Terremoto L’Aquila. Non scapparono dopo le scosse, la sentenza: “Colpa anche delle vittime”
L'AQUILA - "E' fondata l'eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile. Concorso che, tenuto conto dell'affidamento che i soggetti poi defunti potevano riporre nella capacità dell'edificio di resistere al sisma, per essere lo stesso in cemento armato e rimasto in piedi nel corso dello sciame sismico da mesi in atto, può stimarsi nella misura del 30 per cento. Ne deriva che la responsabilità per ciascun Ministero è del 15 per cento e per il residuo 40 centro in capo agli eredi del costruttore Del Beato".
E' un passaggio della sentenza choc con cui il tribunale civile dell'Aquila è intervenuto nella giornata di oggi, mercoledì 12 ottobre, in merito ad un processo che vede coinvolti i famigliari delle vittime, che hanno fatto causa a Ministero dell'Interno, Ministero delle Infrastrutture, Comune de L'Aquila e costruttore (Del Beato) di un palazzo crollato in occasione del sisma che colpì la città abruzzese nel 2009. Le vittime del crollo avrebbero, dunque, secondo la sentenza, avuto la colpa di rimanere a dormire all'interno dell'edificio dopo le prime scosse, anzichè uscire dallo stesso.
In particolare, il tribunale ha riconosciuto una corresponsabilità dei ragazzi morti pari al 30% perché ha ritenuto siano stati imprudenti a non uscire dopo la seconda scossa, ha condannato i Ministeri e le eredi del costruttore Del Beato e ha respinto le domande nei confronti del Comune e nei confronti del condominio.
Foto: Ansa.it
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