Il “bambino Zero” dei Diavoli della Bassa contro Bindi: «Quel disegno era mio»: parte la battaglia legale
Un disegno fatto da bambino, quando la sua vita era già dentro una delle vicende giudiziarie più controverse della Bassa modenese, è diventato quasi trent’anni dopo il centro di una nuova battaglia. Davide Tonelli Galliera, il “bambino zero” del caso dei cosiddetti Diavoli della Bassa, ha contestato formalmente a Giordano Bindi e alla casa editrice Gruppo Albatros Il Filo l’utilizzo di un suo disegno sulla copertina originaria del libro L’infanzia violata – Cronache di abusi sessuali e violenze nella Bassa Modenese degli anni Novanta.

“La copertina originaria del volume L’infanzia violata, con il disegno contestato da Davide Tonelli”
A seguire Tonelli è l’avvocata modenese Rita Fontanesi, che il 20 gennaio 2026 ha inviato a Bindi e all’editore una formale diffida “cease and desist”, accompagnata dall’invito alla negoziazione assistita.
Nel documento la legale sostiene che Tonelli abbia appreso della pubblicazione del libro e dell’utilizzo in copertina di «almeno un proprio disegno/manoscritto», attribuzione che, secondo quanto riportato nella diffida, sarebbe stata riconosciuta dallo stesso Bindi anche attraverso mezzi informatici e social. Tonelli dichiara inoltre formalmente di non avere mai autorizzato Bindi all’utilizzo di proprie immagini o scritti. Per questo la diffida chiedeva di cessare la divulgazione dell’opera nella forma contestata e di ritirare le copie ancora invendute.
Ma dietro quella copertina c’è qualcosa di più complicato di una semplice controversia sull’utilizzo di un’immagine.
Secondo quanto ricostruito da Tonelli, il disegno sarebbe stato presentato e commentato sui social attribuendogli un significato preciso: la figura sarebbe stata indicata come un “vampiro”. «Era Batman», ribadisce invece lui. E proprio quel disegno, sostiene, sarebbe stato utilizzato nel contesto di una ricostruzione dei fatti che non riconosce come propria.
«Lui ha utilizzato il mio disegno senza pagarmi i diritti e attaccandomi tramite i social», racconta Tonelli a SulPanaro. «Ha fatto questo libro con questo mio disegno e poi ha detto: questo è un vampiro, quando era Batman».
È un particolare che assume un peso particolare nella storia dei Diavoli della Bassa. Tonelli oggi rivendica infatti non soltanto la paternità e i diritti sul disegno, ma soprattutto il diritto a raccontare personalmente ciò che visse da bambino, senza vedere elementi della propria storia utilizzati per sostenere interpretazioni alle quali non aderisce.
«Mi sono sentito strumentalizzato e diffamato», dice parlando della scoperta dell’immagine. Una reazione che inserisce nella più ampia difficoltà di convivere ancora oggi con una vicenda che, racconta, continua a entrare nel suo lavoro, nella sua vita economica e nella possibilità stessa di essere considerato per ciò che è diventato da adulto.
La questione non si è fermata alla prima contestazione. Nella diffida Fontanesi si riserva infatti di agire anche rispetto ad affermazioni ritenute «non corrette e diffamatorie», riferite sia al passato sia all’attualità, e invita formalmente le parti a tentare una composizione attraverso la negoziazione assistita, precisando che, in mancanza di accordo, potrà seguire un giudizio civile.

La nuova copertina
Dopo la diffida, la copertina è stata modificata. Quella attualmente utilizzata non contiene più il disegno contestato e riporta invece ritagli di provvedimenti giudiziari.
Per l’avvocata Fontanesi, il fatto che il cambiamento sia intervenuto dopo la contestazione formale rappresenta una circostanza significativa nell’ambito della vicenda stragiudiziale. La modifica della copertina non costituisce, naturalmente, un’ammissione di responsabilità da parte di Bindi o dell’editore, ma è uno degli elementi che la legale di Tonelli intende valorizzare nella prosecuzione della controversia.
Fontanesi conosce Tonelli da anni e lega questa nuova vicenda a una questione che ritiene centrale nel rapporto tra Davide e la propria storia: la volontà di riappropriarsene. Secondo la legale, vedere utilizzati pubblicamente disegni prodotti durante l’infanzia, e dunque materiali appartenenti a una fase estremamente delicata della sua vita, è stato vissuto da Tonelli come una nuova sottrazione del diritto a decidere che cosa raccontare di sé e in quale modo.
È lo stesso punto sul quale Tonelli insiste parlando con SulPanaro. Dopo anni di libri, servizi televisivi, documentari, podcast e ricostruzioni sul caso, oggi vuole essere lui a stabilire dove termina il racconto degli altri e dove comincia il proprio.
SulPanaro ha chiesto una replica sia a Giordano Bindi sia alla casa editrice Gruppo Albatros Il Filo.
Bindi ha risposto alla redazione comunicando di riservarsi «di formulare eventuali repliche dopo l’uscita dell’articolo».
Anche la casa editrice ha risposto, scegliendo però di non entrare al momento nel merito delle singole contestazioni. Albatros motiva questa posizione con la pendenza della procedura di negoziazione assistita tra le parti e con gli obblighi di riservatezza connessi alla procedura, precisando che il proprio silenzio sul merito non costituisce «acquiescenza, riconoscimento o rinuncia ad alcuna posizione, eccezione o diritto».
L’editore prende inoltre atto che la copertina attualmente utilizzata non contiene più il disegno oggetto della contestazione.
SulPanaro pubblicherà le eventuali repliche di Bindi e della casa editrice quando saranno formulate, dando loro spazio autonomo.
La vicenda, al momento, non risulta definita da una decisione giudiziaria: siamo sul terreno della contestazione avanzata da Tonelli e delle iniziative stragiudiziali intraprese dalla sua legale. L’intenzione manifestata dall’avvocata Fontanesi, qualora non si raggiunga una soluzione, è quella di procedere in sede civile.
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