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Classi pollaio, spazi troppo piccoli, trasporti carenti e didattica a distanza, i sindacati: “A settembre sarà ancora scuola dell’emergenza”

L’accavallarsi di notizie e informazioni di questi giorni delinea un quadro che dimostra come, anche nella nostra provincia, la ripresa delle scuole a settembre sarà terribilmente complicata e appesantita da enormi criticità.

La drammatica mancanza di autobus e di autisti per il trasporto scolastico è un problema enorme che non può rimanere inevaso. Ciò che poi risulta assolutamente inconcepibile, oltre che fuori luogo, è il fatto che si pensi di rimediare alle difficoltà della mancanza di trasporto pubblico suggerendo il ricorso alla didattica a distanza. La didattica a distanza non è la soluzione! Se il problema è la di disponibilità di mezzi e di uomini, ci aspettiamo – e chiediamo con forza – che chi ne ha le responsabilità, a tutti i livelli, si adoperi per garantire, a tutti e in sicurezza, quello che per noi è un servizio essenziale.

Sulla didattica a distanza va poi aggiunto che, a quanto ci risulta, sarà comunque utilizzata dalla quasi totalità delle scuole superiori modenesi:  molte di queste infatti si stanno orientando su ore di lezione della durata di 45 o 50 minuti che di fatto impongono, per recuperare il tempo mancante, di ricorrere a forme di didattica integrata, quindi con un mix di studenti a scuola a fare lezione in presenza e altri a casa collegati davanti al monitor di un pc e un insegnante a fare lezione da remoto.

La Didattica a Distanza è stata la didattica dell’emergenza nella scuola dell’emergenza: prevederla fin da subito vuol dire una diversa qualità dell’offerta didattica, vuol dire – soprattutto – rinunciare alla didattica inclusiva, quella cioè capace di rispondere alle particolarità e ai bisogni individuali dei ragazzi, vuol dire perdere irrimediabilmente gli studenti più fragili, perché è evidente che dietro al monitor di un computer i bisogni più particolari non possono trovare nessun sostegno e nessuna risposta.

Tale decisione sarebbe legata alla necessità di limitare la presenza degli studenti nelle scuole e nelle aule, a causa di spazi ridotti: in questo modo, riducendo le presenze si ridurrebbe l’affollamento negli spazi scolastici.

Nonostante questo però la questione spazi rimane comunque ambigua: è evidente che in molte scuole quelli a disposizione non sarebbero sufficienti.

Ma d’altro canto, le linee guida con l’invenzione del “metro statico” da bocca a bocca permettono il “miracolo” di far stare in molte aule lo stesso numero di studenti degli altri anni. A patto che tutti stiano fermi al proprio posto e sacrificando praticamente tutti gli arredi dalle aule: armadi, scaffali, cattedre, ecc..

È evidente che sarà una situazione precaria per tutti: insegnanti e studenti. E a renderla ancora più precaria contribuisce il fatto che, per recuperare spazi capienti da trasformare in aule, diverse scuole hanno smantellato laboratori (di materie linguistiche o di materie tecnico/scientifiche) e biblioteche che, al momento, non sarà possibile recuperare.

Non mancheranno le classi pollaio: in molte scuole, soprattutto istituti superiori, ci saranno infatti prime classi formate da 27, 28 o 29 studenti.

Infine, l’ultimo accenno va fatto alla situazione del personale della scuola: scontiamo da tempo una carenza cronica di docenti, sia di materia che di sostegno.

Anche per il prossimo anno si dovrà ricorrere ad un esercito di oltre 2500 docenti precari. Che però potrebbero non essere in servizio in tempo utile per l’inizio della scuola: in questi giorni e fino al prossimo 6 agosto infatti sono in corso le domande per l’inserimento e l’aggiornamento delle graduatorie per gli incarichi annuali. Si stima che le domande supereranno il milione in tutta Italia.

Domande che poi dovranno essere elaborate da un sistema approntato dal ministero e dalle quali dovrebbero risultare le graduatorie da cui le scuole attingeranno per conferire le supplenze annuali.

Il tempo a disposizione è oggettivamente poco: ci auguriamo che i blocchi del sistema di questi giorni non si ripetano e, soprattutto, che si rispettino i tempi per fare avere alle scuole le graduatorie dalle quali attingere in tempo utile.

Da ultimo, va segnalato l’enorme lavoro di verifica e monitoraggio degli spazi e la preparazione alla gestione degli afflussi di studenti e personale da parte delle amministrazioni scolastiche e del personale coinvolto, oltre che dagli enti locali che stanno supportando le scuole in questo momento di difficile preparazione alla ripartenza.

E tuttavia il terribile ritardo con cui il ministero ha emanato le linee guida, l’incertezza rispetto alla effettiva disponibilità di risorse e di personale condiziona evidentemente ogni sforzo di tornare ad una scuola “normale”.

Lavorandoci per tempo e investendo le risorse necessarie, sarebbe potuta essere l’occasione per rilanciare la scuola.

Non è stato così e di conseguenza sarà, con tutta evidenza, ancora scuola dell’emergenza.

 

 

Claudio Riso, segretario sindacato scuola-università-ricerca Flc Cgil Modena

 

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