è rimasta sostanzialmente integra e potrà essere restaurata.

«È incredibilmente rimasto intatto – spiega Anna Aragone –. Presenta alcune crepe e lesioni anche importanti, ma sono tutti interventi che potranno essere recuperati e restaurati».

Proprio per proteggere questa parte delicatissima del teatro durante i lavori verrà installata una grande copertura provvisoria con teli mobili. Sopra il plafone, infatti, si trova la copertura lignea originale dell’edificio, anch’essa danneggiata dal sisma e destinata a essere smontata e restaurata almeno in parte.

«Per questo motivo sarà montata una struttura provvisoria che consentirà di lavorare senza rischiare infiltrazioni d’acqua». I teli verranno aperti durante il giorno per permettere le lavorazioni e richiusi la sera o in caso di maltempo, così da evitare che pioggia e agenti atmosferici possano compromettere ulteriormente le decorazioni storiche della sala.

Anche la nuova copertura sarà realizzata nel pieno rispetto dell’impianto originario dell’edificio. «La struttura principale rimarrà in legno, in continuità con quella storica».

Un teatro Liberty nato per stupire

Durante il sopralluogo emerge anche la lunga e complessa storia architettonica del Comunale.

Il teatro nacque come “teatro alla francese”, progettato dall’architetto Arturo Prati in pieno stile Liberty: linee sinuose, balconi in ferro battuto lavorato, decorazioni floreali, stucchi eleganti e una concezione scenografica insieme monumentale e intima. L’edificio originale comprendeva una platea, un solo ordine di palchi e il palco reale centrale.

Ma il Comunale cambiò quasi subito volto. Nel corso del Novecento subì continue trasformazioni, ampliamenti e adattamenti, come se ogni epoca avesse sentito il bisogno di lasciare il proprio segno sull’edificio. Già tra gli anni Venti e Venticinque vennero modificati i palchi e il Comune acquistò ulteriori porzioni laterali della struttura per rispondere alle nuove esigenze sceniche e alla crescita delle attività teatrali.

Nel tempo comparvero aggiunte funzionali spesso poco armoniche con l’impianto originario: scale costruite in punti improbabili, rampe che arrivavano perfino a tagliare finestre esistenti, spazi ricavati sacrificando l’equilibrio architettonico iniziale. Anche negli anni Ottanta e Novanta furono eseguiti ulteriori interventi, alcuni dei quali oggi vengono considerati vere e proprie superfetazioni. 
L’attuale restauro cerca quindi di riportare ordine dentro questa lunga stratificazione di modifiche. Alcuni elementi aggiunti nel tempo verranno rimossi, come una scala secondaria realizzata per collegare nuovi ambienti sorti dopo le prime trasformazioni del teatro. Al suo posto saranno ricavati servizi igienici e passaggi impiantistici adeguati agli standard contemporanei. La scala principale invece verrà conservata e prolungata fino all’ultimo livello, reinterpretando il disegno storico con materiali contemporanei come il vetro, ma nel rispetto del linguaggio architettonico originario.

Ed è proprio questa tensione tra innovazione e conservazione che accompagna il teatro fin dalla sua nascita. L’Art Nouveau immaginata da Prati provocò infatti polemiche feroci nella borghesia agraria sanfeliciana, che considerava quell’architettura “troppo moderna” e perfino “inadeguata”.

Così, pochi anni dopo l’inaugurazione, il teatro venne sostanzialmente rifatto da capo: fu chiamato un architetto meno innovativo, incaricato di riportare l’edificio entro i confini più rassicuranti del gusto tradizionale. In pratica, si preferì sacrificare parte dell’audacia artistica originaria pur di non turbare troppo una società ancora profondamente legata al passato.

L’acustica: “Una macchina perfetta”


Uno degli aspetti più affascinanti del progetto riguarda l’acustica della sala, considerata da sempre uno dei punti di forza del teatro. 

