ITINERARI CURIOSI | La Croce Sani, il tempietto che veglia sui campi
di Francesca Monari
MIRANDOLA - Ci sono lembi della bassa modenese che esistono per ricordarci che la pianura è tutt’altro che monotona Basta imboccare Via Storta, una strada laterale che taglia la campagna tra Mirandola e le sue frazioni, e all’improvviso compare lei: la Croce Sani, un tempietto di mattoni sobrio ma che proprio per questo colpisce.
È una presenza verticale in un mondo orizzontale. Una piccola torre votiva che si alza tra i campi, con il suo tetto a cuspide, le aperture ad arco, la croce in ferro che cattura la luce del pomeriggio. Intorno, solo terra coltivata, filari, vento. Eppure, davanti a questa struttura minuta e solida, si avverte subito che non è un semplice segno architettonico: è un frammento di storia comunitaria.
La targa racconta un episodio che oggi sembra quasi leggendario: un’invasione di cavallette scongiurata grazie a una processione penitenziale e alla benedizione con una reliquia della Madonna. È da quel momento che la Croce Sani esiste: come ringraziamento, come protezione, come promessa. Ricostruita nel 1880, inaugurata nel 1897, restaurata più volte — l’ultima nel 2008 — continua a essere un punto di riferimento per chi vive e lavora queste terre.
Il tempietto custodisce formelle sacre: la Madonna, San Leonardo Limosino, Sant’Antonio Abate, Santa Eurosia. Figure che parlano di agricoltura, di animali, di comunità rurali che hanno sempre cercato nei santi una guida concreta, quotidiana. Non c’è monumentalità, ma c’è un’intensità che sorprende: un vaso di fiori, una base in pietra consumata, un recinto che sembra dire “entra pure, ma con rispetto”.
Oggi la Croce Sani è un luogo in cui fermarsi a pregare per essere liberati dagli insetti nocivi, dalla fame, dalle pestilenze, dalle guerre. Parole antiche e attualissime, che risuonano tra i campi come un monito e una speranza. È un punto di sosta per chi passa in bicicletta, un riferimento per chi torna dai campi, un piccolo altare che continua a vegliare senza chiedere nulla.
La Bassa modenese è fatta così: di luoghi che non gridano, ma che restano. E la Croce Sani resta. Resta come memoria, come gratitudine, come promessa di protezione. Resta come uno di quei segni discreti che, se impari a guardarli, ti raccontano più di mille monumenti.
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