Antonietta Berselli uccisa dall’auto in fuga dai carabinieri: il Comune di Modena ammesso come parte civile
MODENA – Il Comune di Modena potrà partecipare come parte civile al processo per la morte di Antonietta Berselli, la donna di 89 anni rimasta uccisa il 28 febbraio scorso nello schianto provocato da un'auto in fuga dai carabinieri, all'incrocio tra via Nonantolana, strada Albareto e viale Ciro Menotti, nella zona della Crocetta.
La decisione è arrivata nella mattinata di lunedì 19 ottobre, quando la giudice per l'udienza preliminare ha accolto la richiesta dell'amministrazione comunale, consentendole di affiancare i familiari della vittima nel procedimento giudiziario.
Una vicenda che aveva profondamente scosso Modena, anche per le circostanze dell'incidente e per il successivo dibattito sulla sistemazione della famiglia del giovane conducente, che viveva nell'insediamento nomade di San Matteo.
La tragedia del 28 febbraio: la fuga dai carabinieri e lo schianto mortale
I fatti risalgono al pomeriggio del 28 febbraio 2026. Un giovane di vent'anni, alla guida di un'automobile priva di assicurazione e senza avere la patente, non si era fermato a un controllo dei carabinieri, dando inizio a una fuga ad alta velocità per le strade della città.
A bordo del veicolo si trovavano altri tre giovani, tra cui due minorenni.
Durante la fuga, secondo la ricostruzione dell'accusa, il conducente avrebbe attraversato incroci con il semaforo rosso, sorpassato automobili ferme e invaso la corsia opposta, fino allo scontro con la vettura sulla quale viaggiavano Antonietta Berselli e la figlia.
L'impatto fu violentissimo. La donna morì poco dopo, mentre la figlia rimase ferita.
Gli occupanti dell'auto in fuga si allontanarono senza prestare soccorso. Il conducente venne successivamente arrestato e accusato, tra gli altri reati, di omicidio stradale aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e omissione di soccorso.
La vicenda era stata seguita anche da SulPanaro, che lo scorso luglio aveva raccontato la decisione del Tribunale di concedere gli arresti domiciliari al ventenne, dopo un periodo di detenzione nel carcere Sant'Anna.
Per ricostruire il caso e i successivi sviluppi, si può leggere il nostro precedente articolo: Modena, investì e uccise un'anziana per fuggire alle forze dell'ordine: finisce agli arresti domiciliari.
Il caso dell'insediamento di San Matteo
La morte di Antonietta Berselli aveva avuto ripercussioni anche sul dibattito cittadino relativo all'insediamento abusivo di San Matteo, dove risiedeva il nucleo familiare del giovane accusato di aver provocato l'incidente.
La sistemazione della famiglia era diventata oggetto di discussione pubblica, anche in seguito alla concessione degli arresti domiciliari al conducente.
Il nucleo, inizialmente insediato sotto il ponte dell'Alta Velocità a San Matteo, era stato successivamente trasferito in un'area nei pressi della parrocchia di San Pancrazio e, in seguito, in via Divisione Acqui.
La vicenda aveva alimentato interrogativi sulla gestione degli insediamenti irregolari e sulle soluzioni abitative individuate dall'amministrazione comunale.
Già in occasione dei funerali di Antonietta Berselli, il sindaco Massimo Mezzetti aveva annunciato l'intenzione del Comune di costituirsi parte civile nel futuro processo, chiedendo anche una soluzione strutturale e definitiva per la situazione dell'area di San Matteo.
Il Comune ammesso come parte civile: «Un danno per tutta la comunità»
Con la decisione del 19 ottobre, la volontà annunciata dal sindaco e formalizzata dalla Giunta comunale ha ottenuto il via libera della giudice.
Il Comune potrà quindi partecipare al procedimento penale per far valere gli interessi dell'amministrazione e della comunità che ritiene lesi dalla vicenda.
«Accogliamo con soddisfazione la decisione della Giudice per l'udienza preliminare di ammettere il Comune di Modena come parte civile nel processo per la morte di Antonietta Berselli», dichiara il sindaco Massimo Mezzetti.
«Per noi questa decisione ha un grande valore. La nostra costituzione di parte civile nasce dalla convinzione che questa morte rappresenti un danno per l'intera comunità e dalla volontà di essere concretamente al fianco della figlia di Antonietta e di tutti i suoi familiari».
Il sindaco sottolinea soprattutto il significato umano e istituzionale della scelta.
«Vogliamo che sentano la vicinanza della città anche attraverso la nostra presenza nel processo. È un impegno che assumiamo con profonda convinzione e che porteremo avanti con determinazione».
Ora il percorso giudiziario per accertare le responsabilità
L'ammissione del Comune come parte civile rappresenta un passaggio processuale importante, ma non costituisce una pronuncia sulla colpevolezza degli imputati, che dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie.
La costituzione di parte civile permette all'amministrazione comunale di partecipare al procedimento e di far valere l'eventuale danno subito in conseguenza dei fatti contestati.
Per la famiglia di Antonietta Berselli si apre così una nuova fase della vicenda giudiziaria, a quasi otto mesi dalla tragedia che ha provocato la morte della donna e il ferimento della figlia.
Il Comune di Modena sarà presente nel processo, con l'obiettivo dichiarato di rappresentare la vicinanza della città ai familiari e tutelare gli interessi della comunità colpita da quanto accaduto.
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