Nel gruppo di progettazione lavorava anche un importante specialista romano di acustica teatrale, scomparso durante il percorso di restauro, che aveva dedicato mesi allo studio quasi scientifico del comportamento sonoro dell’edificio. 
E lo faceva in un modo che oggi appare quasi cinematografico: entrava nella sala vuota e faceva esplodere colpi a salve per ascoltare come il suono rimbalzasse tra palchi, stucchi e volte del teatro.

«Faceva le prove acustiche addirittura utilizzando spari a salve all’interno della sala – racconta Aragone – e ripeteva sempre: “Questa è una macchina perfetta. Dobbiamo semplicemente studiare ciò che esiste e replicarlo esattamente”». 
Da questa convinzione nasce l’intero approccio del restauro: non reinventare il teatro, ma comprenderne l’equilibrio originario.

Per questo il lavoro non riguarderà soltanto strutture e decorazioni, ma anche tutti quei dettagli apparentemente secondari che contribuiscono alla diffusione del suono: materiali, rivestimenti, superfici, carta da parati, densità degli elementi ornamentali. 
Ed è forse questa la sfida più difficile: restaurare un organismo vivo e delicatissimo, molto più complesso che costruire da zero un teatro moderno.

Restauro e sicurezza: l’equilibrio tra storia e necessità moderne

L’intervento sul Teatro Comunale è stato guidato da un principio tanto semplice quanto complesso: conservare il più possibile dell’edificio storico senza dimenticare che oggi un teatro deve accogliere centinaia di persone secondo criteri di sicurezza, accessibilità e funzionalità impensabili quando la struttura venne costruita. «Gli interventi di restauro sono sempre un equilibrio delicato tra la necessità di preservare e valorizzare la storia dell’edificio e quella di garantire sicurezza e durabilità».

Quando il teatro nacque non esistevano vie di fuga moderne, impianti antincendio, criteri di accessibilità o servizi adeguati a un grande afflusso di pubblico. Un teatro ottocentesco era progettato soprattutto per stupire; un teatro contemporaneo deve riuscire a coniugare bellezza, comfort e sicurezza. 
Per adeguare il Comunale agli standard attuali alcune parti troppo fragili sono state demolite e ricostruite, anche perché in passato certe strutture erano nate con logiche di risparmio oggi non più sostenibili. Altri elementi invece saranno recuperati e restaurati, come il sistema dei palchi, ancora in ottime condizioni e fedele all’impianto originario.

Le analisi storiche e stratigrafiche sulle pareti e sulle decorazioni hanno inoltre permesso di leggere le diverse trasformazioni attraversate dall’edificio nel corso dei decenni. 

«Ogni parete racconta la storia del teatro».

Ed è proprio questa la sfida più complessa del restauro: permettere a un edificio nato in un’altra epoca di continuare a vivere nel presente senza perdere la propria identità.

Un teatro restituito alla vita della città

L’obiettivo del restauro non è soltanto restituire alla città un teatro bello da vedere, ma riportare a San Felice un vero spazio sociale e culturale, capace di vivere ogni giorno.

Un luogo pensato non solo per la stagione teatrale, ma anche per le recite scolastiche, i saggi di danza, gli incontri pubblici, gli spettacoli comici, i concerti e le iniziative delle associazioni.

Perché il Comunale, prima ancora di essere un edificio storico, è sempre stato un luogo di ritrovo collettivo. E i sanfeliciani lo hanno dimostrato tante volte, soprattutto nelle grandi serate popolari: l’ultimo vero pienone prima del terremoto, con persone assiepate perfino in piccionaia, fu per uno spettacolo di Giuseppe Giacobazzi.

Anche gli spazi accessori verranno ripensati in questa direzione. Il bar, ad esempio, non sarà più soltanto un servizio legato agli spettacoli, ma uno spazio aperto e vissuto anche durante il giorno, magari per un aperitivo prima di una rappresentazione o semplicemente come punto d’incontro sulla piazza. Il teatro avrà inoltre nuovi spazi panoramici e balconi accessibili affacciati sul centro storico.

«L’obiettivo – spiegano i progettisti – è fare in modo che questo edificio torni a essere vissuto dalla città ogni giorno».

FOTOGALLERY

La vista dal balcone più alto del teatro

 

 

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